Puntare sulla volatilità dei mercati emergenti

I mercati emergenti hanno banchettato per anni per la scriteriata politica espansiva della FED. Adesso che i cordoni della borsa stanno per essere chiusi (speriamo…) è arrivato il momento di pagare il conto e sarà un conto salato.

Puntare sui mercati emergenti, in modo settoriale e diversamente rispetto al passato. Gli investitori oggi mirano maggiormente ai beni di consumo nei mercati in via di sviluppo rispetto ai grossi impieghi di capitali nelle attività cicliche.

Tra i mercati emergenti più importanti al mondo, si osservano situazioni contrastanti.

In India rallenta la crescita, su cui incide l’elevato deficit fiscale, l’estrema rigidità del mercato del lavoro e la sempre alta instabilità della politica economica.

Non meglio l’economia russa
, che ancora prima della nota vicenda della Crimea era già in palese difficoltà. Una recessione ormai alle porte ed una uscita di capitali che nel corso del primo trimestre dell’anno è stata pari a quanto registrato in tutto il 2013.

La Cina riesce ancora a difendersi piuttosto bene, ma gli investitori sono molto più titubanti ad immettere flussi nel paese rispetto al passato, anche a causa delle preoccupazioni sul rallentamento della crescita e dell’eccessivo aumento del debito.
Nonostante le premesse, le stime degli analisti per i paesi emergenti rimangono positive, soprattutto con riguardo alla seconda parte dell’anno, dove si prevede che i flussi di capitale rientreranno in questi mercati, anche se non coinvolgeranno tutti i settori.

I rischi comunque sono dietro l’angolo. Se da un lato un forte rallentamento della Cina potrebbe generare ripercussioni anche su esportatori quali Corea, Taiwan e Brasile, c’è da considerare che una crescita del paese superiore alle stime degli analisti provocherebbe, dall’altro lato, un incremento dei tassi americani. In quest’ultimo caso si potrebbe assistere ad uno spostamento dei capitali verso i più convenienti mercati USA.
Nonostante queste diverse prospettive, nel lungo termine, lo scenario per gli investimenti nei mercati emergenti risulta favorevole. Pur rallentando, la crescita della industrializzazione e della urbanizzazione non è ancora conclusa, tutt’altro.

Ricordiamo che in questi paesi sono attivi colossi multinazionali quali ad esempio Samsung ed Alibaba, entrambi in forte crescita e che rappresentano due esempi di raccolta di capitali che riusciranno a portare nei rispettivi Paesi.
È previsto inoltre un maggiore forte interesse degli investitori istituzionali verso i mercati emergenti, sui quali si apprestano ad operare diversamente rispetto al passato, secondo strategie che permettano di diversificare i propri titoli sui differenti asset.
In ogni caso le previsioni, per quanto concerne i prossimi mesi, saranno senza dubbio orientate sulla estrema volatilità, ma ingenti flussi di capitali sono in arrivo, soprattutto dopo che un Europa ancora debole non è in grado di garantire un buon ritorno nei rendimenti, un Vecchio Continente ancora alle prese con una serie di problematiche al suo interno, per di più amplificate a seguito della crisi geopolitica in Crimea.
Ecco perché nei prossimi mesi riacquisteranno vigore propri i titoli di quei mercati che hanno registrato una fuoriuscita di flussi di denaro negli scorsi mesi, ma che rappresentano ancora oggi una delle più valide alternative su cui puntare nel prossimo futuro.

2 Responses to Puntare sulla volatilità dei mercati emergenti

  1. Conte Zio ha detto:

    Il conto sarà salato e noi ci godremo lo spettacolo e non sarà solo un problema finanziario, sarà anche un fatto di ordine pubblico…prepariamoci al divertimento 😀

  2. Foster ha detto:

    Senti senti finalmente ci faremo i conti per bene 😉

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