Economia e Finanza

Quanto vale lo spread italiano

Sono mesi, forse anche un anno, che sentiamo continuamente parlare di spread, cioè del differenziale tra gli interessi pagati su debito pubblico italiano a 10 anni e quelli pagati sull’equivalente tedesco, ma l’attuale livello di circa 430 punti ha una composizione interessante. Scopriamola insieme. E’ molto interessante questa analisi soprattutto per chi investe in titoli di Stato.

E’ quasi un anno che sentiamo parlare, continuamente e talvolta in modo ossessivo, di spread. Oggi voglio approfittare di alcuni report usciti recentemente per cercare di analizzare insieme come si compone lo spread attualmente.

spread titoli pubblici italiani

Per prima cosa sarà opportuno dire che cosa è lo spread e cosa rappresenta. Dal punto di vista tecnico, rappresenta il differenziale tra i tassi di interesse sul debito a 10 che l’Italia deve pagare e i corrispondenti tassi della Germania.

Evidentemente un investitore che voglia essere sicuro di rivedere il proprio denaro con assoluta certezza lo presta alla Germania, mentre chi lo presta all’Italia sa che affronterà un rischio maggiore (probabilmente molto maggiore) e quindi pretende interessi più alti.

Di fatto lo spread è una misura quantitativa della percezione del rischio paese, rapportato alla virtuosa Germania. Ma come si compone questo spread?

Ebbene, partiamo dal valore dello spread prima che tutta la crisi si scatenasse, poco più di un centinaio di punti. Questo valore rappresenta il rischio intrinseco dell’Italia, che rispetto alla Germania ha una classe politica meno capace, un’economia meno vivace e meno capace di crescere e soprattutto un debito pubblico che ci portiamo dietro da decenni troppo grande per essere vero (ma purtroppo è vero).

Negli ultimi 18 mesi lo spread è schizzato in alto, arrivando a superare abbondantemente il valore di 500, per poi attestarsi e stabilizzarsi intorno ai 430.

Ebbene, gli analisti hanno calcolato che delle differenza, solo 130 punti sono generati dalla probabilità di un default e quindi che l’Italia non possa più ripagare il debito. Gli altri 200 punti circa, invece, sono determinati dalla probabilità che l’euro finisca (o che l’Italia ne vanga cacciata) e che quindi il debito venga sì ripagato, ma in lire e non in euro.

E siccome una nuova lira varrebbe molto meno della carta straccia, gli investitori si premuniscono così. A questo punto si capisce bene come nessun fondo salva stati, nessuna manovra monetaria esotica possono cambiare la situazione e che solo un risanamento vero possa far tornare lo spread ai livelli iniziali.

Spread ai minimi del periodo

In questo momento lo spread tra interessi pagati sui bond tedeschi e italiani è ai minimi di periodo: siamo scesi sotto quota 400. Si tratta di un movimento dei mercati di natura prettamente speculativa, che incorpora attese per corposi interventi da parte di Mario Draghi. ma che cosa succederà se invece gli interventi saranno molto meno corposi di quanto ci si aspetta?

In questo momento sui mercati lo spread sta segnanado davvero il minimo storico rispetto al periodo, siamo finalmente scesi sotto i 400 punti base. Prima di iniziare a cantare vittoria, facciamo mente locale su quello che è il significato dello spread: 400 punti base di differenza significa che tra i titoli di stato italiani a 10 anni e quelli tedeschi c’è una differenza del 4%. Certo rispetto al 4,5% di differenza di qualche giorno fa la differenza è forte, ma si tratta di un movimento prettamente speculativo.

spread

I mercati infatti si sono convinti, in maniera irrazionale, che Mario Draghi possa fare dei miracoli, magari cominciare un vasto programma di monetizzazione del debito pubblico dei paesi più indebitati. Fra pochi minuti sapremo la verità, ma molti analisti pensano che Draghi annuncerà semplicemente un programma di breve respiro di acquisto di titoli di stato a breve scadenza (massimo 3 anni) che non potrà fare molto per smuovere la situazione attuale. E in effetti non è nei compiti istituzionali della BCE (ne tantomeno in suo potere) risolvere i problemi di finanza pubblica degli stati che hanno aderito alla moneta unica.

Ma allora che cosa succederà quando Draghi annuncerà le misure? Semplicemente i mercati torneranno ai punti di partenza, anzi magari ci sarà anche una rincorsa negativa. Svegliarsi domani con lo spread a 430 non è affatto improbabile.

Il fatto è che la bacchetta magica non esiste, esistono le riforme e i tagli alla spesa eccessiva.

Lo spread ai minimi di periodo: quanto durerà?

Le misure annunciate ieri da Mario Draghi hanno causato un effetto positivo sui mercati finanziari, con le borse che hanno guadagnato parecchio e lo spread che è sceso, sia in Italia che in Spagna. In particolare lo spread italiano è sceso sotto i 350 punti. Ma questa situazione durerà?

Mario Draghi sembra fare sul serio nel suo percorso di italianizzazione della Banca Centrale Europea: ha annunciato un programma di acquisto di bond a breve termine illimitato dei paesi in difficoltà.

piano bce

Questo annuncio ha subito scatenato l’euforia dei mercati che hanno sicuramente pensato che la situazione europea è ormai al sicuro: nulla di più falso.

I mercati sono spesso irrazionali e impulsivi, visto che ragionano sulle notizie e non sui fatti. E in questo caso la notizia è più importante del fatto in sè. Per prima cosa si tratta di un intervento solo sui titoli a breve termine (e nel breve termine il default è meno probabile) e soprattutto è un intervento sul mercato secondario e non su quello primario.

Quindi è un intervento che non consentirà di collocare direttamente il debito pubblico, ma si dovrà passare comunque da intermediari. Questo significa che le banche potranno liberarsi di tutti i titoli di dubbia solvibilità che hanno accumulato nei loro forzieri e, probabilmente, i benefici per gli stati che faranno richiesti saranno minimi.

Probabilmente tutte le banche estere, americane, cinesi, britanniche, che hanno accumulato titoli in euro di paesi a rischio venderanno alla BCE senza pensarci due volte. Molto poco, quindi, potrà acquistare la BCE delle nuove emissioni.

Inoltre per poter usufruire dei riacquisti gli stati dovranno fare una domanda ufficiale e, soprattutto, dovranno sottostare a regole molto rigide di finanza pubblica e sappiamo bene quanto i politici odino tagliare le spese con cui comprano consensi e voti a spese della colletività.

Infine bisogna considerare il fattore principale: la Banca Centrale Tedesca non ingoierà facilmente il rospo di una manovra che causerà una fiammata inflazionistica senza precedenti nell’euro zona, soprattutto considerano l’effeto combinato con l’aumento del prezzo del petrolio.

Quindi possiamo immaginare che ci sarà ancora battaglia e che probabilmente il piano non sarà applicato o sarà applicato in maniera solo simbolica. Quando i meracti si sveglieranno da questo sogno ovattato sarà troppo tardi e la realtà apparirà come un incubo.

Ritorno allo spread

Lo spread tra gli interessi pagati sui BTP a 10 anni e i corrispondenti titoli tedeschi riprende a crescere e supera quota 370. Come mai? Vediamo insieme le cause di questo movimento che potrebbe avere pesanti ripercussioni sulla finanza pubblica italiana.

Quando Mario Draghi annunciò trionfalmente, osannato all’unisono da tutti i media italiani, che la BCE avrebbe iniziato a comprare titoli di stato sul mercato secondario per aiutare i paesi in difficoltà, lo spread tra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi a 10 anni iniziò a scendere.

spread cresce

Chi mi segue tutti i giorni, però, sa che avevo abbondantemente previsto che questo stato di cose non poteva continuare. Da una parte perché di fatto Mario Draghi ha le mani legate da parte della Bundesbank (e di questo ringraziamo il Cielo, già l’inflazione si sta risvegliando). Dall’altra perché tutto quello che Draghi poteva fare era parlare. E le sue parole ebbero in effetti un effetto benefico, facendo scendere lo spread.

Ma passata l’euforia, come previsto, lo spread ricomincia a salire e a farlo con un tasso anche piuttosto sostenuto. Quello che è successo è che i mercati hanno preso coscienza del fatto che non sono stati fatti passi avanti concreti nel risanamento del bilancio pubblico italiano e che quindi è normale che il costo del rischio resti invariato.

Purtroppo o per fortuna c’è un solo modo per far scendere lo spread: risanare il bilancio, tagliare le spese inutili, combattere la corruzione che ammorba la politica e soprattutto la pubblica amministrazione italiana.

Il governo non ha la forza di farlo: che cosa pretendiamo quindi dalla BCE?

Lo spread crescerà presto

Lo spread tra BTP italiano e BUND tedeschi ha toccato nella giornata il minimo da dei mesi di 320 punti base a causa della fiducia ingenerata nei mercati dalla situazione spagnola che pare arrivare ad una soluzione. Ma molto probabilmente questo valore non sarà un valore stabile e nelle prossime settimane ripartirà la corsa dello spread.

Quando si parla troppo di un indicatore macroeconomico si corre il rischio di trasformarlo in un feticcio, in qualcosa che ha valore per se stesso e non per le quantità economiche o finanziarie che effettivamente rappresenta.

spread btp bund

Spesso si parla di spread ma nella nostra mente perdiamo di vista il suo significato reale: differenza tra il tasso di interesse pagato dal bund a 10 anni tedesco con l’analogo titolo a 10 anni emesso dall’Italia (il famigerato BTP).

In pratica lo spread è il costo che l’Italia deve pagare in più agli investitori per convincerli a prestarle il denaro visto che i rischi dell’Italia sono significativamente più alti di quelli della Germania.

L’andamento dello spread è dunque uno dei principali indicatori dello stato di salute della finanza pubblica e, soprattutto, è un indice concreto della possibilità di un default.

Quando lo spread ha superato abbondantemente quota 500 siamo stati ad un passo dal default. Adesso questo valore ha toccato quota 320 perché i mercati internazionali sono consci che, nei prossimi mesi, in Europa non ci sarà nessun default.

Questo non per merito dell’Italia ma della Spagna: la cura che Mariano Rajoy sta somministrando al paese sta avendo i suoi effetti e Moody’s ne ha preso atto: il temuto declassamento dei bond spagnoli a livello di spazzatura non ci sarà. Tuttavia, per completezza di cronaca, è necessario ricordare che l’outlook sul debito spagnolo rimane negativo, quindi la Spagna deve intensificare l’azione rigorosa di risanamento del bilancio. Questo potrà essere fatto anche con l’aiuto dell’Europa: una prima tranche di 45 miliardi di euro di aiuti sta per essere sbloccata, se il governo spagnolo riuscirà a trovare un accordo.

Questo passo porterà automaticamente il fondo di stabilità europeo a poter supportare le banche spagnole in difficoltà (negli anni allegri di Zapatero le banche iberiche hanno accumulato 100 miliardi netti di perdite) e alla Banca Centrale Europea di procedere al riacquisto di titoli di debito spagnoli sul mercato secondario, allegerendo così la pressione speculativa sul paese e facendo scendere il costo del debito.

I mercati hanno preso atto delle notizie positive che arrivano dalla Spagna e hanno fatto scendere gli spread: in questo momento gli investitori hanno più fiducia e lo dice anche il forex, dove l’euro ha raggiunto il massimo di periodo sul dollaro arrivando a quota 1,31 per poi ritornare a valori più razionali.

Ma questo stato di grazia per quanto potrà durare?

Poco, molto poco. Perché si tratta in fondo di una situazione che è determinata di fatto da aiuti esterni che non possono durare a lungo. Lo spread scende se si rimettono a posto i bilanci pubblici e soprattutto se si rimette in moto l’economia, orientadola pesantemente sulle esportazioni. Questo però il governo spagnolo (e men che meno il governo italiano, detto per inciso) non ha la forza di farlo ed è significativo che l’outlook di Moody’s sia pesantemente negativo, malgrado gli sforzi fatti. Se la Spagna non ha ancora raggiunto il livello di junk (spazzatura) lo deve al coraggio e alla determinazione di Rajoy ma se le cose non cambiano a fondo la situazione tornerà rapidamente a peggiorare.

E se poi pensiamo alla situazione italiana non possiamo che vedere nero: di fatto i tagli alla spesa necessari non sono stati implementati e si sono solo aumentate le tasse, peggiorando la situazione economica e fronte di un miglioramento solo temporaneo dei conti pubblici. E la lotta all’evasione fiscale sta avendo davvero un effetto deleterio su alcuni settori (auto di lusso, agenzie di viaggi) e sta portando quindi paradossalmente ad una contrazione dell’economia e, conseguentemente, delle entrate fiscali.

Lo spread è destinato a crescere, in queste condizioni, e lo farà a breve.

Spread ai minimi, disoccupazione ai massimi

In queste ore chi legge o ascolta i mezzi di comunicazione potrebbe pensare che i problemi dell’Italia siano risolti, con uno spread tra il BTP italiano e i BTP tedeschi che si aggira intorno ai 300 punti. Io non condivido affatto questa euforia, anzi. Per due motivi principali. Per prima cosa uno spread di 300 punti è ancora un valore eccessivo e penalizzante per la nostra economia. E secondo, se lo stato italiano forse ha risolto la parte più acuta dei suoi problemi ma l’economia italiana sta male, molto male. Ma vediamo più in dettaglio che cosa significa tutto questo.

Per prima cosa lo spread a 302 punti base non è certo una notizia da festeggiare: certo, si è quasi dimezzato rispetto ai massimi storici di 538 punti base toccati a novembre dello scorso anno, un valore che ci avrebbe portato al default in pochi mesi. Ma è ancora ben lontano dal valore fisiologico di 110 punti base registrato ad aprile 2011.

Al lettore più inesperto questi possono sembrare solo numeri, invece sono soldi che escono dalle nostre tasche. L’Italia, infatti, è oberata da uno dei debiti pubblici più alti al mondo e quindi anche una piccola differenza nei tassi di interesse da pagare significa un esborso consistente in termini di miliardi euro.

Mario Monti Spread

Lo spread è ai minimi ma il merito non è certo di Mario Monti

Pensate, giusto per fare un esempio, che attualmente gli interessi che vengono pagati sui nostri titoli a 10 anni è largamente superiore al 4%, mentre i tedeschi possono emettere titoli a poco più dell’1%. Grazie alle riforme saggiamente intraprese per tempo, i tedeschi possono prestare il denaro con tassi di interesse reali negativi, se consideriamo l’inflazione. E questo ha portato la Germania al pareggio di bilancio ancora prima di quanto previsto dal virtuoso governo tedesco.

Invece gli italiani continuano a pagare tasse per pagare interessi ancora troppo alti sul debito. Si avvicina, purtroppo, la scadenza dell’IMU che si porterà via le tredicesime di molte famiglie e l’economia vive una delle più grandi depressioni della nostra storia.

Non si investe perché le prospettive sono negative e perché il peso fiscale distrugge il capitale e non si spende perché si temono i controlli delle Agenzie delle Entrate e perché non ci sono soldi. Una situazione così grave non si era mai verificata e il peso fiscale è destinato ad inasprirsi ancora, con un ulteriore effetto reccessivo.

Il governo dovrebbe, in queste condizioni, varare un piano di tagli fiscali e magari ripensare il ruolo di Equitalia: ma non lo fa. Probabilmente un condono tombale avrebbe effetti stimolanti per l’economia di grande portata e potrebbe creare, indirettamente, centianaia di migliaia di posti di lavoro, alleggerendo almento un po’ la crisi.

Il condono tombale consentirebbe allo stato di incassare risorse fresche e magari potrebbe consentire a chi ha soldi di reinvestirli nel mattone o semplicemente di acquistare beni di lusso senza il terrore dei controlli. Ecco perché lo stato metterebbe in sicurezza e i conti e si creerebbe sviluppo e quindi occasioni di lavoro per molti.

Ma parlare di condono tombale è politicamente scorretto, vista la furia ideologica che caratterizza i campionissimi della lotta all’evasione fiscale. Per inciso, questi stessi ideologi che hanno scatenato una caccia alle streghe senza paragoni nei paesi civili, hanno anche usufruito dei condoni nel passato.

suicidi equitalia

Nella foto, Attilio Befera, presidente di Equitalia, che ha costretto al suicidio di diverse decine di cittadini italiani.

Per tornare alla situazione italiana, quindi, stiamo pagando non solo gli anni della spesa dissennata che ci hanno portato ad avere uno dei debiti più alti del mondo, ma anche gli errori di una classe politica che malgrado la tanta sbandierata caduta delle ideologie continua comunque a farsi guidare da queste ultime piuttosto che dalla volontà di salvare il Paese e di creare lavoro e benessere per i cittadini. Sembrerebbe quasi che, nella mente di alcuni politici, il muro di Berlino non sia mai caduto.

Come ultima osservazione vorrei solo far notare che lo spread non è sceso per i tanti sacrifici fatti dagli italiani ne per la lotta all’evasione fiscale che se non fosse tragica (ha costretto al suicidio decine e decine di onesti lavoratori autonomi e imprenditori) sarebbe ridicola. E’ dovuta, semplicemente, al fatto che la Grecia ha smesso di rimandare al prossimo millennio i passi concordati con l’Europa per ricevere gli aiuti promessi e ha fatto il primo passo per cominciare il riacquisto del suo debito pubblico.

Quindi Monti, in fondo, non ha nemmeno così tanti meriti.

Euro, tra quotazioni folli e spread

Come sempre il forex è ricchissimo di spunti per analisi economiche approfondite e anche oggi vogliamo partire proprio dalla forza dell’euro. Una situazione che è spiegata soltanto con movimenti speculativi abbastanza forti, con una ricerca di rendimenti elevati anche a condizione di prendersi dei rischi non necessari e con la debolezza del dollaro, che si dibatte tra default annunciati e quantitative easing continuo e continuato. Insomma, una situazione finanziaria piuttosto delicata che vede la moneta unica in un apparente stato di salute ma che nasconde numerosi problemi.

Per prima cosa un valore dell’euro sul forex così alto significa che le nostre esportazioni sono svantaggiate rispetto a quelle USA e potrebbero esserle anche rispetto a quelle giopponesi, visto che il governo del Paese del Sol Levante ha costretto la banca centrale a implementare politiche monetarie tese proprio a indebolire la moneta.

euro sul forex

E questo significa perdere terreno proprio verso quei concorrenti di fascia alta con cui possiamo competere a livello internazionale, visto che la battaglia per la competizione per la fascia media di mercato è persa in partenza per i vantaggi competitivi della Cina (alta produttività e basso costo del lavoro in primis).

La forza dell’euro, tra l’alto, è anche irrazionale: i problemi dell’area non sono affatto risolti, si è semplicemente nascosta la polvere sotto il tappeto. La situazione greca è forse stabilizzata ma a pagare sono stati, di fatto, i creditori che hanno avuto il valore dei loro titoli diminuito anche pesantemente.

Dall’altra parte c’è il fortissimo rischio di defalut di Cipro e probabilmente, in questo caso, l’Europa non sborserà nemmeno un centesimo, anche se basterebbero appena 18 miliardi di euro per salvare il Paese. Tuttavia si tratta di una questione ideologica e di una punizione esemplare che si vuole appioppare all’unico paese dell’Unione Europea che non si è mai voluto piegare al pensiero unico dominante e che ha sempre mantenuto libera la sua politica finanziaria.

Quale saranno le conseguenze di un default ufficiale di un paese dell’area Euro nessuno lo sa. Quello della Grecia c’è già stato, almeno secondo alcuni analisti che hanno considerato il taglio volontario (volontario ha un forte valore sarcastico per chi non lo avesse capito) del valore dei titoli di stato come un default selettivo. Ma quello di Cipro sarà un default vere e proprio, con conseguenze forse gravissime.

E infatti le tensioni si sentono se passiamo ad esaminare il mercato dei titoli pubblici: il fatto che lo spread tre i titoli italiani e quelli tedeschi sia sceso sotto i 300 punti base ha fatto gridare moltissimi allo scampato pericolo. Ma se ci pensiamo, questo significa che l’Italia è costretta a pagare quasi il 2,8% in più di interessi sui titoli pubblici rispetto alla Germania.

Questo significa che usciranno dalle nostre tasche (nostre dei cittadini perché siamo noi che paghiamo) molti miliardi di euro in più e la cosa è ancora più strana visto che i titoli sono emessi nella stessa moneta.

Insomma, le tensioni in Europa sono tante e presto torneranno a farsi sentire: lo spread salirà parecchio se fanno andare Cipro in default. E saremo noi italiani a pagare di più per questo, visto che abbiamo il debito pubblico più alto.

E lo spread torna a volare…

Ci eravamo illusi che lo spread fosse, finalmente, un pericolo passato. O meglio, io non mi ero illuso, ma molti italiani sì: visto che non se parlava più in tv, il problema non esisteva. Peccato però che lo spread fosse, per così dire, in agguato. E non è un valore semplicemente contabile: un punto in più di spread vale molto e sono soldi nostri, che escono direttamente dalle nostre tasche.
Dopo mesi di pausa oggi lo spread torna a salire a 300 punti: significa che gli italiani pagano il 3% in più di interessi sul proprio debito pubblico rispetto ai tedeschi. Una cifra mostruosa visto che mostruoso, letteralmente, è il nostro debito pubblico. E non sono i mercati che fanno i cattivoni o la grande speculazione internazionale che si sta avventando contro l’Italia.
Semplicemente il misero teatrino che la politica sta mettendo in scena durante questa campagna elettorale sta spaventando gli investitori, che tendono a diminuire nei loro portafogli la presenza di titoli italiani.

Proposte choc (ma anche demenziali) come quelle di restituire l’IMU sulla prima casa in contanti agli elettori o di rivedere, in senso lassista, la riforma delle pensioni, fanno presagire che la finanza pubblica italiana rimarrà quella che è sempre stato: un grande coacervo di sprechi, di interessi elettorali e sindacali, che guarda poco al bene comune e moltissimo al bene di coloro che devono essere eletti.

lo spread riprende a salire

Non è un caso, infatti, che la spesa pubblica italiana è mostruosamente elevata e nessuno riesce a tagliarla: nemmeno Enrico Bondi, che ha risanato Montedison e Parmalat in maniera magistrale, è riuscito a fare nulla quando Mario Monti lo nominò commissario per la spending review.

Questo significa che lo stato italiano avrà sempre più bisogno di indebitarsi e i tassi di interesse non potranno che salire e questo, a sua volta, farà aumentare ancora il fabbisogno.

E in questa analisi, a tinte fosche purtroppo, non dobbiamo dimenticare che il risanamento del sistema bancario italiano costerà moltissimo: per il momento dobbiamo mettere in conto i primi 4 miliardi di euro che MPS sta per incassare per non fallire.

Ma siamo sicuri, giusto per fare una domanda, che Alessandro Profumo oltre a pensantissimi strascichi giudiziari non abbia lasciato in Unicredit anche perdite occultate? Io non metterei la mano sul fuoco per questo signore. Ma è solo un esempio e se ne potrebbero fare molti, molti altri.

Insomma, i capitali necessari al salvataggio del sistema bancario italiano dovranno essere tirati fuori dallo stato, quindi da tutti noi e aggraveranno ancora di più la situazione di bilancio pubblico. Forse saremo costretti a chiedere aiuto ai meccanismi europei, al fondo salva stati per intenderci, ma questo significherebbe tagli alla spesa pubblica, e pochi politici in Italia possono permettersi di pestare i piedi alle consorterie di riferimento.

La Francia in crisi ma graziata dallo spread

In Francia la cura Hollande sta funzionando alla grande: aumento della pressione fiscale con tasse sul reddito al 75%, burocratizzazione estrema, ostacoli di vario tipo alla libera concorrenza e al mercato stanno dando i loro frutti. L’economia rallenta pesantemente, il deficit dello Stato sale in modo preoccupante (anche se l’Europa fa finta di niente e concede una deroga) mentre la disocuppazione galoppa.

hollande

Il presidente francese Hollande

Aumenta il peso della burocrazia

Non so quale demone stia spingendo Hollande a fare tutto questo, ma per capire bene a che livello di gravità è la situazione voglio raccontare un episodio personale. Lavoro da anni con un cliente francese che mi paga regolarmente e a cui emetto regolare fattura per prestazioni di web marketing. Fatture che, trattandosi di uno scambio all’interno dell’Unione, vengono anche tramsesse in una speciale dichiarazione trimestrale. Lo stato francese e quello italiano, dunque, sanno che io ho emesso fatture verso questo cliente e lo possono verificare, per così dire, con un click.

Ebbene, il governo Hollande ha imposto alle aziende francesi di richiedere ai loro fornitori nell’Unione Europea un certicato in carta bollata, letteralmente, per dimostrare che pagano le tasse nel paese di residenza. Dunque una mattina mi arriva una comunicazione che mi intima di presentare questo certificato (che significa farsi ore di coda negli inefficienti e parassitari uffici dell’Agenzia delle Entrate) perché i pagamenti delle mie prestazioni possano continuare regolarmente.

La mia reazione, passata la rabbia, è stata semplicemente quella di dire che non avri più offerto i miei servizi. Per fortuna si è tutto risolto in modo razionale, con la trasmissione da parte mia di un certificato “non in carta bollata”. Una cosa comunque inutile, perché se i funzionari dello Stato francese avessero voluto verificare che pagavo regolarmente le tasse in Italia avrebbero potuto farlo con altri strumenti.

Lo spread non sale

Tutto questo ci aiuta a capire che cosa sta succedendo alla Francia e perché la crisi è sempre più profonda. Quello che invece non si capisce è perché lo spread francese non decolli. Attualmente si trova ad appena 45 punti base, il che significa che la Francia spende molto poco per finanziare il suo debito.

Per fare un esempio concreto, se in Italia avessimo uno spread di questo tipo avremmo grandi risorse per tagliare le tasse e ricominciare a crescere. Invece siamo a più di 300. Perché?

Gli analisti non riescono a interpretare bene la situazione. Ci sono alcuni che favoleggiano di grossi acquisti di titoli francesi provenienti dal Giappone, dove gli investitori sono a caccia di rendimenti dopo la manovra (che a me personalmente non piace proprio) di quantitative easing messa in moto dalla banca centrale.

Alcuni dicono invece che sia la BCE a intervenire, sotto traccia, in modo estremamente massiccio in modo da impedire che anche la Francia, malgrado le sue politiche economiche demenziali, venga percepita come un paese in crisi. Il che sposterebbe davvero tutto il peso, almeno psicologico, dell’euro sulla Germania.

In pratica la Francia si trova nell’invidiabile situazione di poter disporre di denaro a tassi bassi, in quantità pressocchè illimitata perché la BCE in un modo o nell’altro la supporta attivamente. Hollande può così accontentare i suoi sostenitori più esagitati ed estremisti nelle misure economiche senza dover temere di pagarne il pesante scotto sui mercati.

Italia e Francia a confronto

A questo punto ci viene da chiedere perché la BCE, peraltro guidata da un italiano, non possa fare la stessa cosa anche con l’Italia. Il problema è che l’Italia non è credibile. La nostra classe politica è completamente screditata, i mercati non credono al nostro paese. Il nostro bilancio pubblico è migliore di quello francese, ma i mercati non ne vogliono proprio sapere. Dopo tutto non abbiamo nemmeno un governo in carica con pieni poteri e la classe politica continua a discutere della spartizione delle poltrone mentre la gente si uccide perché non riesce a sfuggire a Equitalia.

Buone notizie: il tasso sui BOT scende

Buone notizie dall’ultima asta del Tesoro: il tasso a cui sono stati collocati 7 miliardi di euro di BOT con scadenza ad un anno è sceso al livello record dello 0,7%, mai così basso dalla nascita dell’euro. Tra l’altro la domanda è stata superiore all’offerta, segno che per gli investitori si trattava di un titolo appetibile. E anche lo spread sembra essersi addormentato, fisso a 255 punti base. Che cosa ne possiamo dedurre? Che per i mercati è sicuro che nel corso del prossimo anno l’Italia avrà una stabilità finanziaria comparabile a quella della Germania, pagando capitale e interesse dei titoli emessi. Mentre per quanto riguarda lo spread, che misura la differenza sui titoli a 10 anni, i mercati percepiscono ancora un discreto fattore di rischio.

E su questo fattore di rischio è urgentissimo lavorare: perché il costo del servizio del debito è un costo che paghiamo tutti, senza eccezione, attraverso le tasse che paghiamo. Se avessimo un costo del debito uguale a quello della Germania, ad esempio, potremmo abolire l’IMU con i risparmi sugli interessi. E non solo l’IMU sulla prima casa, tutta l’IMU. E probabilmente ci sarebbero anche parecchi soldi per rilanciare la ripresa.

Lo spread non è un valore in sè, è una misura molto indicativa della spesa per interessi dello Stato italiano. Una misura che però incide pesantemente sulla vita economica del Paese. Pensiamo alle banche, già disastrate per decenni di gestione clientelistica, che quando vanno sui mercati finanziari internazionali in cerca di capitali pagano uno spread sullo spread dello Stato italiano. E alle imprese che hanno disperato bisogno di capitali e quando riescono a ottenerli dalle banche (quando, perché con il credit crunch in atto è molto difficile) devono pagare uno spread sullo spread delle bache sullo spread dello Stato, uno spread al cubo che sta devastando il nostro settore produttivo insieme alla delirante crescita della pressione fiscale.

Insomma, se mancano i soldi abbiamo un modo molto semplice per trovarli: abbassare il costo del debito, pagare meno interessi e utilizzare le risorse ottenute per rilanciare la crescita. Avrà il governo Letta l’intelligenza strategica di portare avanti questo progetto? Probabilmente no, purtroppo.

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