Se tocchi la mangiatoia, il mangione si arrabbia

dipendente camera dei deputatiSta succedendo in questi giorni che dopo decenni di spremitura sempre più dura per il ceto produttivo, la politica si è resa conto che è arrivato il momento di iniziare a tagliare almeno gli sprechi più evidenti della maccchina pubblica. Ci ha provato Matteo Renzi con la sua proposta di dimezzare i salatissimi diritti camerali che le aziende e le partite IVA pagano (una tassa dal sapore molto medievale), e ci prova oggi Laura Boldrini con la proposta di adeguare gli stipendi dei dipendenti della Camera dei Deputati. La proposta della Boldrini (che consideriamo uno dei peggiori presidenti della Camera di tutti i tempi e di cui non abbiamo nessuna stima a livello umano) prevede che lo stipendio massimo per un dipendente della Camera sia di 240.000 euro più i contributi. Parliamo quindi di 20.000 euro al mese, non di 800 euro. Eppure si è scatenato subito il finimondo: i dipendenti della Camera hanno cominciato a urlare e a fischiare per difendere i loro privilegi.



Ora, una persona come la Boldrini merita il peggio, sempre e comunque, ma protestare per una piccola limatura dello stipendio quando il Paese Reale è allo stremo è davvero disgustoso. Questi signori che protestano non si rendono conto che ciascuno di loro guadagna in un mese molto di più di quello che un singolo precario guadagna in un intero anno. Ma non è questo il problema: se fossero soldi guadagnati onestamente, con attività di impresa o professionale, non avremmo nulla da dire e anzi faremmo loro i complimenti per i guadagni meritatamente ottenuti. Il problema è che questi soldi vengono spremuti con la forza (leggasi Equitalia) ai pochi italiani che ancora cercano disperatamente di lavorare in questo paese ormai allo sfascio.
Questi non si rendono conto che stanno tirando una corda che ormai si è spezzata, non si rendono conto che stanno per cadere e che si farano molto male.
Esattamente lo stesso atteggiamento che dimostrano i dipendenti delle Camere di Commercio che hanno inscenato durissime proteste contro la proposta del premier Matteo Renzi di dimezzare i salatissimi e inutili diritti camerali che le imprese o anche i cittadini dotati di partita IVA, sono chiamati a pagare per mantenere l’inefficiente sistema camerale italiano.
Insomma, se tocchi la mangiatoia il mangione si arrabbia e di solito vince: peccato però che prima o poi la platea delle imprese e dei professionisti a cui estorcere deraro sarà completamente annientata. E a quel punto da chi si faranno mantenere i parassiti? Dagli immigrati clandestini? Dalla criminalità piccola e grande che dilaga nelle nostre città?

4 Responses to Se tocchi la mangiatoia, il mangione si arrabbia

  1. Conte zio ha detto:

    L’atteggiamento di questi personaggi mi ricorda molto quello di Maria Antonietta che a chi diceva che il popolo non aveva pane, rispondeva che mangiassero brioche. Il problema di questi signori è che vivono in una realtà separata, sono così sicuri di continuare a spremere il sistema produttivo che non si sono resi conto che proprio per mantenere loro il sistema produttivo è al collasso.
    Sono dei parassiti talmente infestanti che stanno uccidendo rapidamente l’organismo che li ospita.
    Il loro atteggiamento, oltre a essere eticamente deprecabile (ma sappiamo bene che a questi figuri dell’etica importa molto poco) è anche poco intelligente perché quando il paese salta, salta pure loro. Certo potranno continuare qualche anno con patrimoniali e prelievi forzosi dai conti correnti ma alla fine, quando il risparmio secolare degli italiani sarà dissipato, dovranno fare quello che non hanno mai fatto nemmeno un minuto in vita loro: lavorare.

  2. Loredana ha detto:

    I dipendenti della camera di commercio protestano perché finalmente si taglia qualche euro (non di più, qualche euro) di tasse alle imprese. Questi sono pazzi. Li odio, come odio confindustria e le associazioni di categoria che ormai sono gestite da venduti che puntano a qualche ben remunerato incarico nella ricchissima palude delle società controllate…insomma è uno schifo e lo paghiamo noi micro imprenditori che se va bene paghiamo fino all’ultimo centesimo, se va male ci suicidiamo. Questo non è il mio paese, questo è uno schifo.

  3. August D ha detto:

    Dateli a me una settimana queste T.D.C., vedrete come si adegueranno …….

  4. vito morciano ha detto:

    egregi, so che non est del tutto pertinente alla tematica di cui trattasi, ma si avvicina molto; quindi, con il vs. permesso, sotto una mia precedente missiva, inviata per altra circostanza. dovesse non piacervi, in quanto effettuerete certamente un monitoraggio prepubblicazione, vi basta semplicemente cestinarla. grazie

    Tassa sulla Macinatura del Grano,Tassazioni, Cornucopia_Altre e Eventuali (per non utilizzare il solito termine “e dintorni” di cui viene ora abusato)

    Egregi Destinatari, anche se non evidente, vi assicuro che ci siete tutti (o quasi)

    Mi preme precisare che le tasse vanno pagate, ci piaccia o no, è il sostentamento dello Stato, ma almeno che siano giustificate, proporzionali e secondo parametri equi (nel vero senso del termine).

    Signori Tecnici, siamo certi di non aver dimenticato la Tassa sul Macinato [1]? Ovviamente non intendo la carne tritata, ma quella sulla macina del grano. Comunque è come se l’aveste reintrodotta come nel lontano 1868. Dove, per far fronte alle impellenti necessità finanziarie del Regno, il Parlamento Italiano approvò e applicò la tassa sul macinato, la quale prescriveva che in tutto il territorio nazionale il grano portato a macinare fosse sottoposto a tassazione. Ora come allora, direttamente a pagare sarebbe chiamato il Popolo o, nella fattispecie, i detentori di regolare contratto di lavoro, dove il dovuto gli verrebbe trattenuto direttamente a monte. Certamente non pagherebbero gli “eletti” (per eletti intendo in tutti i sensi), e tanto meno pagherebbero i titolari di dicasteri e loro sottosegretari, in quanto non detentori di regolare contratto di lavoro a tempo indeterminato, che perciò di fatto sarebbero “precari” (come già scritto con altra mia comunicazione).

    Ma qualcuno di voi ha mai provato a rammentarsi del proprio “status quo ante”; ovvero, prima che diveniste quello che siete ora? Non ho fatto ricerche, e non intendo farne, ma non credo che il vs. status sia sempre stato quello attuale. Quindi, rammentatevi dei tempi andati, pensate che una morsa di tal genere avreste potuto sopportarla, prima che diveniste quello che siete ora? Certo, non c’è ricco senza povero. Ma ero convinto che volessimo combattere la sudditanza classista e povertà imposta del tipo terzomondista, non che volessimo eguagliarla.

    Sono un lavoratore stipendiato (non so per quanto ancora)come tanti altri. Forse non sono la persona più qualificata per sostenere quanto scritto, ma ne ho la piena titolarità, visto che alla fine, anzi subito, faccio parte di chi chiamato a subire il gravame, insieme a quelli della mia di “casta”, di tutto quanto verrà deciso da lor signori.

    di seguito delle teorizzazioni immaginarie e costatazioni su quanto sta accadendo:

    Ø Ma io potrei diventare Comparsa istituzionale?

    Ø Eccellentissima OPI (anche OPS o dea dell’abbondanza),

    non chiedo che tu attinga a piene mani nella cornucopia, mi basta un po’ di quello che fuoriesce, il superfluo, quello che cade, o magari tira fuori una pizzicata di fortuna.

    Vorrei tanto fare la comparsa istituzionale. Ah, non sono comparse? Sono baciati dalla Fortuna perché da noi eletti? Ma allora perché contravvengono agli impegni presi in fase pre-elettorale? Perché cambiano colore o schieramento senza pudore e senza che vengano rimossi? Ritengo che, se voto Tizio perché è bianco, non sia deontologicamente corretto se questo in pieno mandato mi diventa grigio, o addirittura rosso !!!

    Ah, dici che bisogna avere nozioni specifiche o settoriali. Cribbio, se così è deve essermi sfuggito qualcosa; guarda che non sto mica chiedendo di fare il commesso.

    Ti assicuro che mi accontenterei di un semplice stipendio da dirigente privato pari a Eur 3.500,00 lordi mese, con permanenza di 5 gg su 7 per settimana, oltre a una diaria e rimborso viaggio effettivamente sostenute, il tutto da notificare su specifica nota spese e esibizione di evidenze di pagamento. Medesima regola per l’eventuale pensione.

    La differenza tra quanto da me chiesto e quanto viene elargito (ops scusa intendevo spettante) a tutti gli altri sarebbe da veicolare e tassativamente subito da distribuire a un numero equo di pensionati (da individuarsi da parte dell’Ente deputato tra i più bisognosi), in maniera che possano percepire una somma che non li obblighi a mendicare.

    Ø Lavoro e Politiche Sociali _ diatriba intorno all’Art. 18 inutile

    Ø Vorrei dire alla Gentilissima Professoressa titolare del Dicastero di pertinenza, che sono un elettore, anche se ciò non può interessarle più di tanto; comunque, ecco quanto.

    Non mi aspetto davvero che lei, o chi per lei, legga tutta la lettera, sarò “fortunato” se mi legge l’introduttiva.

    Lungi da me voler insegnarle a esercitare il compiti attribuitile per competenza e pertinenza; ciononostante, mi permetto di farle osservare, relativamente alla debacle sull’art. 18, che sono tutte energie sciupate. Ritengo che si possa permettere di cedere a tal proposito, e poi, comunque, nel remoto caso di ricorso a tale articolo, questo segue sempre un percorso parallelo. Nel senso che, l’applicazione dello stesso è gestita in maniera differente, dipendente dal contesto lavorativo, ovvero nella PA viene gestito in maniera diametralmente apposta da come viene, o verrebbe applicato nelle Realtà Private.

    A tal proposito, giusto per rendere il quanto intendo, basta leggere l’oggetto qui sotto (riguardante aziende private), estrapolato da una lettera da me inviata in altra circostanza e altro destinatario.

    · Oggetto della lettera menzionata:

    o CGIL: Mobilitazione contro l’art. 8 (decretone e decreto bis agosto/settembre 2011) derogante l’art. 18 (Legge 300/70).

    o Perché?!

    o Azione immotivata e superflua, la deroga, se non de jure, de facto c’è sempre stata (almeno nei miei confronti! E ciò già nel 1991)

    Ø Doppio incarico Camera e Senato _ La Legge non è uguale per tutti (o meglio per alcuni è più uguale che per altri)

    Ø Per quanto riguarda il recepimento delle sentenze della Corte Costituzionale, relativamente al doppio incarico, qualcuno ha voluto fare all’Italiana, ovvero esercitare la libera interpretazione della Legge Italiana. La giunta per le elezioni del Senato ha deciso di non conformarsi alla sentenza 277/2011 della Corte Costituzionale, la quale sancisce l’incompatibilità tra l’incarico di parlamentare e quello di sindaco di Comuni con oltre 20mila abitanti. A lor Signori egregi, costituenti tale giunta, ritengo vada rammentato, che il Senato (ramo del Parlamento della Repubblica Italiana) è si autonomo e indipendente, ma tale autonomia è riferita alle Azioni Parlamentari e non li assolve dal rispetto di quanto deciso dalla Consulta. Per il resto sono sufficientemente tutelati (vedi le mancate autorizzazioni a procedere e le elezioni di membri aventi questioni aperte con la giustizia, che inibirebbero l’accesso a funzioni pubbliche di noi comuni mortali).

    CON RISERVA, DIRITTO DI AZIONE E SALVEZZE ILLIMITATE

    Distintamente

    Vito Morciano

    Ogni riferimento alla realtà è intenzionale. Non si Autorizza al trattamento dei dati personali nel rispetto di quanto sancito dal D. Legis. 196/2003 del 30 giugno (subentrato alla 675/96) e successive modifiche, da voi derogabile a proprio piacimento. I dati forniti, attraverso la presente, potranno essere utilizzate esclusivamente per le finalità istituzionali connesse alle attività di risposta alla presente.

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    [1]Senza voler offendere alcuno, mi permetto di rinfrescare quanto studiato a scuola relativamente alla tassa sul macinato: – viste le disastrate casse dello Stato i mugnai dovevano versare all’erario un tributo proporzionato alla quantità di grano che andavano a macinare. Per meglio controllare le quantità di grano macinate, le autorità fecero installare ai mulini dei contatori, imponendo così il rispetto della legge. Tale tassazione era già stata adoperata dai Borbone nel Mezzogiorno etc etc.

    Vito Morciano
    72100 Brindisi

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