Bond emergenti. Il real brasiliano ed il rischio cambio.

I bond, gli etf dei paesi emergenti…l’offerta proposta per i consumatori è, a dir poco, variegata ed ampia. Non poche sono le difficoltà per capire qual è il prodotto adatto per i nostri scopi. Noi oggi vi vogliamo fare alcuni esempi per meglio orientare la vostra scelta.

Quanto siamo protetti dal rischio di cambio?

Questo problema è presente un po’ per tutti i prodotti che sono espressi in valuta estera. Proteggersi dal rischio di cambio è possibile con un contratto di opzione ma ciò ci complica la vita, almeno per tutte quelle persone che, senza troppi pensieri, vogliono destinare ad esempio 1.000 euro ad un determinato prodotto, incassando periodicamente il rendimento. Ma se il rendimento è espresso in una valuta che nel frattempo si è deprezzata, cosa ci riporteremo a casa? L’alternativa è avere un conto in valuta estera e lasciare depositati i soldi lì, nella consapevolezza che, una volta riportati in termini della valuta domestica, perderemmo più della metà del rendimento nominale, in caso di forti deprezzamenti. Ma ciò non vuol dire che non convenga per nulla investire in bond o etf emergenti. Solo bisogna cercare di immunizzarsi quel che basta dal rischio di cambio e vi sono appositi prodotti anche per questo. Basta saperlo.

Facciamo un esempio, stimando il grado di protezione necessaria.

Sta sbarcando sul mercato il prodotto Bond, espresso in real brasiliani. Con l’ottica dello spread, in Europa abbiamo livellato i rendimenti dei bond a quelli tedeschi, più bassi percependo un clima di fiducia in tale requisito: lo Stato è in grado di rimborsare il debito e, quindi, vi è minore rischio di default.

Quindi, i bond del Brasile rendono, dal punto di vista nominale, a livelli astronomici, rispetto ai bond domestici, ormai evitati quasi da tutti, anche per l’alta incidenza delle commissioni che consumano i rendimenti già bassi.

Vediamo e commentiamo meglio il prodotto di Banca Imi, cercando di capire come è possibile cautelarsi dal rischio.

Scegliere un prodotto che rende in real Brasiliano. A cosa dobbiamo fare attenzione.

brasile

Prendiamo, ad esempio, il prodotto offerto da Banca Imi.

La cedola annua lorda promette di essere appetibile arrivando a sfiorare il 10% (cedola annua netta: 7,40%). La scadenza è tra 2 anni, e quindi il 27/11/2016.

A questo punto, dobbiamo chiederci di quanto il real brasiliano si deprezzerà per poter valutare il grado di protezione dal rischio necessario.

L’ultima proviene proprio dalla Banca Centrale Brasiliana che ha deciso di innalzare ulteriormente il tasso base che è stato portato dall’ 11,25% all’11,75%, non quanto si aspettava il mercato ma comunque una prima “bussata” al rialzo. Molto probabilmente ci saranno altri ritocchi.

Come ciò incide sul cambio? E’ difficile stabilirlo perché i ragionamenti da fare sono 2:

  • l’ottica dell’investitore. Il cambio, in realtà, si apprezza, invece di deprezzarsi
  • l’ottica dell’economia. Aumenta il costo del denaro per la parte più nevralgica della struttura finanziaria. I fondamentali reali stanno deludendo le aspettative e lo Stato non è percepito tra i più affidabili. Il cambio tende a deprezzarsi raggiungendo anche nuovi livelli di soglia psicologica. Le esportazioni non sembrano, dagli ultimi dati, essere quelle che risollevano le sorti di un’economia, ormai in impasse, che necessita di forti interventi sul piano del mercato. Anche qui si pone il solito cruccio: “Più o Stato o meno Stato?”

Il fatto è che spesso i meccanismi “speculativi” su tali valute sono molto inferiori a quelli sul dollaro Usa, data la costante presenza di quest’ultimo nelle riserve di valuta estera. Le mani forti interagiscono sul cambio, domandando real o offrendo real ma le riserve di real non sono prolifiche come quelle del dollaro Usa. E quale potrebbe essere l’interesse di muovere ulteriormente il cambio di una valuta, di per sé, già debole? La capacità di sostegno del cambio da parte del Brasile dovrebbe reggere il mercato.

Cosa ha fatto il cambio, dopo aver incassato la notizia? Il real brasiliano si è apprezzato rispetto all’Euro portandosi al livello di 3,14 come potete notare nella seguente dinamica:

real

Notate anche che la volatilità del cambio è significativa, al punto che un range 3-3,20 è comunque, al di là di ciò che sembra, abbastanza ampio. La cedola va percepita annualmente. Quindi, ogni considerazione sulla performance del cambio, bisogna farla su base annuale e non a livello intra-day. Vi è un altro fattore perché sul cambio incidono due valute. L’euro cosa farà? Stiamo tutti attendendo il discorso di oggi di Draghi che molto probabilmente darà il via al Quantitative Easing. Quindi, l’euro si deprezzerà, dando seguito alla maggiore facilità di tenuta del cambio da parte del real brasiliano.

Quello che ci interessa, se non vogliamo sostenere costi addizionali con forme di copertura (currency swap, derivati ed opzioni) è che il deprezzamento del real brasiliano rispetto all’euro non sia superiore al rendimento netto annuale, considerati anche gli eventuali costi da sostenere per la provvista del titolo. Nell’arco di un anno, il real brasiliano si deprezzerà più del 7%? Teniamo conto che l’economia brasiliana riesce a reggere il cambio come detto prima ma non avrà interesse a farlo apprezzare un punto di troppo per non sfavorire le esportazioni. D’altronde, non si darà libero sfogo al deprezzamento perché l’inflazione sta soffocando l’economia e non si può neppure più contare sulla monetizzazione del deficit degli Usa per l’annuncio del tapering.

Una tela interconnessa che potrebbe anche favorirci, seppur in piena assunzione dei rischi.

 

 

2 Responses to Bond emergenti. Il real brasiliano ed il rischio cambio.

  1. Conte Zio ha detto:

    Personalmente mi piacerebbe vedere il governo del Brasile crollare come il gigante dai piedi d’argilla che è. Voglio vedere tutti questi autoproclamati emergenti che fine fanno con il crollo dei prezzi delle materie prime. Che poi non è che stiano crollando adesso, è che erano troppo alti prima!

  2. FabLive ha detto:

    Alla larga dal Brasile, molto meglio puntare sull’Occidente. Quando gli americani si riprenderanno l’America e Hussein Obama farà le valigie dalla casa bianca che ha indebitamente occupato per 8 anni (indebitamente perché non è nato in USA come prescrive la costituzione per diventare presidente) allora sì che l’Occidente potrà risorgere. Non l’Italia, ovviamente, noi siamo condannati dai milioni di parassiti che non vorranno cambiare niente.

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