Salvate il soldado Unicredit

Il sistema bancario italiano versa in uno stato di gravi difficoltà, dovuto alla svalutazione dei crediti posseduti a partire dal debito pubblico italiano. Ci sono istituti, come Montepaschi o Unicredit, inoltre, che soffrono per le scelte sbagliate fatte dal management nel passato. In particolare Unicredit rischia di finire, in poco tempo, in mani stranieri. Ma qualcuno sta cercando di salvarlo.

Il sistema bancario italiano non naviga in buone acque, anzi. Per prima cosa le banche italiane sono, ovviamente, piene di titoli di stato italiano, BTP a lunga scadenza in primis, che con la salita dello spread si sono pesantemente svalutati. E questo lo vediamo tutti  i giorni in borsa: oramai le quotazioni delle banche seguono, in maniera quasi automatica, le quotazioni dello spread.

unicredit

Ma non è finita qui: le banche italiane hanno fatto mutui immobiliari a chiunque, per comprare immobili a prezzi da bolla speculativa. Adesso che la bolla speculativa sta davvero per scoppiare e i prezzi delle case inizierenno a scendere davvero (anche se per inciso questo nessuno lo racconta) si ritroveranno con montagne di mutui che varranno molto di più degli immobili dati in garanzia.

Non ci possiamo stupire, quindi, che le banche stiano male. Ma alcune stanno peggio. Pensiamo al Monte dei Paschi di Siena, la cui storia pluri-centenaria di solidità e profitto è stata polverizzata nei pochi anni della gestione Mussari, che tra l’altro si è imbarcato nell’acquisto di Antonveneta a prezzi assurdi, cosa che ha dato il colpo di grazia alla banca.

E pensiamo ad Unicredit, un tempo fiore all’occhiello della finanza italiana e attualmente così debole che è a rischio di scalate. Nelle ovattate sale delle fondazioni bancarie, infatti, si aggira un fantasma: quello della scalata estera.

Unicredit è stato devastato dalla gestione Profumo (tra l’altro adesso passato a Montepaschi, forse hanno pensato che quella banca sta così male che è difficile ridurla peggio). Anche le fondazioni hanno le loro colpe: prima di cacciarlo, lo hanno lasciato governare le banca per anni e lo hanno lasciato prosternarsi di fronte ai padroni libici (Profumo era ormai un lacchè di Gheddafi).

Adesso ormai i danni sono fatti e bisogna guardare al futuro. Un futuro che si presenta pieno di nuvole nere e che potrebbe segnare la fine dell’indipendenza dell’istituto di Piazza Cordusio.

Per questo, tra le Fondazioni, circola l’idea di fondere Intesa Sanpaolo con Unicredit. Sarebbe un’idea tutto sommato buona, che porterebbe finalmente alla nascita di un gigante nazionale capace di competere in Europa e di difendersi dalle scalate ostili, in quanto sarebbe controllato stabilmente dalle Fondazioni.

Un grande progetto ma che contrasta con la realtà: il governo Monti, probabilmente, si appresta a cedere per meno di un piatto di lenticchie grossi pezzi del sistema finanziario italiano come garanzia per il debito pubblico.

E c’è anche un altro problema: il management. I manager di entrambi gli istituti, infatti, vorrebbero guidare il gruppo. Il sistema duale, che di solito si adotta in questi casi per accontentare tutti, non basterebbe: ci sono troppe componenti da accontentare. Ex Intesa, ex Sanpaolo, ex Capitalia, ex Unicredit…per non parlare poi che anche in Intesa ci sono ancora le quote per  manager e funzionari Cariplo, Ambrosiano e purtroppo anche COMIT (io che conosco molto molto bene l’ambiente lavorativo delle alte sfere di Intesa ti  posso assicurare che se qualcuno ti dice che sei un vero uomo COMIT ti sta offendendo pesantemente).

Un grande progetto fallirà per la fame di potere di caste sempre alla ricerca del proprio tornaconto personale e non di quello del paese. Peccato: rassegnamoci quindi all’idea di Unicredit che finisce nelle mani di qualche fondo sovrano arabo o magari semplicemente di qualche banca tedesca.

Fabio Craca

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