Economia e Finanza

La Spagna precitipa e poi si salva

Questo articolo racconto l’evoluzione della Spagna, prima affossata dal Governo di Zapatero, poi salvata da Rajoy e adesso a rischio di ripiombare nella crisi più nera a causa del nuovo premier Sanchez e della sua folle sete di potere che lo ha portato a pattare con forze politiche contrarie alla costituzione democratica spagnola.

Per chi investe sulle Borse Estere, la Borsa di Madrid potrebbe essere molto interessante, ecco perché conviene dare un’occhiata alla situazione spagnola.

Per quanto riguarda il giudizio che possiamo dare sul governo Sanchez, per gli investitori è molto meglio dare il denaro a 1k Daily Profit che a Sanchez… il che è tutto dire!

La situazione della Spagna è sempre più grave: i conti pubblici non vengono risanati perché il paese non si decide a chiedere l’aiuto dell’Europa mentre il settore privato deve far fronte alla crisi con i licenziamenti. Due i casi eclatanti di questi giorni: Iberia che dichiara 4.500 esuberi e il quotidiano El Pais che è costretto a licenziare più di 160 giornalisti e impiegati. La disoccupazione è, in effetti, ai massimi storici ed è destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Nel frattempo il mercato immobiliare è a picco e più di 350.000 famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case perché non avevano i soldi per pagare il mutuo.

Durante la dorata era di Zapatero sembrava che la Spagna fosse diventata una grande potenza economica, che avrebbe addirittura superato l’Italia in termini di PIL. Tutto il paese era un ribollire di nuove iniziative, soprattutto edilizie, l’ottimismo era diffuso a tutti i livelli.

Poi si sa come è finita l’era di Zapatero: il premier si è dimesso anticipatamente quando la festa è finita, lasciando adesso il compito di risanare il paese al PPE di Mariano Rajoy. Risanare la Spagna non è un compito facile, visto che la situazione economica è drammatica.

ex premier spagnolo Zapataro

L’ex premier spagnolo Zapatero si occupava dei diritti degli omosessuali mentre in Spagna si ponevano le basi della tremenda crisi attuale.

Lo sviluppo economico degli ultimi anni, infatti, è stato finanziato solo e soltanto con il debito, sia pubblico che privato. Questo ha portato al dissesto totale delle casse dello Stato iberico, che in alcuni frangenti ha rischiato di non poter pagare ne gli stipendi ne le pensioni. E ha provocato anche il dissesto del sistema bancario, che si è trovato esposto per più di 100 miliardi di euro. Infine, ha causato la perdita della casa per più di 350.000 famiglie. Ma andiamo con ordine.

Il dissesto dei conti pubblici

Le spese pazze dell’era Zapatero hanno avuto un costo e sono state tutte pagate a debito. E’ evidente che quando lo Stato spendeva il PIL cresceva ma adesso quei debiti devono essere ripagati e non ci sono i soldi. Il governo Rajoy ha coraggiosamente intrapreso una strada di riforme e tagli strutturali ma i danni fatti da Zapatero sono stati così grandi che non si potrà uscire dalla crisi se non con l’aiuto dell’Europa. Ma il Governo non riesce a chiedere ufficilamente l’aiuto dell’Europa perché i socialisti si oppongono, per puro calcolo elettorale. Tra l’altro bisogna tener conto che il dissesto finanziario si estende anche alle varie Comunidad, alle regioni, che spesso si trovano senza il denaro sufficiente per le spese correnti. E la situazione drammatica dell’economia ha risvegliato pesantemente le tentazioni indipendentistiche della Catalunya, stanca di pagare la parte più grande del conto del malgoverno di Madrid. L’unico modo per risanare i conti pubblici è quella di proseguire e intensificare la strada dei tagli e accedere prima possibile agli aiuti UE, in modo da tagliare il costo di servizio del debito.

Il dissesto delle banche

Le banche spagnole negli ultimi 8 anni hanno finanziato di tutto: dalle speculazioni immobiliari all’acquisto dei calciatori del Real Madrid. Ora che l’economia è in picchiata i crediti in sofferenza stanno salendo a livello vertiginoso e al sistema bancario del paese mancano 100 miliardi di euro. L’Europa è intervenuta per evitare il collasso, con 100 miliardi di aiuti. Tra l’altro proprio la situazione della Spagna ha spinto verso una centralizzazione della vigilanza bancaria, anche se non si sa ancora quando questo progetto sarà concretizzato.

Il dissesto dell’economia reale

Anche le imprese spagnole stanno pagando molto cara la crisi: Iberia, la compagnia di bandiera, ha già annunciato di avere più di 4.500 esuberi. El Pais, il più diffuso quotidiano, ha dovuto licenziare 167 giornalisti per poter riequilibrare i suoi conti. La disoccupazione è ai massimi storici e molti immigrati, attratti nel paese dalle porte aperte di Zapatero, stanno facendo ritorno a casa. Moltissimi famiglie che avevano contratto mutui per l’acquisto di case non sono più in grado di pagare le rate del mutuo e perdono la casa: pare che siano già 350.000 le famiglie sfrattate. Il mercato immobiliare è comunque a picco: le banche riescono a recuperare solo una piccola parte di quanto dovuto dalla vendita delle case sequestrate. C’è da dire che il sistema spagnolo, simile a quello italiano, invita alla responsabilità chi contrae prestiti. Infatti anche quando si escute il pegno, se la vendita all’asta non copre l’intera somma dovuta, il debitore deve comunque risarcire la somma mancante. Questo, almeno, impedisce che si verifichi qualcosa di simile alla crisi dei mutui subprime che si è verificata in America.

mariano rajoy

Mariano Rajoy e Mario Monti: due risanatori di conti pubblici a confronto

Uscire dalla crisi

La Spagna ha ancora risorse per uscire dalla crisi e Rajoy sta facendo davvero di tutto per riuscirci. Probabilmente dovrà concedere qualcosa a chi se lo merita, i catalani che lavorano e pagano imposte per mantenere tutta la Spagna. E dovrà essere duro con chi adesso protesta e strepita ma durante l’era passata si è ingozzato in maniera parassitaria. I tagli sono assolutamente indispensabili se il paese vuole uscire dalla crisi. Se invece sindacati e socialisti vogliono il default come scelta strategica, almeno dovrebbero avere il coraggio di dirlo subito, in modo che i mercati ne possano prendere atto e lasciare la Spagna al proprio destino.

Uno sguardo da vicino alla crisi spagnola

Questo articolo sarà diverso dal solito, non approfondiremo tematiche generali, nè analizzeremo dati macroenomici. Voglio semplicemente fare delle riflessioni concrete, scaturite da quanto osservato questa mattina. Parleremo quindi della vita della gente in Spagna e di come questa crisi stia colpendo pesantemente la popolazione. Premetto che vivo in Spagna per 10 o 15 giorni al mese e quindi conosco molto bene la situazione e ho anche modo di parlare con imprenditori e professionisti. Ma quello che oggi mi spinge a scrivere questo articolo non è quello che ascolto da queste persone, ma una scena purtroppo sempre più comune a cui mi trovo ad assistere: gente che cerca nei cassonetti dell’immondizia resti di cibo, scaduto o avariato, perché non ha nulla altro da mangiare.

Il segno più profondo della crisi che sta vivendo la Spagna è propio la scena, che si ripete con impressionante regolarità, di persone che cercano del cibo dei cassonnetti dell’immondizia. E ormai non si tratta solo di immigranti o di disadattati: anche la gente comune è costretta a ricorrere a questo tragico espediente per riuscire semplicemente a sopravvivere.

crisi spagna

Molte persone sono costrette a cercare tra i rifiuti resti di cibo o altri beni

Questo è un fatto molto duro, che ognuno può vedere con i suoi occhi: poi certo se si parla con gli imprenditori immobiliari spagnoli si scopre che ormai un appartamento di lusso, se si hanno le amicizie giuste, lo si può comprare ad un’asta bancaria per poco meno di 20.000 euro.

Insomma, la crisi che sta colpendo il paese è davvero dura e il governo Rajoy sta facendo tutto il possibile per cercare di risollevare la situazione, ma le condizioni del bilancio statale, ereditate da Zapatero, sono quelle che sono.

Non avendo liquidità da iniettare nel sistema paese, il governo sta cercando almeno di proteggere i più deboli con provvedimenti contro gli sfratti di coloro che non riescono a pagare il mutuo. Inoltre per cercare di arrestare la terrificante emoroggia del mercato immobiliare, il governo ha anche varato un interessante provvedimento atto ad attirare gli investimenti streanieri: chi acquista una casa del valore di almeno 160.000 euro riceve automaticamente un permesso di soggiorno.

Un provvedimento in grado di attirare soprattutto gli investitori russi e cinesi, in questo momento pieni di liquidità ma che spesso non investono proprio per le difficoltà di accesso al paese.

Proprio questo provvedimento ha scatenato la rabbiosa reazione socialista, una reazione che proprio non si capisce visto che quando i socialisti erano al governo implementarono una politica di porte aperte totali che portò il paese a riempirsi di stranieri.

La legge viene etichettata come classista ma la vera ragione di una opposizione così violente sta nella mancanza di argomenti dei socialisti. Visto che il paese è stato precipitato in una crisi così violenta dal socialista Zapatero, che ammise le sue colpe gravissime e non si ricandidò nemmeno, si cerca di contestare il modo in cui il governo reagisce alla crisi.

Se la Spagna vuole tornare un grande paese deve, per prima cosa, ritrovare la coesione interna. Questo significa che i socialisti devono abbandonare la loro sterile opposizione a tutto campo e devono cercare di assumere uno spirito bipartisan. Da parte sua il governo di Rajoy dovrebbe cercare di accontentare le istanze più che legittime, come quelle della Catalunya, per una maggiore autonomia politica e fiscale: insomma, le imposte pagate in Catalunya non devono servire a finanziare spesa pubblica parassitaria in altre regioni della Spagna ma devono, appunto, rimanere in Catalunya.

catalani

I catalani sono stanchi di pagare per tutti e rajoy dovrebbe garantire loro più autonomia fiscale

Il governo Rajoy ha fatto molto per salvare la Spagna ma si trova a non avere il denaro per finanziare lo sviluppo, anche perché deve affrontare i costi del servizio del debito pubblico, molto alti per la sfiducia dei mercati nei confronti della Spagna.

Non sappiamo se ce la farà, ma glielo auguriamo di cuore: soprattutto ci auguriamo che la Spagna torni un grande Paese come merita di essere, il paese che ha portato la civiltà e il progresso in tanti luoghi, anche remoti, del mondo intero.

Come la Spagna ha salvato il fondo per la sicurezza sociale

Viviamo in tempi di vacche magre, in cui gli stati sono costretti a tagliare la spesa per far fronte ai debiti che crescono a ritmi forsennati, frutto di malaugurate scelte fatte nel passato. Una situazione comune a vari paesi come Italia, Portogallo, Grecia, Spagna.
Ed è proprio spagnola la storia che vogliamo raccontare oggi, una storia che dimostra come con l’intelligenza politica e finanziaria si possano risolvere i problemi concreti delle persone pur perseverando nel più assoluto rigore di bilancio.

In Spagna c’è un fondo, Fondo de Reserva de la Seguridad Social, che si occupa di erogare diverse prestazioni di sicurezza sociale, a partire dagli aiuti per chi ha perso il lavoro.

Questo fondo dispone di un patrimonio accumulato negli anni di crescita economica anche se è dal 2010 che questo patrimonio non cresce, anche perché lo Stato ha dovuto tagliare nettamente i trasferimenti. Inoltre le spese che questo fondo deve affrontare per aiutare coloro che perdono il lavoro sono sempre più elevate visto che la disoccupazione aumenta giorno dopo giorno.

Il rischio concreto era quello di non poter più pagare pensioni e aiuti: ma il problema è stato risolto con un’abile e intelligente operazione finanziaria che ha dimostrato la piena fiducia del governo spagnolo nella possibilità di riprendesi. Un circolo virtuoso, insomma.

Che cosa ha fatto di così intelligente il fondo? Semplicemente ha venduto titoli tedeschi, francesi e olandesi con rendimento molto basso e ha acquistato titoli di Stato spagnoli, dal rendimento più alto. La cosa intelligente è che lo ha fatto al momento giusto, cioè prima della famosa dichiarazione di Mario Draghi in cui si metteva in chiaro che la BCE avrebbe fatto qualsiasi cosa per la salvezza dell’euro.

A quel punto il valore dei titoli spagnoli si è notevolmente incrementato (o lo spread è sceso, sono concetti equivalenti) e il fondo ha potuto contabilizzare forti plusvalenze, senza contare che il rendimento effettivo degli investimenti era comunque cresciuto.

Ed è proprio grazie alle plusvalenze che il fondo ha potuto continuare a erogare le sue prestazioni sociali. Un’operazione davvero molto intelligente orchestrata dal premier Rajoy. E’ evidente che non è una soluzione di lungo periodo, ma almeno per il 2013 l’equilibrio finanziario del fondo è preservato. E questo significa che potrà continuare ad aiutare i disoccupati, almeno quest’anno.

In Italia una operazione del genere non è nemmeno pensabile: gran parte del patrimonio previdenziale è immobilizzato in investimenti immobiliari. E il rendimento è nullo, visto che la gran parte dei canoni di affitto sono solo simbolici, ammesso che le case non siano occupate abusivamente o assegnate agli amici degli amici.

L’Europa dice no al taglio delle tasse in Spagna

La Spagna vuole ridurre nuovamente le tasse, non si tratta di una bufala, anche se di questi tempi una notizia del genere in Italia potrebbe avere dell’assurdo, considerando che il nostro premier, impegnato il Live Chat direttamente dal suo studio, non ha fatto altro che aumentarle, tra tasse visibili e tasse invisibili.

Matteo-Renzi-Studio

A Madrid invece è tutta un’altra storia, e il premier uscente Mariano Rajoy, ha promesso al popolo uno nuovo taglio di tasse, promessa che però non è ovviamente piaciuta all’Europa. La Spagna dopo un lungo periodo di austerity vuole ripartire al meglio con Rajoy, nel caso venisse rieletto.

Sia all’inizio del suo mandato, che nel 2015, il suo governo ha abbassato le tasse per le aziende, che per il reddito. Rajoy ha affermato che se le entrate continueranno a salire, ci sarà un nuovo piano di taglio delle tasse.

Podemos

La data chiave per le prossime elezioni in Spagna, è il prossimo 26 Giugno, dopo quelle che ci sono state lo scorso Dicembre, e che hanno visto a sorpresa una vittoria del pericoloso partito di Podemos di Pablo Iglesias, una vera e propria minaccia, che nel caso dovesse vincere, rischierebbe di portare indietro la Spagna di almeno 60 anni.

Bruxelles non sta però vedendo di buon occhio le parole di Rajoy, e la Commissione Europea starebbe valutando una procedura di infrazione per un rosso in bilancio da parte della Spagna. La Spagna è in deficit del 5,1% DEL PIL, quando l’obiettivo era stato prefissato a 4,2%. Questo nuovo taglio delle tasse potrebbe non essere solo rose e fiori, ma una dichiarazione che potrebbe mettere in seria discussione l’equilibrio tra la Spagna e l’Europa.

Rajoy è riuscito ad abbassare il deficit di ben 4,3 punti percentuali in soltanto quattro anni, confermando che la Spagna è uno dei paesi europei con il più forte recupero.

Ricordiamo che Rajoy ha visto sfumare la possibilità per un possibile secondo mandato, in quanto il mese scorso sono fallite le consultazioni dal re Felipe VI per la formazione di un governo in Spagna.

Rajoy ha infatti attualmente ben tre partiti contro di lui: Socialisti, Ciudadanos e Podemos.

Mariano Rajoy lavora per salvare la Spagna

Dopo gli anni dell’euforia del governo Zapatero la Spagna è stata costretta a tornare con i piedi ben piantati per terra dall’avanzare della crisi. Adesso il governo Rajoy sta cercando di condurre il paese al salvataggio, grazie anche all’appoggio dell’Europa, ma deve fare i conti con l’opposizione socialista che di salvataggi non ne vuole sapere.

Per anni la Spagna è stata indicata come un gigante in crescita economica: poi si è scoperto che la Spagna dell’era Zapatero non era un gigante e aveva anche i piedi d’argilla.

Il suo apparente sviluppo economico era dovuto, semplicemente, ad una bolla immobiliare e, soprattutto, a pratiche del sistema bancario ai limiti del lecito, pratiche che il governo Zapatero si è ben guardato da arginare, in qualsiasi modo.

governo zapatero

Quando la crisi è scoppiata, la Spagna è crollata: sia la finanza pubblica che le grandi banche hanno evidenziato da subito enormi problemi. Zapatero ha preferito dimettersi, ammettendo quindi le sue gravissime responsabilità, e il compito di governare la Spagna è stato assegnato dagli elettori, con una maggioranza schiacciante, a Mariano Rajoy.

Il nuovo primo ministro è riuscito ad ottenere molte concessioni dall’Europa, a partire da un prestito di 100 miliardi per il salvataggio delle banche spagnole che hanno fatto follie negli anni del boom, e ha ottenuto anche la possibilità di ottenere il sostegno da parte della BCE.

Ma perché la Banca Centrale Europea inizi a comprare titoli del debito spagnolo è necessario che venga fatta una formale richiesta di aiuto. E’ proprio questo il problema: la Spagna non avanza questa richiesta perché l’opposizione si oppone, in uno sterile gioco al massacro, e i mercati tremano all’idea di quello che potrebbe succedere.

Tuttavia il governo Rajoy, secondo fonti ben informate, starebbe negoziando segretamente i dettagli del salvataggio in modo da mettere l’opposizione di fronte al fatto compiuto.

Se questo avvenisse, come ci aspettiamo, a festeggiare non dovrebbero essere solo i mercati finanziari, ma tutti gli spagnoli onesti. Staremo a vedere.

La Spagna sta meno peggio di quello che sembrava

La Spagna ha bisogno solo di 60 miliardi di euro (invece dei previsti 100) per rimettere in sesto il suo sistema bancario, mentre prosegue il risanamento dei conti pubblici e il mercato immobiliare sta per ripartire.

In un momento in cui la Grecia sta cercando di sottrarsi ai suoi impegni di risanamento, buone notizie giungiono dalla Spagna, a dimostrazione del fatto che politici capaci e onesti possono far migliorare le cose in breve tempo.

La Spagna fuori dalla crisi

La prima buona notizia è che non saranno necessari tutti i 100 miliardi di euro inizialmente previsti per risanare il sistema bancario. Dopo il grande banchetto dell’era Zapatero, infatti, si era stimato che fossero necessari ben 100 miliardi di euro per evitare una serie di default a catena di banche spagnole.

Una società di certificazione indipendente, invece, ha calcolato che sono sufficienti 60 miliardi di euro per mettere in sicurezza tutto il sistema. Una buona notizia, perché significa che l’Europa avrà più munizioni per tamponare altre situazioni di crisi (che certo non mancano, oggi come oggi).

L’altra notizia positiva è che il governo di Mariano Rajoy, prosegue sulla via del risanamento, confermando gli impegni a mantenere il rapporto deficit / PIL al 3% massimo e a proseguire nella lotta per il risanemento delle finanze pubbliche.

Infine una buona notizia arriva anche dal mercato immobiliare: alcune categorie di immobili, soprattutto quelli di pregio nelle più grandi città, come Barcelona o Madrid stanno iniziando a mancare sul mercato, e questo porterà presto ad un moderato aumento dei prezzi o almeno alla fine della caduta.

Insomma la Spagna si avvia all’uscita dal tunnel e senza aver fatto pagare un solo euro di IMU ai suoi cittadini…

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