Svizzera: si avvicina il referendum sull’oro che spaventa un pò tutti

Domenica 30 Novembre, quindi fra soltanto 3 giorni, si svolgerà in Svizzera un referendum sull’oro. In particolare i promotori chiedono di obbligare la Banca Centrale Svizzera a portare al 20% la percentuale minima delle proprie riserve auree sul totale delle riserve (per giunta con il divieto di venderle), e di rimpatriare l’oro svizzero alloggiato invece in Gran Bretagna (per il 20% del suo totale) e Canada (per il 10% del totale).

L’esito del quesito referendario rimane ad oggi alquanto incerto. Fino a 15 giorni fa i sondaggi davano infatti un pareggio sostanziale, mentre oggi il no è quotato 9 punti sopra il sì, ma la distanza non è considerata comunque di sicurezza visto l’alto numero di indecisi registrati dalle indagini demoscopiche.

Il referendum è stato promosso da 3 deputati ed un ex parlamentare dell’Udc, il partito della destra populista svizzera. Ma il vertice stesso del partito e tutti gli altri movimenti politici in Svizzera sono invece fermamente contrari all’affermazione del sì (il Governo stesso ha messo in piedi una vera e propria campagna elettorale per il no), come è fermamente contraria all’operazione la stessa Banca Centrale Svizzera.

Essa ritiene che dovendo acquistare un così enorme quantitativo d’oro (ad oggi l’oro corrisponde a circa il 7% delle riserve svizzere, quindi intorno ai 35,6 miliardi di franchi svizzeri, che corrispondono a circa 29,6 miliardi di euro; se dovesse vincere il “sì” nel referendum del 30 novembre, la Banca Centrale Svizzera dovrebbe portare le riserve in oro a circa 100 miliardi di franchi svizzeri e cioè acquistare lingotti per circa 60-63 miliardi di franchi svizzeri, tra ai 49 ed i 52 miliardi di euro), verrebbe meno la flessibilità nella gestione della sua politica monetaria (obbligandola inoltre ad acquistare oro ad ogni allargamento di bilancio e riducendo le riserve di moneta pura). In più un’operazione così ingente da una parte farebbe schizzare in alto il prezzo dell’oro sul mercato e dall’altra renderebbe quello acquistato di valore 0 per la Banca Centrale svizzera stessa, perchè non potrebbe appunto essere rivenduto in nessun caso.

Le poche risorse di valuta a disposizione della Bns potrebbero poi non essere più sufficienti per mantenere il cambio euro-franco a 1,20, soglia difesa fino ad oggi con le unghie ed i denti per proteggere le esportazioni svizzere e che se venisse abbandonata potrebbe provocare una crisi economica interna e magari la delocalizzazione di molte aziende.

I fautori del sì fanno invece leva su un radicato sentimento a favore dell’importanza dell’oro come bene rifugio, che avrebbe dimostrato ancora una volta, con la recente crisi economico-finanziaria, di essere molto più resistente di valute internazionali, come l’euro e il dollaro (anche se negli ultimi anni anche l’oro si è deprezzato). I promotori affermano che le riserve auree sono un patrimonio nazionale e per questo la decisione spetta al popolo, che ha dovuto assistere negli ultimi anni invece ad ingenti cessioni da parte della Bns, a prezzi molto più bassi rispetto a quelli esistenti fino a 3 anni fa, prima che iniziasse appunto la corsa alla vendita dell’oro. La loro scelta continua poi di acquistare euro e dollari sui mercati per impedire al franco svizzero di acquistare troppo valore, non porterebbe affatto benefici consistenti ai cittadini della Svizzera, perchè la bilancia dei pagamenti in realtà ci dice che la Svizzera importa più di quanto esporta, e quindi lasciare un franco sotto una certa soglia ha come effetto solamente quello di provocare l’aumento dei prezzi dei beni (quelli importati che sono la maggior parte), e quindi favorirebbe il galoppo dell’inflazione interna.

Concludendo, qualche certezza comunque ce l’abbiamo su cosa succederà se il referendum avrà successo: oltre al prevedibile terremoto sul mercato dell’oro, un vortice simile potrebbe abbattersi anche sull’euro. L’acquisto dell’oro sui mercati internazionali infatti dovrà essere eseguito in dollari USA e quindi la Banca Centrale Svizzera dovrà per forza di cose vendere una parte molto consistente delle proprie riserve valutarie in euro, per convertirle in dollari, provocando una super speculazione al ribasso sull’euro, e modificando totalmente il numero ed il valore delle esportazioni americane ed europee, di fronte ad un rialzo del dollaro ed a un conseguente deprezzamento dell’euro.

Giancarlo Sali

2 Responses to Svizzera: si avvicina il referendum sull’oro che spaventa un pò tutti

  1. Conte Zio ha detto:

    Il primo passo per tornare al gold standard, i poteri forti stanno facendo ostruzionismo con tutte le loro forze ma se la Svizzera prende questa decisione tutto il mondo starà meglio.

    E’ il primo passo per eliminare l’immenso divario che si è creato tra Main Street e Wall Street, il divario che sta strangolando l’economia mondiale.

    Stiamo morendo di finanza e di spesa pubblica, e le cose sono strettamente correlate. Iniziamo a sciogliere il nodo e ridiamo valore alla moneta, poi le cose andranno meglio.

  2. Lolopono ha detto:

    Fossi Svizzero voterei per il Si, i popoli sono stanchi di avere carta straccia come moneta. E tutto per ingrassare sindacati, politici ladri e grandi potentati finanziari. E noi lavoriamo tutto il giorno per mantenere parassiti…che schifo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *