Investimenti

Recessione: cos’è e come ci puoi guadagnare (molto)

La crisi sanitaria del Coronavirus ha scatenato una grande recessione, una delle più grandi degli ultimi decenni, il cui impatto è addirittura impossibile da misurare, almeno per il momento.

In questa guida spieghiamo nel dettaglio che cosa si intente per recessione, quali sono le cause e gli effetti. Passeremo anche in rassegna alcune delle più grandi recessioni delle storia.

Spieghiamo anche come si può guadagnare con i mercati finanziari durante i periodi di recessione. Tutti sanno che i grandi speculatori internazionali accumulano immense fortune durante i periodi di crisi.

Quello che la maggior parte delle persone ignorano è che queste tecniche di investimento che fanno guadagnare durante le recessioni sono oggi a disposizioni di tutti, anche di chi non ha grandi capitali da investire e non ha esperienza.

Prima di cominciare, facciamo una precisazione. Sappiamo bene che a qualcuno potrebbe dar fastidio il concetto di guadagnare soldi durante le recessioni con investimenti finanziari. Questo atteggiamento non ha senso: la recessione è dovuta a cause economiche o addirittura esterne (come nel caso del Coronavirus), non sono gli investitori che ci guadagnano a provocarla.

Anzi, ad essere precisi, l’azione di questi investitori può essere considerata positiva perché rendono il mercato più efficiente e quindi, possiamo dire, aiutano a superare la recessione.

Chi comunque si sente a disagio all’idea di guadagnare dei soldi sui mercati sfruttando la recessione, può sempre non continuare a leggere. Oppure promettere a se stesso di dare in beneficenza almeno una parte dai profitti ottenuti (pratica che comunque consigliamo a tutti, anche a coloro che giustamente non si sentono per niente in colpa per questi soldi facili).

Che cos’è la recessione

La recessione è uno stato dell’economia in cui i livelli di attività produttiva sono più bassi rispetto a quelli che si potrebbero ottenere usando al 100% e in maniera efficiente tutti i fattori produttivi.

Per dare una definizione più semplice di recessione, è un periodo in cui produce tutta la ricchezza che si potrebbe produrre e quindi il PIL, che misura proprio la ricchezza prodotta, diminuisce.

La conseguenza della recessione è la crisi economica: le persone perdono il lavoro, le aziende falliscono, i prezzi dei titoli finanziari come le azioni scendono.

Le recessioni sono sempre accompagnate, quindi, da pesanti crolli di Borsa (anche se ci possono essere crolli di Borsa anche in fase di crescita economica).

Tra i sintomi principali di una recessione, ricordiamo:

  • La diminuzione del tasso di crescita della produzione
  • L’aumento della disoccupazione
  • Calo della fiducia di consumatori e imprese
  • Diminuzione della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori
  • La diminuzione del tasso di interesse (non sempre)
  • L’aumento esponenziale dei debiti non pagati
  • L’aumento del tasso di fallimento delle imprese.
  • La diminuzione dell’inflazione

Quando la recessione è accompagnata anche da aumento dei prezzi (inflazione) si parla di stagflazione. Quando la la recessione si aggrava ulteriormente, si parla di depressione (è successo nel 1873 e nel 1929).

La recessione, spiegata meglio

Per capire meglio questi concetti, facciamo un esempio partendo dalla recessione che stiamo vivendo in questo momento, scatenata dal Coronavirus.

Il Coronavirus ha imposto, per prima cosa, la chiusura di molte attività produttive per ordine dei governi che hanno provato così ad arginare la diffusione della terribile pandemia.

La chiusura delle attività ha cancellato completamente i redditi di molti imprenditori e li ha spesso costretti a licenziare oppure a far ricorso agli ammortizzatori sociali.

Questo ha significato che il reddito di molti lavoratori è sceso in maniera sensibile, oppure si è completamente azzerato. Le persone si sono trovate con meno soldi in tasca e quindi hanno meno possibilità di comprare.

Comprando meno, fanno guadagnare meno le aziende e queste sono costrette a licenziare o tagliare i costi, in una catena (apparentemente) senza uscita.

Le aziende che hanno meno soldi in cassa non possono pagare i loro fornitori e non possono restituire i loro debiti. La crisi, quindi, si contagia facilmente alle banche che non possono quindi pagare dividendi ai loro azionisti.

Se le aziende e le banche vanno male, la Borsa crolla e gli investitori perdono soldi (almeno alcuni, poi vedremo che altri guadagnano molto).

Se gli investitori perdono soldi, saranno meno disposti a spendere e quindi ci sarà un ulteriore calo della domanda di beni e servizi e così via…

Possiamo quindi spiegare la recessione come una perversa successione di cause ed effetti che generano il risultato di una diminuzione della ricchezza complessiva.

Dal punto di vista tecnico, si parla di recessione quando si registra una caduta del PIL (prodotto interno lordo) per due trimestri consecutivi.

Guadagnare quando la Borsa crolla

Tra gli effetti più evidenti di una recessione c’è il crollo della Borsa. Le aziende guadagnano di meno (molte falliscono o chiudono) e quindi è normale che il prezzo delle azioni scenda (le azioni sono quote del capitale delle aziende).

Se i crolli possono generare la disperazione di chi ha comprato azioni, ci sono investitori che invece stappano bottiglie di champagne per festeggiare i profitti che hanno realizzato (spesso molto grandi).

Ma come si fa a guadagnare quando la borsa scende? La maggior parte delle persone non sa veramente come si fa a investire in Borsa. Pensano che sia sufficiente comprare azioni e aspettare che il prezzo salga.

La vendita allo scoperto

E’ vero, se il prezzo delle azioni sale conviene comprare azioni. Ma c’è anche un’altra operazione che si può fare e che genera un profitto: vendere allo scoperto azioni.

La vendita allo scoperto è un’operazione puramente speculativa che genera un profitto quando il valore di un titolo finanziario scende. Per chi vuole approfondire la teoria alla base, può leggere il nostro articolo sulla vendita allo scoperto, per gli altri basti sapere che è un’operazione semplice che fa guadagnare dei soldi quando, ad esempio, il valore di un’azione scende.

E’ così che guadagnano gli speculatori quando la borsa scende. Attenzione: a questo punto nella mente di molti si è già formato lo stereotipo dello speculatore ricchissimo e cattivo che affama i popoli per ottenere profitti elevati.

Ci sono parecchi errori in questo stereotipo:

  • Lo speculatore (o meglio investitore) non ha colpa del crollo, è stato determinato dalla recessione, quindi definirlo cattivo non è giusto.
  • Anzi, la sua attività rende più efficienti i mercati finanziari e quindi è una parte fondamentale della cura della recessione.
  • L’investitore non sempre è ricchissimo: oggi come oggi investire è un’attività alla portata di tutti, perché le piattaforme di investimento sono diventate semplici da utilizzare e bastano capitali molto limitati per cominciare a investire.

A questo punto è chiaro che chi vuole guadagnare in Borsa quando gli indici di Borsa scendono deve vendere allo scoperto.

Migliori piattaforme per investire in Borsa

Non tutte le piattaforme, però, consentono di fare questa operazione. Abbiamo selezionato con cura le piattaforme per investire in Borsa che consentono sia di comprare azioni che di venderle allo scoperto.

Abbiamo anche posto la massima attenzione nel selezionare piattaforme facili da utilizzare e quindi adatte anche ai principianti. Un’altra caratteristica fondamentale di tutte le piattaforme che abbiamo selezionato è che non applicano commissioni e sono gratuite al 100%.

Ecco l’elenco delle migliori piattaforme per investire in Borsa adatte anche ai principianti:

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    Come si esce dalla Recessione

    Fino a questo momento abbiamo spiegato nel dettaglio cos’è una recessione e come è possibile ottenere un profitto finanziario  anche durante periodi di crisi economica e crolli di Borsa (tecnica perfettamente adatta anche ai principianti).

    Ma come si esce da una recessione? Secondo le teorie di John Maynard Keynes, attivo durante la grande depressione del 1928, per uscire dalla recessione serve l’intervento dello Stato.

    In pratica, lo Stato dovrebbe indebitarsi per fare investimenti pubblici, rilanciando quindi i consumi e mettendo in marcia l’economia.

    Il dibattito tra gli economisti è ancora molto aperto: alcuni sostengono che sì, l’intervento dello Stato è necessario per uscire dalla recessione. Altri invece hanno dimostrato, dati alla mano, che nella maggior parte dei casi l’intervento dello Stato aggrava i problemi invece di risolverli.

    In ogni caso, la grande maggioranza degli esperti è concorde nel ritenere che l’intervento dello Stato deve essere fatto chiedendo prestiti al mercato e non aumentando le tasse.

    Per dirla come il grande Winston Churchill, cercare di uscire da una recessione aumentando le tasse è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico. Assurdo. Purtroppo in Italia i politici hanno il riflesso condizionato di aumentare le tasse (e non è un caso che non siamo mai usciti dalla crisi e la recessione del Coronavirus è solo il colpo di grazia).

    Recessioni più profonde: Ecco le principali

    Nel corso dell’ultimo secolo le recessioni sono state diverse, alcune particolarmente pesanti a livello di impatti sulla società ed altre assorbite più rapidamente.

    Di seguito analizzeremo quelle che hanno impattato pesantemente sull’economia mondiale.

    Crisi del 1929

    La “crisi economica” per antonomasia. Stiamo parlando della recessione più dura della storia, ma come si è arrivati a tanto? Scopriamolo con questa sintesi.

    A seguito della rivoluzione industriale, le aziende iniziarono a produrre su larga scala, letteralmente “riempendo” il mondo di prodotti. Un concetto messo in secondo piano era quello delle scorte di magazzino. Semplicemente, con la produzione su scala industriale agli albori, non c’era bisogno di rallentare o limitare la produzione.

    Per lustri ogni stock di prodotti usciti dalle fabbriche veniva puntualmente venduto sul mercato: la domanda era sempre superiore all’offerta.

    Tuttavia, questo fenomeno non poteva durare per sempre. Purtroppo, dalle parti di Wall Street se ne sono accorti tardi. Già dal 1928, le vendite iniziarono a rallentare, i bilanci a segnare voci in rosso e gli investitori iniziarono a spaventarsi. Se fino a quel momento investire in Borsa era garanzia di successo, il vento stava cambiando e le aziende non erano preparate a ciò.

    Il risultato? Le aziende non riuscirono più a mascherare i loro bilanci sempre più in rosso, si scatenò il panico, i titoli azionari crollarono in modo repentino e moltissimi investitori persero tutto.

    Ci vollero più di 10 anni per tornare alla normalità, grazie anche alle politiche Keynesiane del Presidente USA Rooosevelt e, purtroppo, alla corsa agli armamenti che impennò la produzione industriale e di conseguenza il PIL. La seconda guerra mondiale era ormai dietro l’angolo….

    Crisi petrolifera del 1979

    Seppur di impatto minore rispetto alla crisi del 1929, sul finale degli anni ’70 il mondo ha dovuto fronteggiare uno spauracchio notevole: l’inflazione.

    A dire il vero, una prima e forte avvisaglia si ebbe già nel 1973 quando a seguito di guerre nei paesi del golfo, il prezzo del petrolio schizzò alle stelle. Questo provocò un aumento a doppia cifra di numerosi bene, un’inflazione galoppante e la necessità di varare politiche di austerity.

    Tutto il mondo, nel 1973 e nel 1979, è stato colpito duramente da questi shock petroliferi. A rimetterci, come spesso accade, sono stati i comuni cittadini che hanno dovuto fronteggiare un caro-vita esagerato rispetto ai loro salari.

    Crisi delle dot.com

    Facendo un balzo in avanti di circa 20 anni, arriviamo agli albori del nuovo secolo. Internet ormai era di uso comune in ogni abitazione e negli States investire nelle aziende Tech (le cosiddette dot.com) sembrava essere garanzia di successo.

    Evidentemente la storia non aveva insegnato nulla, dal momento che anche nel ’29, dopo anni di euforia, si tornò con i piedi a terra. A cavallo tra il 1999 ed il 2000 accadde la stessa cosa, poiché un crollo verticale dei mercati generò il panico tra gli investitori e la corsa a dismettere i propri soldi nelle dot.com.

    Il risultato? Un tonfo per il Nasdaq pari al 10% in sole 3 sedute, nel Marzo 2000. Molte aziende videro i loro fatturati dimezzarsi e molte altre furono letteralmente spazzate fuori dal mercato.

    Tuttavia, grazie anche alla struttura snella ed innovativa di questi titoli, il mercato assorbì nei mesi a venire le perdite registrate e molte aziende ripresero la loro attività più forti di prima. Qualche esempio? Basti pensare a Google o ad Amazon, coinvolte nella bolla delle dot.com e poi regine indiscusse della rinascita.

    Crisi del 2008

    L’ultima grande crisi che il mondo ricordi è targata Lehman Brothers, nel 2008. Probabilmente è riduttivo addossare ad una sola banca la colpa di una crisi globale, dovuta principalmente ad un modus operandi totalmente scriteriato da parte di numerose banche d’affari.

    In semplici parole, politiche allegre in tema di concessione di mutui hanno causato uno schock verticale. Ecco perché:

    • Bilanci bancari pieni di crediti deteriorati
    • Clienti senza possibilità di onorare i mutui
    • Banche in sofferenza
    • Cortocircuito del credito alle imprese
    • Fallimenti aziendali e disoccupazione in forte aumento

    A tutto ciò, si aggiunge il cronico ritardo dell’Unione Europe ad adottare misure di contenimento, con la conseguenza che una volta chiusa la stalla i buoi erano già scappati.

    Quelle descritte in questi paragrafi sono crisi economiche di impatto globale. Ad oggi, ci stiamo preparando ad affrontare una nuova crisi causata dal Coronavirus. L’emergenza sanitaria avrà inevitabili ripercussioni anche sul piano economico. Il nostro auspicio, apprendendo proprio dalle crisi già vissute, è che si prendano al più presto tutte le misure necessarie per fronteggiare questa delicata situazione.

    Recessione

    Conclusioni

    La recessione è un periodo economico di crisi, in cui si innesta un circolo vizioso che comporta la caduta della produzione, la distruzione di posti di lavoro e il fallimento di aziende. La recessione comporta anche una caduta della Borsa.

    Proprio il crollo dei prezzi delle azioni rappresenta una grande opportunità di investimento grazie alla vendita allo scoperto. Negli ultimi anni, questa possibilità è accessibile non solo ai grandi speculatori internazionali, ma anche ai semplici investitori principianti che operano con piccoli capitali (250 euro sono più che sufficienti).

    Qui sotto, l’elenco completo delle migliori piattaforme per investire in Borsa, accessibili anche ai principianti:

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    Cos’è una recessione?

    E’ un periodi di crisi economica in cui i fattori produttivi non sono utilizzati al 100% e con efficienza.

    Quali sono le conseguenze della recessione?

    Fallimento delle imprese, aumento della disoccupazione, diminuzione della domanda di beni e servizi, crollo della Borsa.

    Come si guadagna con i mercati finanziari quando c’è recessione?

    Mediante la vendita allo scoperto. E’ un’operazione speculativa che genera profitti quando il valore di un titolo scende.

    Che cosa deva fare un principiante che vuole investire in recessione?

    Affidarsi a piattaforme semplici da usare come eToro. Citiamo eToro perché consente addirittura di copiare automaticamente quello che fanno i migliori investitori.

     

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    1 Commento

    • La grande recessione del Coronavirus ha messo in evidenza che ci sono 2 tipi di persone: quelli che si informano, che magari iniziano a investire per guadagnare dei soldi o si mettono almeno a fare un corso online. E quelli che si sparapazzano sul divano 18 ore al giorno, si guardano tutte le possibili serie di netflix e ingrassano 2 kg al giorno a furia di ingozzarsi. Una variante di questo tipo umano si dedica alle gare di panificazione. Ovviamente, i membri della seconda categoria sono anche molto attivi su facebook nel diffondere ogni sorta di fake news sul coronavirus e su quelli che starebbero guadagnando nell’ombra.
      I membri della prima categoria, invece, stanno guadagnando dei soldi investendo oppure stanno semplicemente studiando, il che è un altro modo per guadagnare. Il più grande investitore della storia, Warren Buffett, dice sempre che l’investimento migliore è quello fatto in formazione.
      Le crisi sono sempre opportunità di crescita, vediamo di approfittarne.

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