Perché l’Europa non farà male ai prezzi della Lituania

Un’ipotesi non molto consolidata dal punto di vista accademico, ancora in fase di studio sperimentale, riguarda il presunto legame tra sistema di riferimento monetario, nei termini dell’ordine di grandezza, e fungibilità della conversione. Ci chiediamo cioè se sia indifferente, ai fini dell’economia reale, passare inavvertitamente da un sistema di espressione dei prezzi senza un elevato grado di commensurabilità e frazionabilità delle micro-grandezze (i fantomatici centesimi) ed un nuovo sistema di espressione dei prezzi che ne preveda (1 centesimo, 2 centesimi, 20 centesimi, 50 centesimi). Ecco, alcuni economisti sono convinti che il principale danno derivante all’Italia dall’ingresso in Unione Europea è proprio da ricondurre a tale discrepanza di ordine tecnico che non poteva essere pura formalità. Perché no? Semplice, se siamo abituati ad esprimere i prezzi con un minore dettaglio di scala delle misure piccole (50 centesimi di lire, 100 centesimi di lire, 200 centesimi di lire, 500 centesimi di lire), è lapalissiano che una conversione, precisa, dei prezzi non segua la pari conversione dei redditi nominali. Insomma, i venditori applicano dei prezzi, tendendo ad arrotondare, ed è ciò che è avvenuto (1 euro=1936,27) ed i compratori hanno fatto fatica a cogliere il raffronto vero, almeno nell’immediato e da ciò l’inflazione. Un aumento dei prezzi che purtroppo non ha condotto ad un ri-aggiustamento dei redditi, neanche oggi come oggi.

Anche la Lituania ha paura dell’inflazione post-europa

Parole testuali degli esponenti dell’esecutivo e della direzione monetaria lituana. Vi sarà vigilanza sui prezzi, affinché non si ripeta ciò che è successo in alcuni paesi. Perché non si crede che ci possa essere la stessa spirale inflattiva di natura “psicologica” sopra citata? Semplice. La divisa locale (la litas) è certamente caratterizzata da un alto livello di dettaglio delle scale di misura inferiori, e ciò agevolerà un lineare adeguamento nelle consuetudini alla vendita ed all’acquisto. Nulla, pertanto, di “psicologico” nella fissazione di nuovi prezzi, dato che i lituani non faranno la stessa fatica nostra, transitoria, ad arrivare al punto: quanti litas sono 1 euro? 

Da certi punti di vista, invece, l’Europa può far bene alla Lituania per una serie di fattori, tra cui:

  • la pronta disponibilità dei fondi stanziati dall’Europa per il sostegno delle nuove misure di politica economica e del lavoro chieste al nuovo Stato membro
  • il raggiungimento di una definitiva indipendenza, sia politica che economica, in senso lato e stretto, rispetto alla Russia. Ancora oggi, infatti, pur in assenza di un legame effettivo con la Russia restavano alcuni nessi relazionali, riflessi dalle relazioni commerciali internazionali. Pensate, ad esempio, al blocco da parte della Russia del libero commercio di alcune derrate (ad es. prodotti orto-agricoli).
  • il consolidamento delle relazioni commerciali con l’Europa.

Il cambio. Ci lamentiamo del fatto che noi non possiamo più sfruttare il cambio. Ma sin quanto la flessibilità manovrata e manovrabile, a livello sovrano, può essere positiva per uno Stato a sé stante? Tutto dipende, come anche Mundell e Fleming ci ha insegnato nei corsi fondamentali di Macroeconomia, anche dal grado di interdipendenza commerciale, a livello internazionale. Tendiamo ad esportare di più o ad importare di più?

E’ su questo punto che bisogna riflettere. Se la Lituania importa molto dal resto dell’Europa e fa fatica a dare sufficiente potere d’acquisto, sostenendo il cambio, alla litas, può essere conveniente abolire tale scomodo. Ma non vale altrettanto per tutte quelle volte in cui la Lituania vorrà distinguersi dagli altri Stati sul fronte dell’Export, attraverso quelle svalutazioni competitive che non potranno più esserci e molto giocheranno le differenze effettive dei prezzi che con l’abbattimento delle barriere hanno scatenato una sorta di global revolution dei costi e del prezzo più basso, a cui anche i singoli consumatori di tutti i mercati hanno fatto abitudine.

Certamente, non si possono fare delle veloci conclusioni a-priori su quanto economicamente (e non stiamo parlando di convenienza “politica”) non convenga alla Lituania aderire all’Europa, tanto più, tutto sommato considerando, che gli effetti veri dell’adesione all’Europa si vedono nel medio/lungo periodo. Nel breve periodo, l’economia tira quel “sospiro di sollievo” che sa molto di realtà virtuale, auto-sorretta dagli aiuti dell’Europa. Tutto terrà “botta” solo in relazione a quei differenziali competitivi e poco cooperativi con gli altri Stati (risorse prime, sviluppo, infrastrutture e comunicazione). Insomma, le differenze sono le regole e la convergenza è ancora un’utopia.

 

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