Quanto vale lo spread italiano

Sono mesi, forse anche un anno, che sentiamo continuamente parlare di spread, cioè del differenziale tra gli interessi pagati su debito pubblico italiano a 10 anni e quelli pagati sull’equivalente tedesco, ma l’attuale livello di circa 430 punti ha una composizione interessante. Scopriamola insieme.

E’ quasi un anno che sentiamo parlare, continuamente e talvolta in modo ossessivo, di spread. Oggi voglio approfittare di alcuni report usciti recentemente per cercare di analizzare insieme come si compone lo spread attualmente.

spread titoli pubblici italiani

Per prima cosa sarà opportuno dire che cosa è lo spread e cosa rappresenta. Dal punto di vista tecnico, rappresenta il differenziale tra i tassi di interesse sul debito a 10 che l’Italia deve pagare e i corrispondenti tassi della Germania.

Evidentemente un investitore che voglia essere sicuro di rivedere il proprio denaro con assoluta certezza lo presta alla Germania, mentre chi lo presta all’Italia sa che affronterà un rischio maggiore (probabilmente molto maggiore) e quindi pretende interessi più alti.

Di fatto lo spread è una misura quantitativa della percezione del rischio paese, rapportato alla virtuosa Germania. Ma come si compone questo spread?

Ebbene, partiamo dal valore dello spread prima che tutta la crisi si scatenasse, poco più di un centinaio di punti. Questo valore rappresenta il rischio intrinseco dell’Italia, che rispetto alla Germania ha una classe politica meno capace, un’economia meno vivace e meno capace di crescere e soprattutto un debito pubblico che ci portiamo dietro da decenni troppo grande per essere vero (ma purtroppo è vero).

Negli ultimi 18 mesi lo spread è schizzato in alto, arrivando a superare abbondantemente il valore di 500, per poi attestarsi e stabilizzarsi intorno ai 430.

Ebbene, gli analisti hanno calcolato che delle differenza, solo 130 punti sono generati dalla probabilità di un default e quindi che l’Italia non possa più ripagare il debito. Gli altri 200 punti circa, invece, sono determinati dalla probabilità che l’euro finisca (o che l’Italia ne vanga cacciata) e che quindi il debito venga sì ripagato, ma in lire e non in euro.

E siccome una nuova lira varrebbe molto meno della carta straccia, gli investitori si premuniscono così. A questo punto si capisce bene come nessun fondo salva stati, nessuna manovra monetaria esotica possono cambiare la situazione e che solo un risanamento vero possa far tornare lo spread ai livelli iniziali.

Claudio Appio

2 Responses to Quanto vale lo spread italiano

  1. Felisandro ha detto:

    Mandare a casa Monti e tutta la classe politica italiana varrebbe da solo 300 punti di spread, garantito!

  2. Conte Zio ha detto:

    Vogliamo far tornare lo spread a 100? Ecco le mie proposte:
    condono tombale
    scudo fiscale assoluto
    taglio del 30% netto di tutte le aliquote per imposte dirette
    taglio lineare del 50% di tutta la spesa pubblica.

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