Sterlina, previsioni di rafforzamento a febbraio

Negli ultimi giorni le prestazioni della sterlina hanno dimostrato che la valuta britannica ha tutte le carte in regola per poter trascorrere un mese di febbraio di potenziale ripresa: non solo la pronuncia della Corte Suprema sul ruolo del Parlamento e le dichiarazioni del governo circa le pretese in sede di negoziazione per l’uscita dall’UE non hanno generato turbamento ma, anzi, hanno consentito alla moneta di riprendere quota, sull’impressione (da una parte) che tutte le incertezze sui temi all’ordine delle negoziazioni sono svanite e (dall’altra parte) sul fatto che probabilmente l’intervento del Parlamento pondererà i toni della Brexit rendendoli un po’ più soft.

Occhi aperti a quel che accadrà nei prossimi giorni

Ad ogni modo, cerchiamo di comprendere con piccoli passi quel che accadrà. Il primo appuntamento è quello che il Parlamento britannico affronterà i prossimi 31 gennaio e 1 febbraio, quando discuterà della legge che autorizzerà il governo ad innescare il processo di uscita dall’UE invocando l’articolo 50 del trattato di Lisbona. Più o meno contemporaneamente avrà anche luogo il meeting della Bank of England, il primo del 2017.

Dai due eventi di cui sopra potrebbero sorgere nuovi spunti per poter comprendere come si evolverà lo scenario locale: ricordiamo che il primo ministro May ha dichiarato di voler avviare i negoziati entro il 31 marzo 2017, e nonostante la Corte Suprema abbia coinvolto il Parlamento nel processo, i tempi potrebbero ancora essere rispettati. Il tutto, naturalmente, salvo eventuali e volontari ostacoli posti in essere dalle stesse Camere, che potrebbero giocare ad approcciare con una funzione ostruzionistica: un’eventualità difficile da verificarsi, ma non certo impossibile.

Nello scenario che riteniamo essere principale, comunque, il governo britannico dovrebbe riuscire a rispettare i termini previsti, avviando l’iter per l’uscita dall’UE entro il 31 marzo. Difficilmente il Parlamento andrà a contrastare con troppa vivacità le posizioni del governo, limitandosi probabilmente a ottenere qualche garanzia circa il ruolo all’interno del mercato unico, o al suo esterno. Da escludersi che il Parlamento possa rifiutarsi di approvare l’invocazione dell’art. 50 del trattato di Lisbona, poiché così facendo andrebbe a smentire gli esiti del referendum dello scorso giugno, con ciò che ne conseguirebbe.

Insomma, il nostro scenario è: via libera del Parlamento alle negoziazioni con sostanziale influenza per una soft Brexit, e avvio dell’iter di uscita dall’UE entro marzo 2017.

Buon andamento del Pil

In tali valutazioni, non devono passare in secondo piano gli ultimi aggiornamenti macro economici nella stessa area: nel Regno Unito, infatti, ha sorpreso al rialzo la stima preliminare per il PIL che conferma nel quarto trimestre i tassi di crescita del periodo precedente a +0,6 per cento trimestre su trimestre e +2,2 per cento anno su anno. Il consenso aveva elaborato previsioni più conservative con modesti rallentamenti a +0,5 per cento trimestre su trimestre e +2,1 per cento anno su anno.

Lo spaccato del dato evidenzia come i contributi principali siano venuti da servizi (+0,8 per cento trimestre su trimestre con un contributo al PIL di 0,6 punti percentuali) e spesa per consumi, voci che potrebbero rivelarsi piuttosto volatili nei prossimi trimestri. La capacità di spesa delle famiglie infatti dovrebbe venire progressivamente ridotta da probabili aumenti dell’inflazione, mentre l’attività nel settore dei servizi sarà fortemente condizionata dall’evoluzione delle negoziazioni relative ai termini del “divorzio” tra Regno Unito e Unione Europea.

Ad ogni modo, nemmeno un dato così positivo ha permesso alla sterlina di guadagnare eccessivo terreno: l’impressione, confermata, è che dunque tutto dipenda dal modo con cui verrà avviata e svolta la procedura di uscita dall’UE…

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