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Banca Etruria: tutti assolti. Indignati i risparmiatori

Banca Etruria Tutti Assolti

Novità per la questione Banca Etruria, e questa volta si tratta di qualcosa destinato a far scalpore. Il Tribunale di Arezzo ha infatti assolto i vertici di Banca Etruria sul reato di ostacolo alla vigilanza. La bancarotta però rimane.

L’Oro di Banca Etruria: la storia che ancora nessuno ha raccontato

Boschi Banca Etruria

Investire in oro conviene, su questo non ci sono dubbi. Tra coloro che investono in oro ci sono quelli che preferiscono l’oro fisico e quelli che invece guadagnano soldi puntando soprattutto su contratti derivati aventi l’oro come sottostante. L’obiettivo e le modalità dell’investimento sono completamente diverse e non possiamo dire che investire in oro fisico sia meglio o peggio rispetto a fare investimenti in derivati. Tutto dipende dalle modalità e dagli obiettivi.

Banca Etruria: l’ordine di piazzare i bond truffa arrivò dall’alto

maria elena boschi etruria

Dopo che migliaia di risparmiatori sono stati truffati e hanno perso tutto a causa di Banca Etruria e della cricca che la dirigeva, la magistratura finalmente si muove. Certo, si fosse mossa al momento giusto migliaia di persone avrebbero potuto salvare i risparmi di una vita intera (e forse anche di più generazioni) ma si sa che la magistratura italiana ha ben altro da fare. Non certo perseguire gli omicidi, gli stupri, i furti che diventano ogni giorno più dolorosamente frequenti per le strade italiane. Semplicemente, la magistratura è occupata a imbastire processi sulle olgettine (pare se ne faranno 7 o 8, abbiamo perso il corso).

Ma la CONSOB può sbagliare?

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Quelli che investivano sull’oro con Banca Etruria

Banca Etruria Oro

Investire in oro conviene? Probabilmente sì, l’oro è uno degli asset più tradati al mondo, le sue quotazioni sono tra le più studiate dagli analisti. Soprattutto l’oro è il bene rifugio per eccellenza. Tutte le persone benestanti dovrebbero avere un piccolo o grande deposito in oro fisico, depositato presso un Istituzione finanziaria di assoluta fiducia, soprattutto un’istituzione finanziaria con sede in un paese che rispetta la libertà individuale e la certezza del diritto (non in Italia, quindi).

Decreto Banche: risparmiatori truffati due volte

maria elena boschi

E’ finalmente legge il Decreto Banche. Il governo ha dovuto mettere la fiducia alla Camera e al Senato per riuscire a portare a casa questo risultato. In effetti deve essere qualcosa di veramente molto importante per un governo con dentro Maria Elena Boschi, figlia di una dei massimi dirigenti della dissestata Banca Etruria. Se ci limitassimo a leggere solo i titoli, potrebbe sembrare qualcosa di positivo, i risparmiatori truffati da Banca Etruria (la banca di casa Boschi), CariChieti, Banca Marche e CariFerrara saranno risarciti. Ma noi siamo Mercati24, non un qualunque media sussidiato, e quindi ci piace andare a leggere le cose per capire e far capire.

Ebbene, diciamo subito che il decreto banche si è trasformata in una legge truffa, una legge che bastona i risparmiatori truffati per la seconda volta. Il rimborso sarà pari (al massimo) all’80% della somma truffata da una delle quattro banche. Ma attenzione: non tutti i risparmiatori sono uguali. Solo coloro che hanno un reddito, ai fini IRPEF, inferiore ai 35.000 euro annui o un patrimonio mobiliare inferiore ai 100.000 euro possono essere risarciti. Gli altri no. Si tratta di una discriminazione fortissima, senza nessun tipo di giustificazione.

Ragioniamo: se il governo si impegna con un decreto a risarcire i risparmiatori è perché riconosce che le quattro banche, Etruria in testa, hanno truffato i risparmiatori. Ma allora perché coloro che hanno un reddito leggermente superiore alla media non hanno diritto al rimborso? E’ un gioco al massacro populistico, tipicamente italiano: il ricco deve essere spogliato dei suoi beni e non merita compassione. Non ci meravigliamo poi se gli italiani con intelligenza e capacità di impresa vanno all’estero a guadagnare, dove non sono considerati carne da macello ma una risorsa per una società.

Ma il decreto non ci piace per niente anche per un’altra ragione
: coloro che accettano il risarcimento rinunciano all’arbitrato. In pratica, è un gioco molto pericoloso. Il governo probabilmente vuole evitare che durante l’arbitrato vengano fuori le responsabilità della famiglia Boschi nella truffa (che siano penali o solo morali poco importa) e quindi cerca di mettere a tacere con questa mancia i risparmiatori truffati. Accettare questi soldi, per i risparmiatori truffati da Banca Etruria e dalle altre banche, è una decisione difficile, in pratica devono decidere se è meglio l’uovo oggi oppure la gallina domani.

Il decreto francamente è un errore. E’ vero che magari potrebbe risollevare i destini elettoriali del PD in alcune zone tradizionalmente rosse, ma la domanda di fondo che ci poniamo è: se i risparmiatori sono stati truffati (come è evidente) perché non si lascia semplicemente fare il corso alla magistratura e non si arriva alle condanne in sede penale e civile? In questo modo gli impiegati che hanno truffato (perché la truffa non è stata solo orchestrata dall’alto, ma molti impiegati sportellisti hanno collaborato attivamente) pagherebbero per le loro colpe e i risparmiatori sarebbero risarciti a pieno, non solo avrebbero indietro tutti i loro soldi, indistintamente dal reddito (il decreto parla dell’80%) ma avrebbero anche probabilmente risarcimenti ulteriori per le spese legali e per i danni morali. Ovviamente questa soluzione non piace perché metterebbe, ancora una volta, in evidenza le colpe di Papà Boschi (penali o solo morali che siano) e soprattutto andrebbe a colpire i bancari, protetti da sindacati e PD.

Se invece non si è trattato di una truffa ma le obbligazioni spazzatura erano state acquistate in maniera consapevole, allora perché i risparmiatori dovrebbero essere risarciti? E’ un investimento sbagliato su cui si dovrebbe mettere la croce sopra. Il governo Renzi purtroppo sta dimostrando ancora una volta di non avere le carte in regola per governare l’Italia. La tragedia vera è che tutti i potenziali sostituti farebbero peggio, molto peggio. Non ci resta che piangere.

Altra fregatura in arrivo per i clienti delle banche: i tassi negativi

Non è un bel momento per i clienti delle banche. Devono controllare bene se hanno in portafoglio azioni o obbligazioni bancarie perché sono a rischio bail in. Non solo banche di dimensioni relativamente modeste come Banca Etruria (la banca di casa Boschi per intenderci) ma anche banche sistemiche come Unicredit potrebbero finire nell’incubo bail in. Per chi ha qualche soldo da parte, frutto magari di una vita di duro lavoro, poi c’è anche l’incubo patrimoniale. Fino ad oggi ce l’hanno fatta accettare in maniera graduale, con la crescita delle imposte di bollo sui risparmi. Ma non è escluso che prima o poi i politicanti italiani con l’appoggio entusiasta dei sindacati non facciano quello che hanno sempre sognato: imporre una patrimoniale pesante, in grado di spezzare per sempre le reni alla classe media italiana.

camusso patrimoniale

Susanna Camusso, leader CGIL. La sua è una vera e propria ossessione per una patrimoniale pesante contro quel poco che resta della classe media italiana.

Se tutte queste fregature non bastano a rovinare i sogni degli italiani con un conto in banca, adesso si sta profilando concretamente anche un’altra minaccia: quella dei tassi negativi sui depositi bancari. Facciamo un brevissimo riassunto: la BCE sta tentandi disperatamente di salvare capra e cavolo con una politica monetaria folle. Mario Draghi ha imposto persino i tassi negativi sui depositi detenuti dalle banche presso la BCE. Una follia a tutti gli effetti che dimostra quanto sia fallimentare l’approccio seguito fino ad ora.

E’ come se un medico fosse chiamato al capezzale di un paziente in overdose e continuasse a iniettargli dosi sempre più massiccie di sostanza stupefacente. Alla fine il paziente muore. Per quanto riguarda l’azione della BCE, la pagheremo cara con qualche decennio di iperinflazione (Venezuela Style e ovviamente sarà tutta colpa del neoliberismo), per il momento però sta uccidendo gli utili delle banche.

Le banche, di fatto, non possono prestare molto denaro ai soggetti economici come famiglie e imprese: le condizioni deteriorate dell’economia Europea e soprattutto italiana fanno sì che prestare soldi a imprese e famiglie significa direttamente incrementare le sofferenze. E’ brutto da dire ma è così. Che cosa possono fare allora le banche dei loro soldi? Possono comprare titoli di Stato, è vero. Ma a causa della politica monetaria di Mario Draghi i tassi di interesse sono scesi praticamente a 0, persino per titoli rischiosi nel lungo periodo come i titoli di Stato italiani. E allora alle banche non resta che depositare i soldi sui conti della BCE. Ma solo per tenere parcheggiati i soldi su quei conti devono pagare.

Le banche in questo momento non stanno vivendo una bella situazione, per loro fare utili diventa sempre più difficile. E qui parliamo delle banche europee in generale. La situazione delle italiane è drammatica. Gli utili di esercizio potrebbero infatti servire a coprire almeno una parte delle mastodontiche sofferenze che le banche italiane si portano dietro. Non dico a risolvere il problema, ma almeno a calciare il barattolo in avanti di qualche mese. Invece, la politica della BCE sta chiudendo anche questa porta.

Che cosa faranno le banche italiane? Alcune finiranno in bail in. Altre applicheranno un bail in dolce (potremmo dire un bail in con la vasellina) e cioè applicheranno i tassi negativi ai propri clienti. Di fatto i conti di liquidità delle grandi aziende sono già stati colpiti dai tassi negativi da qualche tempo. Adesso però il rischio si avvicina anche a chi ha conti correnti di dimensioni estremamente più limitati, diciamo sui 100.000 euro.

Si comincia con Edmond de Rothschild, una prestigiosa banca svizzera che ha fatto sapere ai suoi clienti italiani che per i conti espressi in Euro devono prepararsi a mettere le mani al portafoglio:

“La qualità della relazione instaurata con i clienti e la loro soddisfazione sono le nostre maggiori priorità. Nel 2015 il nostro istituto aveva deciso di salvaguardarla dalle ripercussioni dei tassi d’interesse negativi sui saldi dei conti correnti espressi in euro fatturati alla scrivente società dalla Banca centrale europea“. Il tempo verbale utilizzato (trapassato imperfetto) fa capire che non sarà più così.

Il messaggio continua, ma alla fine il cliente scopre la brutta sorpresa: dovrà pagare lo 0,4% del valore del conto ogni anno. Un bail in con guanti di velluto. O con vasellina se preferite una metafora più calzante. E presto anche altre banche seguiranno Edmond de Rothschild. E siamo più che sicuri che nel caso delle banche italiane, il prelievo annuo sarà superiore allo 0,4%. In questo caso poi bisogna tener conto della pesante imposta di bollo e della probabile patrimoniale (prima o poi la Camusso dovrà essere accontentata).

Come difendersi dai tassi negativi

Chi ha lavorato una vita intera per raggiungere un minimo di sicurezza economica si starà chiedendo con quali strumenti finanziari è possibile difenders dai tassi negativi. In questo momento, la risposta è che nessuno strumento finanziario garantisce rendimenti tali da giustificare il rischio. La notizia di ieri è che anche il bund decennale ha incominciato a pagare tassi negativi. Certo, un bund decennale almeno garantisce sicurezza, a differenza della maggior parte dei conti correnti delle banche italiane se si dispone di più di 100.000 euro. Ricordiamo infatti che la normativa prevedere che i conti correnti superiori ai 100.000 euro possono essere prosciugati per la procedura di bail in (per la parte eccedente i 100.000 euro). Inoltre, la stessa normativa prevede che i depositi sopra i 100.000 euro non siano protetti in caso di fallimento delle banca.

Ma allora che cosa dobbiamo fare? Accettare che il frutto del nostro lavoro finisca nelle mani scellerate di chi sta mandando a rotoli l’economia? Una soluzione in effetti c’è, ma non è finanziaria. La soluzione sarebbe una giusta combinazione di contante e oro fisico.

boschi banca etruria

Il ministro Maria Elena Boschi. La banca gestita dal patre, Banca Etruria, era leader in Italia per l’investimento in oro fisico. Chi aveva oro presso Banca Etruria sta piangendo lacrime amare.

Per quanto riguarda l’oro fisico bisogna stare rigorosamente alla larga dalle banche italiane, per vari motivi. Primo, per l’esperienza proprio di Banca Etruria che poi si è scoperto vendeva oro patacca. Chi ha comprato oro da Banca Etruria e lo ha lasciato in deposito sta piangendo lacrime amare. Secondo, perché in caso di aggravarsi della crisi finanziaria, il possesso di oro sarà vietato e i cittadini saranno costretti a cederlo allo Stato (o agli amici degli amici) in cambio di carta straccia. La soluzione è tenere l’oro in custiodia usando cassette di sicurezza (non altri strumenti finanziari e/o di custodia) e soprattutto di farlo in un paese con certezza del diritto, come la Svizzera.

Una quota del proprio patrimonio potrebbe essere depositata, sempre in cassette di sicurezza, sotto forma di contante. La compagnia di assicurazioni tedesca Munich Re ha iniziato a stoccare banconote proprio per sfuggire ai tassi negativi. Si parte con i primi 10 milioni di euro. Purtroppo per i comuni cittadini italiani conservare il contante è molto difficile. E’ in corso una vera e propria guerra senza esclusione di colpi contro il contante, con l’Agenzia delle Entrate che è autorizzata a fare tutte le possibili illazioni negative e a confiscare senza prove. Alla faccia dello stato di diritto, potremmo dire. Conservare il contante in Italia è difficile. Le cassette di sicurezza sono monitorate con un’attenzione da fare invidia alla Stasi della ex Germania dell’Est. Tenere i soldi sotto il materasso è pericoloso: ormai i furti sono all’ordine del giorno (e non si fa nulla per contrastarli) ma non è una questioen economica. Se c’è sentore di molto denaro, il ladro si sente autorizzato a compiere qualunque tipo di violenza per raggiungere il suo obiettivo. Tanto sa che un buon giudice di sinistra che lo mette fuori dal carcere anche dopo crimini scellerati con una pacca sulla spalla c’è sempre. E ovviamente chi osa far notare la situazione è subito accusato di razzismo.

La soluzione per conservare il contante è sempre la Svizzera, o altro paese con certezza del diritto, diciamo Svizzera per ragioni di vicinanza geografica. Tuttavia non nascondiamo che i problemi tecnici e legali sono tanti. Purtropo ci hanno costretto a vivere nella paura, non siamo liberi nemmeno di disporre del nostro denaro, onestamente guadagnato, mentre l’Italia è preda di bande di ladri, saccheggiatori, assasini e stupratori che invece non vengono colpiti dalla Legge.

Ottenere rendimenti nell’era dei tassi negativi

E che cosa possiamo dire a chi, oltre a difendersi dai tassi bassi e dal rischio patrimoniale, volesse anche ottenere rendimenti? Oggi non è possibile ottenere rendimenti dagli investimenti finanziari. Gli strumenti che offrono rendimenti a prima vista accettabili sono destinati a non restituire il capitale. L’unica soluzione per chi vuole ottenere un rendimento vero è quello di speculare sui mercati.

Non è difficile come un tempo: oggi è possibile speculare sui mercati, ottenendo risultati anche molto buoni, utilizzando piattaforme per il trading online sicure e affidabili, come Iq Option. Queste piattaforme sono semplici da usare e garantiscono rendimenti piuttosto elevati. Ovviamente parliamo di speculazione finanziaria, quindi il rischio è particolarmente alto. Ma il bello è che si può cominciare a fare trading con piattaforme come Iq Option con un capitale iniziale di appena 10 euro. In pratica si comincia come un gioco, se le cose vanno bene si può incrementare il proprio capitale e cominciare a fare guadagni più elevati. Se poi non si vogliono rischiare nemmeno i 10 euro, con Iq Option è possibile speculare in modalità demo, cioè con soldi virtuali, giusto per diversi un po’.

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DL Banche, novità sui rimborsi: si allarga (di poco) la platea dei risparmiatori

Arrivano novità sui rimborsi previsti per i risparmiatori coinvolti nel fallimento delle quattro Banche salvate dal Governo (Banca Marche, Banca Etruria, Carife e CariChieti ). Ieri sera la commissione Finanze del Senato ha chiuso l’esame del decreto legge atteso oggi nell’Aula di Palazzo Madama. Il provvedimento sarà sottoposto al voto di fiducia per ridurre i tempi del dibattito poiché il decreto scade il 2 luglio e deve passare senza altre modifiche anche alla Camera; anche in quel caso il Governo sceglierà la fiducia.

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Le modifiche

Le modifiche previste nella nuova versione del decreto non riguarderanno i criteri per l’ottenimento del rimborso automatico dell’80% dell’investimento in obbligazioni subordinate: un patrimonio in titoli sotto i 100 mila euro e un reddito sotto i 35 mila. Le novità riguardano dettagli come il reddito da controllare che non sarà più quello lordo ma quello complessivo (tiene conto solo dei redditi ai fini Irpef, al netto delle deduzioni di cui si ha diritto, escludendo dal conteggio, ad esempio, entrate da rendite finanziarie o il trattamento di fine rapporto).

boschi banca etruria

Maria Elena Boschi, braccio destro del premier Renzi e figlia dell’ex vicepresidente di Banca Etruria.

Cambia anche l’anno in cui misurare il reddito, che non sarà più il 2015 ma quello precedente. Novità anche riguardo il tempo concesso ai risparmiatori che ne hanno diritto per presentare l’istanza per il rimborso automatico che passano da quattro a sei mesi dal momento che il decreto sarà convertito in legge (conversione prevista per il primo luglio, concedendo tempo, quindi, fino a fine anno). Inoltre, i risparmiatori inoltre non dovranno più allegare copia della richiesta di pagamento, alla banca in liquidazione, del credito relativo agli strumenti finanziari subordinati.

Un aspetto molto importante riguarda la previsione sull’applicazione del cosiddetto “patto marciano”; la possibilità della Banca che ha erogato il prestito di acquisire il bene immobile messo a garanzia del debitore inadempiente (a meno che si tratti della prima casa), versando la differenza tra il valore del bene a garanzia , stimato da un terzo soggetto, e la somma dovuta alla Banca). Nel testo non c’è traccia di una norma anticipata dal Governo nel comunicato con cui presentava il decreto, in cui si specificava che nel caso in cui, al contrario, il valore del bene a garanzia fosse inferiore all’importo della somma dovuta, il debitore non dovrà nulla al creditore. Circostanza che ha sollevato le critiche e malumori tra i risparmiatori coinvolti nella vicenda e diversi parlamentari dell’opposizione.

In fine, sempre in riferimento al patto marciano, il testo del decreto prevede che se il debitore ha già restituito l’85% del finanziamento avrà a disposizione nove mesi, e non più sei, per sanare un eventuale inadempimento.

Obbligazioni Subordinate: in italia 67 miliardi emesse da banche top 10

Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti

Non si ferma lo scandalo delle obbligazioni subordinate, sì avete capito bene, proprio quelle che hanno portato sul lastrico i clienti di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti.

E’ di oggi la notizia che proprio queste tossiche obbligazioni subordinate che sono state emesse dalle numerose banche italiane, ammontano ancora ben 67 miliardi di euro, e circa il 46% è stato fornito alle famiglie, e pensate che ben l’83% è stato emesso dalle top 10 banche in italia.

Il report arriva direttamente dalla Banca d’Italia, alla luce dello scandalo di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti.




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Lo scandalo Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti

Ne abbiamo già parlato in passato del caso di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti e delle insistenti storie delle centinaia di migliaia di risparmiatori che non fanno altro che continuare a protestare pubblicamente cita i loro fondi andati in fumo per colpa dell’azzeramento delle azioni, diventata carta straccia. Stiamo parlando di ben 130 mila azionisti ed oltre 10 mila clienti che hanno investito in obbligazioni subordinate.

Quello che successe fu gravissimo: “In pratica agli sportelli chi lavorava per queste banche, era costretto a convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca, ed ogni settimana erano obbligati a presentare dei report con delle somme che ogni banca doveva raggiungere ad ogni costo”. La persona che non aveva raggiunto gli obiettivi, o che comunque era l’ultimo della lista, veniva richiamato dal direttore.

Una vera e propria truffa legalizzata

Una volta che i clienti avevano investito e comprato quelle azioni e obbligazioni subordinate, era praticamente impossibile venderle, in quanto chi lavorava per Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, affermava che “Era tutto finito sul mercato secondario, e quindi era impossibile da vendere”.

Un ricerca continua del lucro e dell’arricchimento della banca, azioni che però andavano a scontrarsi sull’interesse del cliente, che è stato trattato in maniera vera e propria come della carne da macello. E non solo il cliente, in quanto secondo alcuni dati, per ogni banca circa la metà della forza lavoro (stiamo quindi parlando di migliaia e migliaia di dipendenti) detenevano azioni e obbligazioni delle proprie banche, tranne che per Carichieti, dove solo in 25 su 700 erano anche anche titolari di azioni oppure obbligazioni.

Banca Etruria e i conti svuotati: sono conti dei VIP!

Sapevano tutto, ma ci hanno voluto far credere che era un fulmine a ciel sereno, quando in realtà il fulmine era stato manovrato, anzi radiocomandato come un drone che sgancia bombe su ignari clienti, che si sono visti esplodere i propri conti così dal nulla, in uno scenario molto simile ad un film post-apocalittico.

Il commissario liquidatore ha parlato, tra i mesi di Ottobre e Novembre 2014, si sono volatilizzati molti conti di banca etruria verso altri lidi, ben 288 milioni di euro. A giudizio Giuseppe Fornasari, ex presidente di Banca Etruria, Luca Brunchi e il Dirigente Davide Canestri.

Una “casualità” che ha portato i conti Banca Etruria a svuotarsi

Pochissimi giorni prima del decreto salvabanche del Governo “Renzie”, un mese prima per l’esattezza, moltissimi conti di Banca Etruria sono stati letteralmente svuotati, non c’è rimasto più nulla. Ma erano soldi intelligenti, che sono andati su conti sicuri, in quanto chi ha architettato tutto questo già sapeva cosa sarebbe successo. E questo mi ricorda un po’ la frase dell’indimenticato Giovanni Falcone:

Segui i soldi, e troverai la mafia

E vediamo un po’ dove porta questa pista dei “conti svuotati” Banca Etruria

Ovviamente, come vi sarete potuti immaginare, il sospetto è che qualcuno possa avere “fatto una soffiata” ad alcuni clienti molto particolari e privilegiati, i cosiddetti “VIPs” del fatto che i rischi di perdere tutti i propri risparmi erano altissimi. Ma ancora non si conoscono i nomi, e i magistrati vogliono arrivare ai nomi veri di tutti i titolari di questi conti “svuotati” nel giro di pochissime ore, proprio per verificare se possano aver goduto di un trattamento di favore in violazione del codice.

I contatti dei correntisti prima del 22 di Novembre, sono fondamentali per cercare di scoprire chi c’è dietro a quei conti, ma le indiscrezioni già affermano che una serie di VIP, ancora resi anonimi, rischiano di essere smascherati nelle prossime settimane.

Perdite per 1 miliardo di Euro per Banca Etruria, conti svuotati

Banca Etruria ha un buco di circa un miliardo e 170 milioni, nonostante le misure prese dall’autorità di vigilanza che ha provveduto alla copertura delle perdite, azzerando le riserve, capitale sociale, obbligazione. E’ una vera e propria voragine nei conti gravissima. L’istanza al tribunale afferma che “non sono necessari altri accertamenti, ed è necessaria l’insolvenza subito”.

Boschi rischia grosso con la sua Banca Etruria

Conti Svuotati Banca Etruria Boschi

Lunedì prossimo ci sarà quindi la discussione sul ricorso presentato dal commissario liquidatore di Etruria, Giuseppe Santoni, per insolvenza. Se il tribunale deciderà per l’insolvenza, il prossimo passo sarà quello di aprire un quinto filone di inchiesta per bancarotta, e quindi i provvedimenti saranno presi nei confronti dell’ultimo consiglio di Amministrazione che aveva come vicepresidente Pier Luigi Boschi, il padre della trader Maria Elena Boschi, che (sarcasmo) tra l’altro è anche un Ministro (foto sopra). E proprio quando era vicepresidente il padre della Boschi, ci sarebbe stata la fuga di notizie nei confronti dei VIP da parte dei correntisti di Banca Etruria, che già sapevano cosa sarebbe successo, ed hanno messo in guardia questi clienti “speciali”.

Banca Etruria, giallo sui risarcimenti

Un anticipo di risarcimento per i correntisti che hanno perso più del 50% del patrimonio investito, da attivare al più presto, prima dell’emanazione del provvedimento governativo che darà a Cantone il compito di gestire gli arbitrati.
Questa è l’indiscrezione di stampa pubblicata da La Repubblica, secondo cui la proposta sarebbe nata nel stanze di palazzo Chigi e con l’accordo del presidente di Nuova Banca Etruria, Roberto Nicastro, il ministro Padoan e il governatore di Bankitalia Visco.

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LA SITUAZIONE A motivare la mossa sarebbero considerazioni di due tipi: una politica, col Governo impegnato a governare il malcontento diffuso dei risparmiatori truffati, di quelli che temono una sorte simile e dell’opinione pubblica in generoni cui si sta insinuando un clima di sfiducia verso il mondo del credito.
La seconda motivazione è di tipo economico. Le nuove banche temono la fuga dei propri correntisti verso altri istituiti credito. Un timore fondato, vista la forte mobilitazione dei risparmiatori, organizzati nel comitato “vittime del salva banche”, che hanno invitano tutti i clienti di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti a trasferire i propri conti altrove.

LA PROPOSTA La proposta di cui scrive La Repubblica consisterebbe in un risarcimento ponte che la nuova Banca Etruria anticiperebbe a quei correntisti, definiti dallo stesso Nicasto come “casi limite”, che hanno investito meno di 100 mila euro ma che hanno concentrato oltre il 50% di questo capitale nelle obbligazioni subordinate azzerate allo scioglimento di banca Etruria. In tutto 683 investitori di cui si conoscono i nomi e ai quali la nuova Banca Etruria vuole garantire il diritto di prelazione nell’attingere al fondo di solidarietà.

LA SMENTITA DI RITO Nelle ultime ore è arrivata una smentita da parte del Ministero dell’economia che precisa che per il momento è “un’ipotesi infondata finché non sono chiari i criteri per i risarcimenti” e che “è già al lavoro sui decreti attuativi delle norme salva-risparmiatori varate dal governo per andare incontro alle esigenze dei risparmiatori truffati”.
Una presa di posizione apparentemente netta ma che nel linguaggio della politica descrive una situazione ancora aperta ed è un modo per prendere tempo.

Nonostante la volontà di operare con la massima urgenza, la politica ha i suoi tempi tecnici e i suoi cavilli che fanno pensare che ci vorrà del tempo per arrivare al “ristoro” dei risparmiatori truffati.
Un tempo che il Governo potrebbe pagare in termini di consenso e con la scadenza elettorale delle amministrative non lontana c’è da scommettere che la partita è ancora apertissima.

Banca Etruria, Csm: non c’è incompatibilità per il pm Rossi

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“Allo stato non ci sono gli estremi per l’apertura di una pratica per incompatibilità ambientale o funzionale: abbiamo ascoltato un magistrato sereno che dà prova d’imparzialità”. Al termine dell’audizione del procuratore di Arezzo, Roberto Rossi – che indaga su Banca Etruria ed è consulente giuridico della presidenza del Consiglio – il presidente della prima commissione del Csm, Renato Balduzzi, esclude un “caso Rossi”.

NESSUNA INCOMPATIBILITÀ A parere di Balduzzi, nel corso dell’audizione Rossi è stato “lineare e convincente” delineando la figura di “un magistrato indipendente e imparziale” che opera nel contesto di unicità di provincia; per tali ragioni “l’orientamento della commissione è quello di non aprire una pratica per incompatibilità ambientale e funzionale”.

Per quanto riguarda la propria consulenza al Dipartimento Affari giudici e legislativi di Palazzo Chigi, Rossi ha spiegato alla commissione che non ha mai ritenuto che ci fossero interferenze tra i due incarichi, anche perché non c’erano componenti della famiglia della ministra Boschi tra gl’indagati. Nella valutazione del Consiglio, ha precisato il consigliere del Csm, Piergiorgio Morosin -“ha anche pesato il fatto che l’incarico di consulenza si chiuderà il 31 dicembre. Inoltre, è importante tutelare le indagini in corso, per i risparmiatori che hanno subito un danno e che stanno attendendo risposte”.

CSM ACQUISIRÀ LA DOCUMENTAZIONE DI BANKITALIA
Il prossimo passo sarà l’acquisizione da parte del Consiglio superiore della Magistratura di tutta la documentazione sull’attività d’ispezione della Banca d’Italia relativa a Banca Etruria. L’11 gennaio il Csm chiuderà la procedura sul procuratore di Arezzo.
L’acquisizione della relazione di Bankitalia sarà importante per confrontare le dichiarazioni di Rossi davanti alla commissione con i fatti raccolti dall’attività ispettiva condotta dalla banca centrale italiana, verificandone l’eventuale veridicità.
Riguardo a possibili profili disciplinari a carico di Rossi, Balduzzi ha dichiarato che le valutazioni “spettano ai titolari dell’azione disciplinare, ossia il pg presso la Cassazione ed il Ministro della Giustizia. Valuteremo l’11 gennaio se ci sono gli estremi per trasmettere le carte”.

ZANETTIN: BASTA AI DOPPI INCARICHI Non si placa però la polemica, anche all’interno dello stesso Csm. Il consigliere laico, in quota FI, Pierantonio Zanettin ha chiesto al Comitato di presidenza l’avvio di una pratica per introdurre “limiti più stringenti” per “incarichi di consulenza dei capi dell’uffici requirenti”.
“Le recenti vicende sull’inchiesta Banca Etruria hanno evidenziato lacune e criticità nella normativa secondaria sugli incarichi extragiudiziari, pur oggetto di una recentissima revisione da parte del Consiglio”. “Come correttamente evidenziato anche in  una recente dichiarazione del Vice presidente -aggiunge Zanettin – occorre modificare in particolare la normativa sui doppi incarichi”.