Perché la Consob si allarma tanto sui prodotti finanziari?

Nella giornata di ieri, la Consob ha lasciato un comunicato che ha suscitato molte perplessità nel mondo della finanza e soprattutto timori sul fronte dei risparmiatori.

La Consob, senza fare un’elencazione chiusa ma soltanto a titolo esemplificativo si è così espressa. Vi intimo a rivedere l’offerta per i clienti retail, entro e non oltre giugno 2015, dato che sono caldamente sconsigliati per tale target di clientela i prodotti finanziari complessi. E tra questi sono state citate le cartolarizzazioni (ovvero, la creazione di un titolo che incorpora un’esigibilità di credito, ad esempio; gli attuali Abs, ancora in stallo, sono il portato delle cartolarizzazioni), gli strutturati, i credit linked, gli strumenti convertibili a seconda delle valutazioni dell’ente emittente.

Facciamo alcune riflessioni su tale improvvisa “sferzata” da parte della Consob che suona, quasi, come un’ammonizione, o un semplice “cartellino giallo” (non pone il divieto, dato che evidentemente non può farlo ma sconsiglia).

L’attuale tenaglia attorno ai bancari

Il fatto che molte banche abbiano degli evidenti requisiti di ri-capitalizzazione sta creando non pochi problemi. Le banche sono costrette ad emettere nuove azioni, nel proposito di trovare collocazione sul mercato ed a cercare un valido partneraggio, soprattutto dal punto di vista finanziario.

E’ possibile che vengano proposti al consumatore dei prodotti finanziari per società dal destino dubbio? Non deve essere forse garantita la totale “sicurezza” dei titoli collocati sul mercato? Ad esempio, con gli Abs per scongiurare il rischio “salsicciotti” o subprime (mutui incorporati in titoli strutturati negli Usa che, causa l’inesigibilità, hanno compromesso anche il rendimento dei titoli) si è stabilito inizialmente che il circuito di collocazione fosse solo intra-bancario e non tra banca e pubblico retail.

Il caso Carige rappresenta certamente un esempio molto calzante, dato che si è in attesa dell’entrata in scena di questi fantomatici fondi di investimento (tra cui Apollo degli Usa) che dovrebbero salvare le sorti di un gruppo che, all’indomani degli stress test, è francamente con il fiato corto. Ma, a quanto sembra, essi stessi non vogliono “dilapidare” un patrimonio per procedere all’aumento del capitale che lasciano ad altri, magari attraverso le tipiche operazioni finanziarie, su cui la Consob ha deciso di mettere un freno.

Inutile fare considerazioni di trading sul titolo, dato che la Consob si è mossa d’anticipo per evitare che si condizionino ulteriormente le quotazioni al ribasso attraverso posizioni corte e, visti i tempi, ha prima stabilito un termine per il divieto, per poi estenderlo all’anno nuovo.

Ma ritorniamo alla minaccia Consob. Certo che è possibile collocare prodotti “non sicuri”, a patto che il rendimento sia altamente remunerativo, anche superiore a quanto garantito dal mercato! E’ quello che accade con i “credit linked”. Il problema è che il consumatore non sempre è informato a dovere sui dettagli dell’operazione e non sempre legge il contratto. Cosa succede se avvengono uno degli eventi credit linked, tra cui anche un possibile default dell’emittente, oltre a ristrutturazioni varie? Siamo proprio sicuri di riuscire a conseguire un rendimento inferiore a quello di mercato, oppure abbiamo perso i nostri soldi che sono serviti a rattoppare “le falle” di situazioni già problematiche?

Ci ricordiamo bene la “foga” del venditore quando, ancora impreparati ed alle prime esperienze, abbiamo incassato alcune “fregature”o, per meglio dire, non siamo stati informati a dovere dei rischi (il che è un dovere dell’intermediario) e ci siamo sentiti rispondere: “Ma come se conviene! Non vede che l’abbiamo anche comprato tutti noi?”. Ebbene, la Consob ha caldamente consigliato di eliminare quegli incentivi sulle vendite dei prodotti finanziari che non fanno che aumentare l’opportunismo in cantiere, pur di “arrotondare” e tenersi stretto il lavoro. Ma le responsabilità cominciano ad essere alte.

Dove ci potremo sentire tutelati, quindi? Forse, non molto perché sembra che la direttiva Consob si basi su alcuni requisiti formali, adeguandosi alle direttive europee. Praticamente, non viene detto: “Voi non potete vendere quei prodotti”! Viene loro semplicemente detto: “Vi sconsigliamo di venderli, dato che li consideriamo inadeguati per la clientela retail (ovvero, piccoli risparmiatori e non il segmento professionale). Nel caso, dovete lasciare l’avvertimento alla clientela”. Citando direttamente la fonte ufficiale, ecco cosa viene espressamente detto: “Qualora l’intermediario scelga di discostarsi dalle raccomandazioni sui limiti alla distribuzione dei prodotti ritenuti “non adatti” per i clienti al dettaglio, la decisione dovrà essere presa, su base motivata, dal vertice aziendale. L’intermediario dovrà informare il cliente circa il fatto che l’Autorità di regolamentazione e di vigilanza ritiene quel prodotto inadeguato alla clientela al dettaglio“.

Quindi, non prendiamo come una miccia “rivoluzionaria” questa comunicazione della Consob, ma prendiamola con il dovuto tatto. Saremo maggiormente tutelati sul fattore trasparenza, speriamo non con troppe scritte in caratteri “microscopici”, da lente di ingrandimento.

Ines Carlone

 

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