Perché la webtax è una pessima idea

francesco bocciaIn questi giorni il web italiano (e soprattutto la parte di coloro che di web ci vivono) è in rivolta. Motivo? Il PD, nella persona del suo esimio rappresentante Boccia, ha proposto una legge farsa che dovrebbe obbligare tutti coloro che offrono servizi digitali verso l’Italia ad aprire una partita iva in Italia.
Una legge che nasce dall’esigenza, non completamente sbagliata, di far pagare le imposte in Italia anche a soggetti, come le grandi multinazionali del web, che avendo la sede legale europea in Irlanda eludono (a detta dei politici) le imposte in Italia. Ma le considerazioni che rendono questa legge non solo inutile ma anche pesantemente dannosa per tutto il settore sono tante, tantissime.
Eccole qui:

E’ una legge che limita la libera concorrenza in Europa
La legge, così maldestramente formulata, è una limitazione bella e buona della libera concorrenza in Europa. In pratica l’Italia sta vietando a soggetti presenti in altri paesi dell’Unione di offrire servizi digitali in altri paese a meno di una procedura kafkiana. Sicuramente questa legge sarà cassata dalla corte di giustizia di Strasburgo al primo ricorso, ma intanto i danni saranno immensi. E ci toccherà pagare pure la multa.

E’ una legge che non risolve niente ma che rende tutto più complicato
Se i politicanti nostrani si illudano che le grandi multinazionali del web alla fine si sottometteranno alla legge fiscale italiota si sbagliano di grosso. Forse sì, apriranno la partita iva e faranno finta di pagare le tasse. Ma è ovvio che caricheranno di costi forniti da consociate estere e l’imponibile sparirà rapidamente. Su questo punto torniamo fra poco. Quello che ci preme sottolineare è che lo Stato, probabilmente, non incasserà niente, nemmeno il valore di una prebenda da assegnare ad una ex-escort che ha ottenuto il lucroso favore di un politico di maggioranza. Ma intanto per coloro che lavorano con il web in Italia sarà un bagno di sangue. I servizi online costeranno di più, saranno difficilmente accessibili o addirittura non disponibili. Chi lavora con il web in Italia sarà penalizzato fortemente e questo senza nessun tipo di beneficio, solo una bella ventata di pubblicità per chi vive di politica a spese di tutti.

Ma siamo proprio sicuri che sia l’impostazione giusta?
Qualcuno ha detto che Google raccoglie più di un miliardo di pubblicità in Italia, giusto, e che paga molto poco di tasse, quasi niente. Ma siamo sicuri che il ragionamento sia giusto? Google non spende quasi nulla per raccogliere la pubblicità, ma quanto vale il marchio Google? Quanto vale il servizio della ricerca? Quanto valgono i suoi brevetti? Una eventuale azienda localizzata in Italia di Google dovrebbe utilizzare tutti questi beni e servizi che ovviamente faranno riferimento a consociate estere. Ed è giusto che sia così. E guardate adesso la contraddizione.
Google Italia emetterà le fatture per i clienti italiani che acquistano pubblicità ma dovrà pagare i servizi di Google e l’uso del marchio. Risultato? E’ sicuro che alle rapacissime mani del fisco italiano non rimane niente.

L’ultimo di una serie infinita di fallimenti
Questo è solo l’ultimoi di una serie infinita di fallimenti. I politicanti italiani come Boccia non sanno nemmeno cosa sia il web e come funziona, sono chiusi nelle loro torri d’avorio fatti da sinecure e prebende, di rimborsi spese per comprarsi persino le mutande a spese della collettività. Farebbero molto meglio ad andare a casa, tutti, a chiedere scusa, spegnere la luce e andare via in silenzio.

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