Svizzera: tre No ai referendum

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La Svizzera ha deciso di non cambiare: questo il risultato del voto referendario su tutti e 3 i quesiti che non hanno riscontrato successo nell’animo dei suoi abitanti. In realtà il Parlamento, la Banca Centrale Svizzera e la stragrande maggioranza dei partiti politici era per il No al referendum proposto da alcuni parlamentari singoli della destra populista, almeno per quanto riguardava i primi 2 quesiti.

Ma andiamo con ordine. Il primo quesito voleva obbligare la Banca Centrale Svizzera a riportare al 20% la percentuale di oro delle sue riserve, con l’obbligo di non venderle mai in alcun caso. Tale situazione aveva messo in subbuglio i mercati, perché se fosse passato il Sì, la Banca Centrale elvetica avrebbe dovuto acquistare subito tonnellate e tonnellate di lingotti d’oro, vendendo euro, così da far innalzare il prezzo dell’oro e rischiare di far crollare il valore dell’euro nel rapporto col dollaro (l’oro sui mercati è acquistabile solo in dollari statunitensi). Il No ha prevalso col 77,2% dei consensi. Il Sì avrebbe portato probabilmente anche ad un apprezzamento sui mercati della moneta svizzera, a danno delle sue esportazioni. I promotori del Sì scartavano invece un’interpretazione del genere, come vi abbiamo raccontato in quest’altro articolo.

Il secondo quesito, denominato “Stop alla sovrappopolazione”, mirava invece ad attenuare in maniera sensibile l’immigrazione (anche quella dei frontalieri), per evitare un innalzamento della popolazione progressivo e pericoloso per la Svizzera, che, visto il suo piccolo territorio, potrebbe presto trovarsi a dover fronteggiare pericolose problematiche di tipo ambientale ed economico, a causa della troppa immigrazione appunto. Il No a questo quesito, da molti definito razzista, ha trionfato col 74,1% dei voti. Anche in Canton Ticino (spesso frequentato dai lavoratori frontalieri mal visti dalla popolazione locale), dove il Sì era considerato maggioritario dall’opinione pubblica, il No ha invece raggiunto il 66% dei voti.

Il terzo ed ultimo quesito referendario, denominato “Basta ai privilegi fiscali dei milionari”, era invece sostenuto dalla Sinistra, che voleva eliminare la tassazione a forfait (vantaggiosa in termini assoluti per i contribuenti molto abbienti) per i super ricchi della Svizzera, riportandola invece ad una situazione di tipo progressivo come prevista per gli altri cittadini. I sostenitori del No (il centro e la destra politica svizzera), si dicevano preoccupati dal fatto che una vittoria del Sì avrebbe portato all’emigrazione logica (il cambio di residenza) di diversi imprenditori e ricchi del Paese. Una fuga fiscale, secondo loro, che si sarebbe ripercossa a danno delle casse della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni.

Qui la battaglia è stata comunque molto più incerta, ma il No ha tuttavia avuto alla fine la meglio con il 59,2% dei consensi.

Giancarlo Sali

2 Responses to Svizzera: tre No ai referendum

  1. Conte Zio ha detto:

    Gli svizzeri hanno fatto la peggiore scelta possibile, pagheranno le generazioni future per questa scelta sciocca e autolesionista. In ogni caso, gli svizzeri stanno molto meglio degli italiani, su questo non ci sono dubbi.

  2. Koddo ha detto:

    Gli svizzeri hanno fatto una scelta sbagliata, tutto qui. Penso che prima o poi se ne pentiranno e piangeranno calde lacrime, ma alla fine è la democrazia. Loro almeno hanno avuto la possibilità di scegliere, noi italiani subiamo e basta, senza possibilità di dire la nostra!

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