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La BoJ annuncia il lancio della terza fase del progetto QQE

Ieri la Banca del Giappone ha reso noto ai mercati mondiali l’imminente lancio della terza fase prevista per il progetto QQE: il primo fu il Quantitative Monetary Easing (allentamento quantitativo e qualitativo) introdotto nel 2013 e poi duplicato l’anno successivo, mentre il secondo QQE with Negative Interest Rates (con l’aggiunta di tassi di interesse negativi) risale al più recente gennaio 2016. Ora l’annuncio di una terza fase ha invece stupito e forse sbilanciato i mercati, ma d’altro canto lo stesso governatore Haruhiko Kuroda si è dimostrato convinto e determinato a portare avanti la sua idea, il lancio del QQE with Yield Curve Control (con il controllo della curva dei tassi), che come ha lui stesso sottolineato “rafforzerà i due precedenti policy framework di politica monetaria ultraespansiva”.

Il Petrolio continua a crollare a 37 dollari al barile. E’ emergenza petrolio!

Le decisioni che sono state prese dall’OPEC, si sono rivelate a dir poco epocali. La decisione di mantenere la produzione del petrolio allo stesso livello classico, ha impattato con violenza nei mercati americani durante la prima fase di questa settimana di trading, che è già molto concitata e si prospetta piena di occasioni. Chi di solito opera con un conto di trading avrà già avuto modo di prendere profitto andando al ribasso sul petrolio, la situazione è chiara.

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Il prezzo del petrolio è crollato al minimo degli ultimi 7 anni e i titoli azionari del settore energetico hanno sofferto da pesanti crolli nelle loro valutazioni. Il riscaldamento globale, e le conseguenti previsioni circa un inverno molto più mite (che porteranno quindi ad un minor consumo di riscaldamento).

Il petrolio e i futures non sono stati gli unici colpiti da questa crisi. I futures del gas naturale sono scesi. Le società estrattrici di carbone come la Consol Energy Inc. (CNX), hanno perso molto in borsa questa settimana, e la multinazionale del petrolio Exxon Mobil (XOM) ha perso il 3% del suo valore di mercato. Il segretario all’Energia Usa, Ernest Moniz, ha tentato di arginare le perdite durante un’intervista a CNBC, affermando che la caduta della produzione nel settore petrolifero dello scisto statunitense non era allarmante: “Presumibilmente, le aspettative sono che nel tempo vedremo una lenta inversione di di questo crollo, e la produzione verrà ripristinata”.

Il Giappone intanto è fuori pericolo

Il Giappone ha rivisto le sue cifre annuali per mostrare un’ottima crescita dell’1 per cento del PIL, invece di una contrazione dello 0,8 per cento, come riportato in precedenza. Nel processo, il paese, che è la terza più grande economia del mondo, ha evitato una recessione tecnica. Questo perché la revisione ha anche cambiato i dati dell’ultimo trimestre per risultare in un aumento dello 0,3% del PIL, invece di una contrazione dello 0,2%.

L’economia giapponese è stata ormai in una spirale verso il basso per gli ultimi due decenni ed è tecnicamente entrata in recessione quattro volte dal 2008.

La revisione dovrebbe dare un pò di pressione al primo ministro Shinzo Abe. I suoi sforzi per rilanciare l’economia attraverso abenomics – un tentativo di aumentare la forza lavoro del paese portando più donne nel mondo del lavoro, aumentando lo stimolo monetario – misure che tuttavia hanno avuto un successo limitato.

La Bank of Japan mantiene i tassi invariati

Nottata decisiva per la BOJ e i traders dello YEN

Stanotte i traders sono rimasti concentrati sulle notizie provenienti dal Giappone, in quanto questa appena passata, è stata la notte nella quale la BOJ ha riflettuto sul da farsi sul Tasso.

Il cartello della BOJ  a Tokyo

Il cartello della BOJ a Tokyo (Foto di Torin Boyd/Bloomberg via Getty Images)

La Banca del Giappone ha deciso di non ampliare il tasso d’interesse per questa giornata, anche se fenomeni come crolli delle esportazioni e la caduta dei prezzi del petrolio minacciano la sua proiezione verso l’obiettivo che l’economia è sulla buona strada per raggiungere il suo ambizioso target di inflazione del 2 per cento, già dall’anno prossimo.

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Persistenti timori di recessione non mancheranno per tenere la banca centrale sotto pressione per rimanere bearish in una riunione futura, molto più cruciale durante il 30 ottobre, quando molti prevedono che verranno tagliate le previsioni economiche e dei prezzi a lungo termine, questo ovviamente secondo gli analisti.

Per il momento, la Banca del Giappone ha mantenuto la sua visione ottimistica anche mentre le esportazioni e la produzione sono state danneggiate rallentando la crescita dei mercati emergenti, ma l’economia giapponese continua a recuperare moderatamente.

Come ampiamente previsto, la banca centrale ha mantenuto la promessa di aumentare la base monetaria a un ritmo annuo di 80 miliardi di yen ( 948 miliardi di dollari) attraverso acquisti di asset aggressivi. “La decisione è arrivata come previsto. Ho ancora fiducia che la BOJ allenterà ulteriormente la politica alla fine del mese”, ha detto Yasunari Ueno, capo economista di mercato presso Mizuho Securities. “Se la BOJ rimarrà invariata a fine mese pur tagliando le sue previsioni rialziste, gli investitori avrebbero preso la notizia come un segno che il suo impegno a raggiungere il 2 per cento l’inflazione si possa essere indebolito,” ha detto l’analista.

Un’economia incerta

L’economia giapponese è rallentata enormemente durante i mesi di Aprile e Giugno, e molti analisti avevano tenuto in conto una possibile nuova contrazione nei mesi estivi di Luglio e Settembre a causa della striminzita domanda globale.

I prezzi al consumo core sono diminuiti nel mese di agosto, e hanno segnato il primo calo annuale da quando la BOJ ha attivato il suo stimolo monetario ormai più di 2 anni fa, portando molti dubbi sul fatto che lo stampare denaro possa in qualche modo avvicinare il paese al target dell’inflazione al 2%.

In una revisione semestrale delle sue previsioni il 30 ottobre, la BOJ è pronta per tagliare le sue previsioni di crescita economica e portare ancora indietro la tempistica per il raggiungimento del target, dicono le fonti.

La BOJ ora aspetta che l’inflazione possa colpire il 2 per cento a settembre del prossimo anno, una previsione che molti analisti criticano come troppo ambiziosa.

Un sondaggio Reuters all’inizio di settembre, prima della recente ondata di dati deboli, ha mostrato che la maggior parte degli economisti non si aspettavano un ulteriore allentamento fino al 2016.

Giappone in grossa difficoltà economica: diversa situazione ma stessa crisi dell’Italia

Banca del Giappone

Il Giappone è lontano anni luce da noi geograficamente ed anche come fondamentali economici, ma la crisi economica che lo coinvolge sembra possedere le stesse caratteristiche di quella italiana.

Avere una propria Banca Centrale che stampi moneta, senza i dettami di una banca comune come la Bce, ed un debito pubblico (addirittura che pesa del 236% rispetto al Pil nazionale) di cui è lo Stato è debitore per il 95% rispetto agli stessi giapponesi, non ha cambiato la sostanza delle cose perchè la sua politica ha commesso gli stessi errori di quella italiana, come vi spiegheremo più avanti nell’articolo.

Fatto sta che nonostante i proclami di 2 anni fa dei liberaldemocratici guidati dal premier Shinzo Abe, il Giappone è rimasto ufficialmente in recessione. Le prime reazioni politiche ed economiche a questo dato hanno portato alle seguenti 2 decisioni:

  1. Shinzo Abe ha sciolto la Camera Bassa, proclamando nuove elezioni (anticipate, che si terranno a metà Dicembre), per tentare di consolidare ancora di più i numeri della sua maggioranza ed avere piena mano libera nelle decisioni e manovre da prendere visto che, nonostante tutto (2 ministri dell’attuale Governo si sono dimessi a causa di scandali finanziari nei quali risultano coinvolti), i partiti di opposizione continuerebbero a perdere consensi nei sondaggi.
  2. La Banca Centrale Giapponese ha deciso di mantenere l’attuale politica monetaria accomodante e di stimoli con 80 mila miliardi di yen (683 miliardi di dollari) all’anno per sollecitare l’economia (quello che la Banca d’Italia non può fare dopo l’entrata in vigore dell’unione finanziaria e monetaria per i Paesi dell’Ue). Ma questa politica è già in atto da un pò, fin qui senza risultati, mentre le resistenze alla sua realizzazione sono venute meno all’interno dell’Istituto nel momento in cui è diventata ufficiale la nuova recessione e la necessità quindi di aiuti economici.

Il premier Shinzo Abe non è riuscito a frenare il potere delle rendite in Giappone, specie di quelle agricole (che continuano a ricevere contributi pubblici elevati), divenute intoccabili, delle lobbies (come quella dei medici che si arricchiscono lavorando contemporaneamente sia nel pubblico che nel privato) e la spaccatura nel mondo del lavoro fra garantiti ed ultra precari (i lavoratori giovani), assunti con contratti a termine e soprattutto con una paga media di meno della metà di quella dei più anziani. La disoccupazione delle donne è altissima (seconda solo all’Italia) ed i salari negli ultimi addirittura 17 anni non hanno registrato aumenti, ed anzi un calo del 9%, facendo crollare i consumi in maniera vertiginosa, visto che ormai gli stipendi servono quasi soltanto a sopravvivere.



In campo economico la decurtazione dei contributi richiesti alle Imprese non ha provocato affatto nuova occupazione, perchè il grosso problema resto quello della mancanza di domanda (lo stesso errore che sta facendo oggi Renzi in Italia): se nessuno compra, le aziende non possono risollevarsi, al di là dell’abbassamento dei contributi o della precarizzazione dei lavoratori.

Nessuna liberalizzazione è stata approvata per frenare il potere delle lobbies, anzi l’Iva che era al 5% (certo se la paragoniamo a quella dell’Italia c’è da rabbrividire), è passata all’8%,e sarebbe dovuta passare al 10% il mese scorso, ma l’ulteriore aumento è stato posticipato di 18 mesi nel momento in cui si sono state indette le elezioni anticipate, per ovvi motivi elettorali appunto.

Le differenze tra l’Italia ed il Giappone restano comunque queste: a noi non ci consentono neanche di scegliere chi eleggere (i parlamentari sono dei nominati e gli ultimi 3 presidenti del consiglio non si erano nemmeno candidati alle elezioni per quel ruolo!) e l’Unione Europea blocca qualunque politica monetaria e finanziaria espansiva.

Giancarlo Sali