Economia e Finanza

David Rossi di Monte dei Paschi di Siena non si è suicidato ma è stato assassinato

David Rossi era un bravo ragazzo, amante del suo lavoro, che voleva riportare la storica banca Monte dei Paschi di Siena a splendere di nuovo. Ma così non è stato, e non si è suicidato. Lo scandalo del Monte dei Paschi, purtroppo, non è più solo un fatto finanziario, è diventato qualcosa di tragico. Avremmo preferito 1000 volte occuparci di una delle solite truffe forex che in fondo non causano vittime. Ma questa volta dobbiamo parlare di una vita umana che è stata spezzata.

Il 6 Marzo 2012 successe qualcosa che scosse profondamente il mondo della finanza, ma anche quello dell’opinione pubblica, in quanto questo fatto fu pubblicato su qualsiasi media.

Uno scandalo da 1,2 miliardi di euro

Quel giorno di Marzo, David si buttava dalla finestra di un palazzo, dopo lo scandalo MPS da diversi miliardi di euro, secondo Il Fatto: ,

Tra le 18.49 e le 18.58 di quel giorno, pubblicò due lanci riguardo la quantificazione del danno richiesto da Mps a Nomura e Deutsche Bank, oltre che a Mussari e Vigni (di MPS). Una cifra (1,2 miliardi di euro) che in quel momento, secondo Briamonte, era nota a pochissime persone).

Ma non è questo quello che è successo veramente secondo l’avvocato Luca Goraggi della procura di siena, che ha deciso di fare “una vera luce” sul caso, per cercare la verità, che i familiari di David stanno cercando disperatamente da anni.





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Secondo le perizie, la caduta non sarebbe stata accidentale. I biglietti di addio alla moglie, ritrovati in un cestino, sarebbero stati scritto sotto coercizione fisica o psichica.

Anche le telecamere di sicurezza confermerebbero, secondo i tecnici della difesa, che prima analisi della caduta è completamente errata.

Inchiesta MPS chiusa e riaperta

Rossi fu ritrovato su un vicolo di Monte Pio, proprio dopo gli scandali di Monte di Paschi di Siena, che coinvolse Mussari e Vigni. L’indagine venne inspiegabilmente chiusa nel 2014, affermando il suicidio. Un anno fa fu anche rifiutata la richiesta di riapertura delle indagini.

Adesso l’inchiesta è stata riaperta ufficialmente, e il Movimento 5 Stelle esulta. I Grillini chiedevano infatti la riapertura dell’inchiesta da anni ormai, sono stati finalmente ascoltati, e giustizia (speriamo) sarà fatta.

Le ultime ore

David si era trattenuto fino a tardi nella sua stanza ufficio di Rocca Salimbeni, nell’antico palazzo della banca. Era stanco, preoccupato, ma non ne aveva parlato con nessuno, neppure con gli amici di una vita.

Poco prima delle dieci, quel volo, che adesso è sospetto a fa parte di uno dei più grandi misteri nell’Italia dell’alta finanza, corrotta, sporca e composta da mille segreti silenziosi.

Rossi era provato e stanco

Negli ultimi giorni Rossi era apparo molto stanco e provato. Non era tra gli indagati, ma era comunque stato già perquisito dalla Guardia di Finanza, evento che lo scosse tantissimo. Gli era morto il padre da poco. Era molto giù di morale.

In uno dei biglietti trovati nell’ufficio, scritti apparentemente da lui, era stata trovata la scritta “Ho fatto una cavolata”. Un copione di un suicidio. Rossi “è stato suicidato”, ma non si è certamente suicidato.

Ucciso da almeno due persone

Un evento troppo carico di ombre e pochissime luci, che è stato dovuto riaprire con un supplemento di indagini, per fare chiarezza e per mettere una volta per tutte il punto a questa situazione.

Secondo l’avvocato della moglie, “Ucciso da almeno due persone”.

La foto simbolo dello scandalo Monte dei Paschi di Siena

bersani monte dei paschi di siena
La foto qui sopra è il simbolo dello scandalo Monte dei Paschi di Siena: l’allora segretario del Partito Democratico Bersani (nonché attuale nemico giurato del premier Matteo Renzi) abbraccia fraternamente il capo del Monte dei Paschi, Mussari. Per completezza di cronaca bisogna aggiungere che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, pur appartendendo al Partito Democratico, ha sempre combattuto le pratiche clientelari e criminali che caratterizzavano il Monte dei Paschi. Non è un caso che a Siena Renzi non poteva proprio mettere piede.

Il Monte dei Paschi batte tutti per le quote rosa

Le società bancarie e finanziarie del mondo non sono solamente monitorate sullo stato di salute e di resa, ma anche per quanto riguarda la loro organizzazione e la partecipazione delle donne all’interno dei vertici amministrativi. A redigere il rapporto in merito alle quote rosa e all’attuazione delle politiche della stabilità nelle società quotate nei mercati finanziari dell’Eurozona ci pensa ogni anno l’agenzia Standard Ethics, che quest’anno ha incoronato il Monte dei Paschi di Siena come azienda virtuosa sotto questo punto di vista.

La banca senese si è infatti aggiudicata il primato per quanto riguarda la parità di genere nel consiglio di amministrazione. Si tratta di una caratteristica che risponde all’obbligatorietà prevista dalla legge in vigore in Italia dal 2012 e di uno dei fulcri delle politiche volontarie sulla sostenibilità, che sono state promosse dall’Ocse e dall’Unione europea in questi anni.

Ma da cosa deriva il primato della banca italiana? Si tratta del frutto di un percorso di riqualificazione del sistema di governance, portato avanti in questi ultimi anni. Il percorso ha previsto l’inserimento di tante lavoratrici nel settore dell’organizzazione e del controllo, alla luce del valore che la componente femminile può apportare alla ristrutturazione dell’Istituto di Credito. Ricordiamo, infatti, che la crisi del Monte dei Paschi di Siena era iniziata sette anni fa e ha richiesto nel corso degli anni delle profonde ristrutturazioni dei vertici e anche del bacino degli azionisti. La richiesta di un piano di ristrutturazione veloce e iniziato quasi da zero, ha quindi permesso all’istituto di adeguarsi alla normativa e di includere nel vertice direttivo la giusta quota rosa.

Si tratta di una percentuale che attualmente sfiora il 50% fra gli amministratori, ovvero 7 membri del consiglio su 14 sono donne. Si tratta di cifre che superano ciò che era stato previsto con la legge italiana del 2012, stando a quanto è stato emanato da un comunicato stampa di Standard Ethics. Il Monte dei Paschi di Siena si è quindi aggiudicato il podio per quanto riguarda le società finanziarie più virtuose in Italia sotto questo punto di vista e il secondo meritato posto a livello europeo.

All’alta percentuale di donne presenti nel consiglio di amministrazione, fa seguito la presenza massiva di quote rosa nel collegio sindacale e dell’istituto, mentre per quanto riguarda i dipendenti, il 47.8% degli impiegati al Monte dei Paschi di Siena sono donne, una percentuale che si assesta sul 10% in più rispetto a dieci anni fa.

Monte dei Paschi di Siena: taglio stipendi anche per gli alti vertici

Tre giorni di trattativa non stop hanno portano ad un accordo la vigilia di Natale fra il gruppo Monte dei Paschi di Siena e i sindacati aziendali. Si è trattato si un incontro fondamentale per il futuro del gruppo e dei suoi lavoratori, alla luce della razionalizzazione dei costi imposta dalla Banca centrale europea, basata sull’abbattimento dei costi e delle spese del personale per circa 200 milioni di euro.

L’intesa, che è stata trovata dopo una tre giorni densa, ha permesso ai sindacati di ottenere il ripristino della contrattazione aziendale, la quale era stata sospesa dal 2012. La contrattazione si è quindi imposta di ridurre gli impatti economici dei lavoratori sul bilancio aziendale e di dare un bel taglio al costo del lavoro dei manager e alle alte figure professionali. Si tratta di un taglio del 2.5% annuo degli stipendi, che si propone di voltare pagina all’insegna dell’equità sociale e di non intaccare il personale di più basso livello, indispensabile perché la banca segua il suo corso e possa anche essere protagonista di future ristrutturazioni.

All’inizio, la posizione della banca era stata più che chiara, ovvero era stato deciso di tagliare il costo del personale facendo ricadere i tagli sui lavoratori, senza sfiorare gli stipendi stellari degli alti vertici aziendali. Grazie al delicato lavoro di negoziazione, i sindacati si sono impegnati a ricostruire il contratto aziendale, che era stato disapplicato da ben tre anni e chiesto che i sacrifici fossero portati avanti indistintamente da tutti per il bene dell’azienda.

L’incontro ha inoltre segnato un punto a favore dei lavoratori, i quali potranno contare su una presenza attiva degli organi sindacali proposti al controllo e anche alla loro tutela. Mentre un tempo i problemi economici erano risolvibili solo con licenziamenti collettivi per giustificata ragione economica, i sindacati hanno preteso che le prossime eventuali future tensioni occupazionali siano gestite solamente con gli ammortizzatori sociali che interessano la categoria.

L’intesa ha inoltre costituito una commissione paritetica, base di studio per un modello di banca nuovo e legato al territorio. L’impatto economico è stato quindi contenuto con un taglio degli stipendi di manager e di alti vertici pari al 2.5%, un caso isolato e quanto mai unico nel panorama bancario nazionale e al contempo è stato contenuto l’impatto economico delle giornate di solidarietà per dipendenti. Si tratta di un sistema che mira a migliorare le condizioni economiche dei dipendenti e anche molte questioni legate al TFR e ai contributi aziendali per i neo assunti.

Bail-in fuorilegge per Monte Paschi di Siena

Il Bail In, non rispetterebbe la costituzione secondo il Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. Il Bail In è, secondo molti, l’unico modo possibile per cercare di salvare gli istituti di credito italiani. Nello specifico caso del Monte dei Paschi di Siena, la situazione sembrerebbe essere molto simile alla National Bank of Greece e della banca Piraeus Bank.

Patuelli, capo della Associazione Bancaria Italiana, ha sottolineato il fatto che è necessario rivedere in maniera accurata la normativa europea sulle risoluzioni bancarie e in special modo sul bail in, in quanto quest’ultimo risulterebbe in netto contrasto con l’articolo 47 della Costituzione.

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.”

Che Cos’è il Bail In

Il bail-in (o “salvataggio interno”) è un sistema di salvataggio delle crisi bancarie, che è stato immesso per la prima volta da una direttiva della Comunità Europea, che è entrata in vigore l’1 gennaio 2016.

Cosa è il Bail In

In caso di fallimento della banca, i soldi necessari alla ripresa della stessa saranno “presi” direttamente all’interno dei risparmiatori banca (bail-in) e non più da fonti esterne (bail-out).

Chi rischia con il Bail In

Con il bail-in, i costi di una possibile crisi bancaria ricadranno prima sugli obbligazionisti e azionisti, fino ad arrivare ai grandi correntisti che hanno depositi sopra i 100 mila euro.

BCE e Commissione Europea difendono Bail-In

La Banca Centrale Europea, e la Commissione Europea, continuano a difendere il discusso sistema del Bail-In, che al Governo Italiano non sta piacendo assolutamente, in quanto sta facendo perdere credibilità al Governo Renzi, che dopo il bail-in delle quattro banche regionali, non vuole più saperne di altre crisi.

Secondo il governatore di Bankitalia, adesso si potrebbe arrivare anche all’intervento pubblico:

A fronte del rischio che, in un contesto di elevata incertezza, problemi circoscritti intacchino la fiducia nei confronti del sistema bancario, un intervento pubblico non può essere escluso.

MPS Banca peggiore in Italia, ma che vuole evitare Bail-In

MPS è la banca che ha più crediti in sofferenza di tutta italia, che potrebbe però evitare il bail-in nel caso dovesse seguire il metodo utilizzato in passato da National Bank of Greece e Piraeus Bank, attraverso iniezioni preventive di liquidi, che sono stati in grado di tamponare il deficit della BCE e del suo stress test in caso di condizione di mercato avversa. Tuttavia, in quel caso in Grecia, tutte le obbligazioni subordinate e senior sono state convertite in azioni, con eliminazione dei titoli privilegiati allo Stato.

Potrebbe essere quindi questa la soluzione più fattibile per MPS, anche se in realtà il Governo è alla ricerca di una soluzione che non penalizzi gli investitori istituzionali. Intanto, le azioni MPS recuperano un 4.50% a Piazza Affari.

Mps, si lavora alla rete di protezione, Atlante 2 interverrà sugli NPL. In Borsa il titolo guadagna il 3,50%

Anche le altre banche italiane sono pronte a fare la loro parte per salvare il Monte dei Paschi e la tenuta dell’intero sistema creditizio nazionale; in particolare modo Intesa SanPaolo.
Intervenendo all’assemblea dell’ABI, l’amministratore delegato, Carlo Messina, ha infatti dichiarato: “Sono certo che Atlante interverrà sugli npl della banca. Il fondo Atlante è una soluzione per le sofferenze delle banche, anche per Mps. Si sta lavorando ad Atlante 2 (il fondo dedicato esclusivamente ai crediti deteriorati, nda)”. L’Ad dell’istituto torinese ha anche ricordato come Intesa abbia contribuito con circa 1,5 miliardi di euro alla tenuta del sistema con 800 milioni su Atlante e 600 per le 4 banche in risoluzione.

Si lavora dunque a una rete di protezione e a una soluzione in tempi brevi al problema dei non performing loans (crediti non performanti) che zavorrano i piani di rilancio del sistema bancario italiano.

Al termine del Consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi che ha lavorato alla risposta da inviare alla Bce sulla richiesta di riduzione di 10 miliardi di npl da realizzare in tempi brevi, l’Ad del gruppo, Fabrizio Viola ha dichiarato: “stiamo lavorando intensamente con le Autorità per individuare in tempi brevi una soluzione strutturale e definitiva degli npl, tutto ciò in un contesto nel quale, anche nel secondo trimestre, l’andamento della gestione caratteristica e l’evoluzione patrimoniale/finanziaria della banca risultano positivi, confermando le tendenze registrate nel primo trimestre. Con la determinazione e la rafforzate capacità dimostrate in questi ultimi quattro anni, la nostra banca, le nostre persone, stanno lavorando con ancora più intensità e vigore – ha continuato Viola – per superare anche questo momento e ancora una volta saper attestare la nostra credibilità e ricambiare la fiducia che oltre cinque milioni di clienti non hanno mai spesso di manifestarci”.

Il piano dovrebbe prevedere l’intervento del Fondo Atlante e un aumento di capitale, di cui si devono scegliere modalità di sottoscrizione e ammontare (indiscrezioni parlano di una cifra intorno 4 miliardi). Gli sforzi del Governo si stanno concentrando nel riuscire a strappare alla Commissione europea una flessibilità sulle norme europee sulle banche (il cosiddetto mail.in) per riuscire a intervenire con capitali pubblici in Mps, salvaguardando obbligazionisti subordinati.

Una corsa contro il tempo per salvare la banca più antica del mondo

Emersa dagli stress test di luglio come la peggiore banca europea, Monte dei Paschi di Siena sta affrontando il momento più critico della sua lunghissima storia: tuttavia, dopo mesi di incertezza, l’istituto di credito ha annunciato il suo piano di salvataggio. Si tratta di un progetto ampio, subito giudicato positivamente dagli analisti e che punta a risolvere in maniera definitiva il problema dei 9,2 miliardi di euro di sofferenze attraverso un importante aumento di capitale, per un valore di oltre 5 miliardi di euro.

Ora che è presente una strategia di base, peraltro già in parte presentata a fine luglio in coincidenza con gli esiti degli stress test, occorre quindi metterla in pratica, impresa non facile per la banca più antica del mondo. Tanti infatti sono i temi che i dirigenti Mps dovranno affrontare nelle prossime, decisive riunioni del Cda: dall’andamento del titolo, attualmente ai minimi storici intorno ai 25 centesimi di euro, traspare tutta la cautela degli investitori in questo momento difficile, soprattutto circa il buon esito dell’imminente ricapitalizzazione.

Infiniti dettagli che si sommano in un progetto imponente, finalizzato al rilancio dell’istituto senese, ormai a lungo progettato e preparato. Un evento importante per il mercato, che osserva la spinosa vicenda con interesse ma anche con attendismo, conscio del fatto che essa si gioca anche buona parte il destino del settore bancario italiano.

La ricapitalizzazione è appunto il primo e più importante tema all’ordine del giorno per Mps: per convincere le grandi banche e i fondi di investimento a partecipare alla nuova ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro, che si aggiungono agli 8 miliardi già raccolti nello scorso biennio, serve proporre un nuova “storia” aziendale. Per questo motivo la banca, insieme alla società di consulenza McKinsey, ha progettato un nuovo piano industriale, che dovrebbe essere presentato al mercato entro la metà di settembre.

Poco tempo dunque, un solo mese per stilare un business plan ragionato ed efficace, che dovrà puntare a garantire una maggiore redditività atttraverso la focalizzazione sulla digitalizzazione e sul segmento alle Pmi. Altro aspetto importante è la riduzione dei costi, che Mps punta a ottenere tramite un alleggerimento della rete distributiva. Una missione non facile e un equilibrio per ora precario, specialmente considerando che, almeno per quanto riguarda i costi, l’attuale management guidato da Fabrizio Viola ha già fatto molto, riducendo i costi operativi da 3,4 a 2,6 miliardi nel giro di 4 anni.

Un’altra variabile inoltre deve essere considerata. Infatti l’aumento di capitale previsto per l’ultimo trimestre dell’anno è garantito principalmente dal consorzio composto da 8 banche capitanato da Mediobanca e Jp Morgan, garanzia però a sua volta condizionata alla cessione dei 9,2 miliardi di euro di sofferenze, un progetto a cui dovrà dare un contributo decisivo Atlante 2.

Dunque l’aumento di capitale destinato ad aumentare le coperture su sofferenze e inadempienze probabili per ora si regge solo su un accordo di fatto non vincolante, come d’altro canto è normale che sia in questa fase. La cartolarizzazione, su cui sta lavorando l’advisor Fonspa per conto del Fondo Atlante, è però un processo estremamente lungo, in quanto deve consentire il controllo dei portafogli per valutarne la qualità. Va detto tuttavia che il prestito da 6 miliardi di euro di Jp Morgan permetterebbe di far scattare immediatamente l’operazione, avviando il deconsolidamento delle sofferenze.

Rimangono comunque alcune pericolose incognite per l’istituto senese
, in primo luogo quella pendente circa le richieste di danni per 283 milioni di euro avanzate da numerosi azionisti e soci per presunte falsità presenti nei prospetti informativi degli aumenti di capitale realizzati a partire dal 2008. Resta dunque da capire quale potrà essere l’impatto delle cause in corso sui conti di Monte dei Paschi. Infine rimane il tema della governance: quello che era il primo azionista della banca, Fintech Advisory, lo scorso 4 agosto è sceso al 2,42% dal 4,5% del luglio 2014. In seguito a questa flessione il Tesoro si prepara ora a essere il primo azionista dell’istituto, detenendo già il 4,02%.

Monte dei Paschi, l’istituto senese citato in giudizio per 283 milioni di euro

Continua il difficile momento di Monte dei Paschi di Siena, il peggior istituto di credito del Continente secondo gli esiti degli stress test effettuati a luglio dall’Eba. La banca senese, già alle prese con un difficile piano di ricapitalizzazione e di cessione delle sofferenze, negli ultimi mesi ha ricevuto svariate richieste di danni dai suoi azionisti, in buona parte per presunte falsità nei prospetti informativi degli aumenti di capitale realizzati a partire dal 2008, per un totale di oltre 283 milioni di euro complessivi.

Il dato è stato comunicato nella relazione semestrale fornita dall’istituto, dove sono stati citati anche i principali protagonisti di tale manovra. Il gruppo Coop Centro Italia per esempio, sia attraverso la società capofila che attraverso Coofin srl, ha citato in giudizio l’istituto senese “assumendo essenzialmente la falsità dei prospetti informativi relativi agli aumenti di capitale del 2008, del 2011 e del 2014”, chiedendo un risarcimento dei danni per un valore totale di 137,1 milioni di euro. L’udienza è fissata per il 20 gennaio 2017, e l’atto di citazione riguarda sia Mps sia Consob.

A citare in giudizio è anche l’azionista Arnaldo Marangoni, il quale ha investito nei titoli bancari tra il 2008 e il 2013: a lui si sono uniti a marzo altri 124 soci e investitori, coordinando un’azione unica che parte da una richiesta di 97 milioni di euro di danni, in quanto Monte dei Paschi avrebbe inserito “informazioni asseritamente non corrette contenute nei prospetti informativi, nei bilanci e in tutte le comunicazioni price sensitive diffuse dalla capogruppo, e che avrebbero avuto l’effetto di trarre in inganno e indurre in errore i risparmiatori”. Secondo Marangoni, la capogruppo “nell’arco temporale 2008-2013 avrebbe illecitamente fornito una falsa rappresentazione della propria situazione patrimoniale, economica, finanziaria reddituale e gestionale, falsa rappresentazione che avrebbe avuto l’effetto di ingannare l’investitore”.

A queste due cause maggioritarie se ne aggiungono poi altre 12, promosse da singoli azionisti per gli stessi motivi, per una cifra complessiva di circa 49 milioni di euro. Uno scenario inquietante, e che rischia di peggiorare ulteriormente: d’altro canto, come ricorda la stessa banca nella relazione semestrale, “Le azioni promosse dagli investitori potrebbero aumentare, anche significativamente, dal punto di vista del numero e delle richieste risarcitorie, rispetto a quelle avviate sino alla data di riferimento della presente relazione finanziaria”.

Inoltre Riscossione Sicilia, la società che si occupa appunto della riscossione dei tributi in Sicilia e controllata dalla Regione, ha citato Mps a Palermo chiedendone la condanna al pagamento della complessiva somma di 106,8 milioni di euro. La richiesta si inquadra nell’ambito dei rapporti che traggono origine dalla cessione a Riscossione Sicilia della partecipazione già detenuta dalla banca in Monte Paschi Serit spa (poi Serit Sicilia spa). Spiega Mps “In particolare Riscossione Sicilia, in relazione alle previsioni contrattuali inerenti alla suddetta cessione, chiede ora la condanna della Banca a titolo di responsabilità contrattuale per asserite sopravvenienze passive di Monte Paschi Serit spa/Serit Sicilia spa”.

Spade di Damocle potenzialmente letali per la banca più antica del mondo
, che nel suo momento più difficile si trova a dover affrontare nuovi timori. Da poco era stato varato il progetto per il consolidamento dei crediti deteriorati, per un valore di 10 miliardi di euro. La manovra prevede una iniziale cessione di 27 miliardi di euro di sofferenze lorde al 33% del valore, pari a circa 9,2 miliardi di euro. Per eliminarle definitivamente dal bilancio, dimezzando così l’intera mole di crediti deteriorati in portafoglio, Mps dovrebbe effettuare quindi una maxi-cartolarizzazione dei crediti come mai si è vista sul panorama italiano, e a cui parteciperà Atlante II, il fondo finanziato da banche, assicurazioni e casse previdenziali appunto per situazioni di questo tipo. Una volta ripulito il bilancio, Monte dei Paschi varerà un aumento di capitale da 5 miliardi, già organizzato e garantito dal consorzio di banche capitanato da Jp Morgan e Mediobanca, e comprendente altri 6 istituti d’affari: Goldman Sachs, Santander, Citi, Credit Suisse, Deutsche Bank e BofA Merrill Lynch. Un piano importante, che ha nella scorsa settimana portato rinnovata fiducia al titolo, ma che ora rischia il collasso a causa delle svariate richieste di danni, che potrebbero affondare definitivamente la banca di Palazzo Salimbeni.

2 Commenti
  • Io ho ancora le lacrime agli occhi per l’IMU prima casa messa da Monti per salvare il Monte dei Paschi di Siena. Sapere poi che una giovane vita è stata spezzata per garantire la salvezza dei soliti noti mi fa arrabbiare ancora di più. Spero che coloro che stanno dietro allo scandalo paghino davvero fino in fondo per il male che hanno fatto. Ma lo dubito, siamo in Italia e se stai dalla parte politica giusta non paghi.

  • Dovremmo appellarci al premier Renzi perché sia fatta veramente giustizia, il male fatto dai vertici di Monte dei Paschi è stato immenso.

    Poi dico: ma i dipendenti non sapevano niente? Oppure sono complici? Chi non era d’accordo è stato eliminato come Rossi, ma in tanti tra i dipendenti di MPS sono complici delle malefatte.

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