Salvare il sistema bancario italiano: le soluzioni possibili

Partiamo da una premessa fondamentale: il sistema bancario italiano oggi ha bisogno di essere salvato. E’ fondamentale per rimettere in moto l’economia ed è importantissimo perché i problemi non si risolvono da soli, la polvere nascosta sotto il tappeto non sparisce da sola.

Il problema delle banche italiane
Il problema delle banche italiane si chama sofferenze. Le sofferenze sono tutti quei debiti che i creditori non possono (e qualche volta non vogliono) restituire. Le banche italiane sono letteralmente traboccanti di sofferenze. Ci sono onesti imprenditori che non possono più pagare per la crisi, ci sono i tantissimi mutui che sono serviti ad acquistare immobili a prezzi demenziali, ci sono le tante operazioni alla Carlo Tassara, dove le banche hanno finanziato amici, amici degli amici e compagni di merende e adesso non riescono a farsi restituire i loro soldi ma anzi devono mettercene di nuovi per togliere le castagne dal fuoco alle banche straniere ed evitare che le circostanze non sempre limpide possano attirare l’attenzione della magistratura.
E probabilmente la magistratura, fin troppo sollecita in altre vicende, dovrebbe interessarsi attivamente a vicende come quella della Carlo Tassara, un buco da due miliardi di euro. Però certi ambienti ulivisti in Italia non vengono toccati facilmente…

Se le banche stanno male, l’economia non riparte
L’economia italiana soffre perché le banche non prestano, nemmeno a coloro che ne avrebbero tutti i requisiti. Tutte le risorse che riescono a raccogliere sui mercati o direttamente tramite la BCE finiscono a coprire i buchi di bilancio o al massimo nell’acquisto di titoli di Stato che non presentano, almeno nel brevissimo periodo, un livello di rischio elevato. Ma se le banche non prestano, non possono ripartire gli investimenti e quindi non ci può essere la crisi. Se l’Italia, a differenza di molti nostri partner europei, non ha ancora imboccato la via della crescita è proprio perché gli investimenti non possono ripartire visto che non vengono rifinanziati.

Salvare le banche: i passi necessari
A questo punto, dunque, è necessario iniziare a pensare una soluzione. Le banche hanno bisogno di mettere nero su bianco le perdite come primo passo. Il problema è che il grande mare di sofferenze non è nemmeno registrato nei bilanci, la maggior parte dei prestiti incagliati non risultano da nessuna parte. Ecco le banche dovrebbero per prima cosa fare chiarezza e mettere a bilancio tutte le perdite. Eventualmente cedere i crediti per una piccola percentuale a istituti specializzati. Il Governo Letta, zitto zitto, ha già introdotto una norma molto favorevole che consente la detrazione fiscale alle banche per i prestiti non più esigibili anche se non c’è stata una dichiarazione di fallimento.
Se si fa questa operazione, però, si genera una voragine di perdite che abbatterà il capitale delle banche e dunque poi bisognerà ricostruirlo in modo da consentire loro di ripartire, finalmente libere dai pesi del passato.
Ma chi ci mette i soldi? E qui che viene il bello.

Chi paga i salvataggi?
Esistono di fatto due modelli per i salvataggi bancari: il modello cipriota, in cui a pagare sono stati i correntisti delle banche, e il modello Monte dei Paschi di Siena in cui a pagare sono stati tutti gli italiani, con una cifra pari all’IMU sulla prima casa. E, detto per inciso, se a Cipro si è finalmente fatto ordine, nessuno sa quanti altri miliardi di euro sarano necessari per mettere davvero in sicurezza il Monte dei Paschi.
In ogni caso le due soluzioni non ci piacciono. Non è giusto che i piccoli risparmiatori,coloro che hanno depositato i soldi credendolo un investimento sicuro, siano penalizzati. Ma è ancora meno giusto che a pagare sia la collettività.

monte dei paschiFacciamo pagare i colpevoli
A pagare devono essere coloro che hanno portato il sistema in queste condizioni: azionisti, possessori di obbligazioni subordinati, fondazioni bancarie e management. Per prima cosa le banche italiane, da oggi, non dovrebbero più distribuire dividendi, al massimo dovrebbero distribuire dividendi sotto forma di azioni di nuova emissione. Ma ovviamente se l’operazione chiarezza va in porto, non ci saranno utili per anni.
Gli azionisti devono accettare da subito un aumento di capitale. E se questo aumento deve essere sottoscritto dallo Stato, deve essere a prezzi talmente convenienti che il valore delle azioni in mano agli altri azionisti deve essere diviso per 100.
Chi ha sottoscritto obbligazioni subordinate deve perdere il proprio capitale, senza se e senza ma. Draghi ha scritto una lettera che doveva restare segreta proprio per salvare questo tipo di investitori, ma chi ha lucrato elevati interessi proprio perché c’era un rischio elevato non può essere difeso con soldi pubblici.
E poi ci sono le Fondazioni che devono essere commissariate subito. Dopo lo stop immediato ad ogni tipo di erogazione, di fatto regalie ad amici e sostenitori politici, il patrimonio deve tornare a essere investito al 100% nella banca di riferimento, mediante aumenti di capitale riservati. E ovviamente le carte devono essere consegnate alla magistratura.
Ed è proprio la magistratura che dovrebbe essere messa a lavoro per recuperare i miliardi di euro frutto di operazioni illecite che probabilmente sono ben occultati nei paradisi fiscali. Pensiamo solo alla vicenda Monte dei Paschi o, appunto, a quella della Carlo Tassara.
Management e sindacati hanno condotto le banche italiane al disastro e dovrebbero fare la loro parte per risanare: tagli di stipendi per tutti, dagli amministratori delegati fino all’ultimo usciere, eliminazione degli sprechi, aumento di efficienza e impegno sul lavoro.
I soldi recuperati potrebbero aiutare a rimettere in sesto le banche. E se lo Stato comunque dovrà intervenire, quando la crisi sarà finita potrà cedere sul mercato le banche finalmente risanate ottenendo indietro i soldi spesi.

La soluzione all’italiana
Questi sarebbero i semplici passi per salvare il sistema bancario italiano e ricominciare a crescere. Peccato che siamo in Italia e dunque le cose si fanno all’italiana: a pagare sono i cittadini, sempre e comunque. Modiano, uomo di Banca Intesa, grande ulivista e a capo, guarda caso, proprio della Carlo Tassara oltre che indagato a Forlì per una sfilza impressionante di reati, ha proposto in TV di fare subito una bella patrimoniale alla Robin Hood, per togliere ai ricchi per dare ai poveri. Ecco, preparaimoci: fra poco il discorso patrimoniale tornerà alla ribalta, togliere agli italiani per dare alle banche e consentire ad una banda di malfattori e pregiudicati, ma con le amicizie giuste, di continuare a tenere in ostaggio l’economia italiana.

One Response to Salvare il sistema bancario italiano: le soluzioni possibili

  1. mammapito pitolino ha detto:

    A proposito di Monte dei Paschi di Siena, per molto meno vennero azzerati i due gloriosi banchi siciliani, con il sospetto di collusione mafioso/politiche, ma era acquetta rispetto a quello che si sta vedendo in MPS e ancora non sappiamo tutto, vedremo quando si scopriranno i patti con la politica (di tutti i colori) ed affaristi vari. Almeno gli istituti siciliani (BdS e CCRVE) si preoccupavano di dare assistenza ( e la davano davvero) agli imprenditori locali, grandi e piccoli, si sono incaricati negli ultimi 50 anni di fare acquistare la prima casa al popolo siciliano,tutto questo non è poco, anzi è moltissimo rispetto a ciò cha la banca che li ha rimpiazzati offre al territorio!
    Ma per ritornare al MPS il vero rischio di questa banca non è il risanamento come Profumo sta cercando di fare, ma bensì il default !

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