Possiamo davvero riprendere a crescere?

La crisi ha segnato pesantemente il destino del nostro Paese negli ultimi 5 anni, l’unica speranza è nelle imprese che possono rimettere in moto il motore dell’economia imballato dallo Stato. Lo Stato è il problema, non la soluzione.

La stretta sul credito nei confronti delle imprese è stata lungamente trattata nel corso di questi ultimi mesi. Un aspetto di cui si è discusso molto meno è di che cosa le aziende hanno fatto dei finanziamenti ottenuti e quali profitti sono stati prodotti mediante l’utilizzo di questi capitali.

crisi economicaEsaminando infatti i bilanci delle medie e grandi imprese manifatturiere del Belpaese, si scopre che per riuscire a dare slancio nuovamente al settore è fondamentale riuscire a tagliare i cosiddetti “rami secchi”, puntando invece su quelle che possono essere definite come attività “buone”.
Proprio come già avviato per gli istituti bancari, è essenziale riuscire a creare una parte di impresa efficiente, capace di attrarre così più facilmente i capitali da impiegare nello sviluppo, cercando di eliminare gli asset “cattivi”. Un passo del genere sarebbe fondamentale per attirare nuovi capitali e produrre maggiori utili anche senza bisogno di incrementare il fatturato. In pratica si migliorerebbe la redditività che andrebbe largamente a compensare le perdite su tutti quegli attivi che con il tempo si sono deteriorati.

Diversi studi hanno infatti evidenziato che le imprese italiane sono in difficoltà, anche quelle che presentano un capitale investito maggiore anche fino a 5 volte del Margine operativo lordo, un numero che nel corso degli ultimi dieci anni è aumentato di circa il 20 per cento. La metà di queste imprese, in tale intervallo temporale, è riuscita a perdere quasi interamente il proprio patrimonio ed oggi riesce a sopravvivere, molto spesso, soltanto grazie al costoso debito bancario.

Solitamente l’imprenditore si trova in un limbo di attesa, nella speranza che una prossima e vicina ripresa economica possa risollevare le sorti della sua azienda, ma il periodo impiegato ad aspettare, per ogni anno che passa, si traduce in nuovi ed elevati costi. Senza considerare che per riuscire a ritrovare l’equilibrio ottimale, sarebbe necessaria una elevata ed repentina crescita del fatturato che nelle condizioni attuali difficilmente si intravede.

Ecco perché diventa fondamentale un’opera di ristrutturazione che permetta di separare il buono ed il sano dell’impresa da tutto ciò che è attivo ma ormai deteriorato. Si tratta ovviamente di un processo non alquanto semplice da attuare, in quanto l’impresa potrebbe registrare ingenti perdite e vedere incrinato il rapporto con le banche. Forse sarebbe opportuno anche un intervento da parte del legislatore, essenziale per ristabilire quelle condizioni favorevoli, sia dal lato delle garanzie che per quanto concerne l’adozione di tutta una serie di incentivi fiscali, con l’obiettivo di agevolare l’ingresso nelle aziende da ristrutturare di nuovi soci di capitale.

Indubbiamente non si tratta di un processo semplice ed indolore, ma è necessario uscire da quello che potrebbe essere definito come un “costo di attesa”, un immobilismo che per il settore manifatturiero significherebbe miliardi di euro potenziali da poter utilizzare ma che al contrario andrebbero lasciati in sospeso, nella speranza che si possa manifestare una ripresa nel breve, che però da sola potrebbe non più bastare per far tornare i valori patrimoniali sui livelli passati.

2 Responses to Possiamo davvero riprendere a crescere?

  1. Conte Zio ha detto:

    Tutto quello che devono fare le imprese è continuare a riempire la mangiatoia dove politici e sindacalisti si abbuffano. Fino a che schiattano. Politici e sindacalisti (e il variegato gruppi di nani, ballerine e Gad Lerner che girano attorno a questi figuri) continuano a mangiare come se non ci fosse un domani. E in effetti un domani per l’Italia ormai non c’è più

  2. Popone ha detto:

    E la farsa degli 80 euro dove la vogliamo mettere? Pazzesco che nessuno si svegli da questo sogno, una farsa che nasconde l’incubo. Io il default lo voglio subito, così ci togliamo il pensiero.

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