Tag Archives: BCE

Furto stratosferico sulla piattaforma italiana Bitgrail, ma del rimborso nemmeno l’ombra

Grande smacco sulla piattaforma italiana Bitgrail, dove tutti i possessori sono stati derubati, per un ammontare complessivo di 150 milioni di dollari di monete virtuali Nano.

Svolta BCE, cosa succederà al mercato del forex?

bce forex

Il direttorio della Banca Centrale Europea riunitosi il 20 luglio 2017 ha scelto di lasciare invariati i tassi di interesse. Il tasso principale resta quindi a 0% mentre il tasso di interesse sui depositi permane in negativo quindi a -0,4%. Per quanto riguarda il tasso di interesse marginale continua a rimanere leggermente positivo con +0,25%.

Draghi, il problema dell’overbanking e la bassa redditività delle banche europee

Mario Draghi

Ha risposto all’appello Mario Draghi, dopo le recenti critiche mosse alla Banca centrale europea dall’intero settore bancario, secondo cui i bassi tassi di interesse e soprattutto i tassi negativi applicati ai depositi delle banche starebbero ulteriormente comprimendo i margini di profitto degli istituti di credito, e quindi anche la redditività.

La lunga e complicata estate della Banca centrale europea

mario draghi

Come sempre agosto è il mese meno vivace economicamente parlando, un assioma che vale per le banche, i mercati e gli stessi istituti centrali. La Bance centrale europea ha infatti rallentato la propria attività durante questo mese, ma nonostante questo il piano di riacquisti di attività pubbliche elaborato da Draghi e soci ha superato il traguardo simbolico dei 1000 miliardi di euro nei suoi primi 18 mesi. Un risultato notevole, ma non apparentemente sufficiente: il mercato non si accontenta e vuole di più, sperando nel miraggio di una estensione del quantitative easing, espressione che designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta a debito da parte di un istituto centrale e la sua iniezione nel sistema finanziario attraverso imponenti operazioni di mercato aperto.

TLTRO: che cosa sono e cosa vuol dire?

TLTRO: Che cosa sono e cosa vuol dire?

Sicuramente adesso che la BCE ha confermato il suo nuovo piano per uscire dall’inflazione, attraverso una politica monetaria rivoluzionaria, avrete sentito parlare negli ultimi giorni degli acronimi LTRO, TLTRO: ma che cosa significano?

Aspettative e previsioni sulla riunione della Bce del 21 luglio 2016

banca centrale europea

La riunione della Banca centrale europea in programma per oggi giovedì 21 luglio è attesa con ansia dai mercati di tutto il mondo. Dopo i tumultuosi eventi dell’ultimo mese le borse mondiali hanno mostrato segni di sofferenza, soprattutto in seguito allo shock della Brexit, un processo pluriennale le cui conseguenze macroeconomiche sono di fatto ancora imprevedibili, e giocate sul lungo termine.

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È stata infatti registrata nelle sessioni europee della scorsa settimana una parziale riduzione della volatilità
, una modesta performance dell’azionario e una sempre più crescente propensione al rischio. Quest’ultimo è di fatto un segno positivo, chiaro indice della rinnovata fiducia degli investitori, che mostrano quindi una minore avversione al rischio.

L’obiettivo principale della Bce alla riunione odierna sarà in ogni caso quello di convincere i mercati finanziari di essere in grado di rispondere alle difficoltà, e rassicurare gli investitori circa la capacità di attuare le manovre necessarie se gli eventi futuri lo richiederanno.

Comunque non dovrebbe essere annunciato alcun potenziamento dell’attuale piano di stimoli monetari da 80 miliardi al mese noto come Quantitative Easing, anche se pare probabile l’intervento a breve della Bce. Facilmente il prossimo passo della Banca centrale europea riguarderà un’estensione della scadenza del QE, o eventualmente alcuni cambiamenti alle regole applicate per l’attuazione del programma di acquisto.

Almeno questo è quello che si aspettano gli analisti, secondo i quali verosimilmente Francoforte attenderà l’appuntamento dell’8 settembre (il primo utile) per prendere ulteriori decisioni riguardanti la politica monetaria dell’Eurozona. A quel punto saranno disponibili anche i dati relativi al pil del secondo trimestre, e in generale si avrà un quadro più delineato sull’andamento dell’economia europea, minata dalle incertezze nate in seguito all’uscita del Regno Unito dalla comunità.

Sicuramente tra i temi trattati ci sarà anche quello spinoso degli istituti di credito italiani, che al momento rappresentano una grande minaccia per la politica monetaria europea. Tuttavia appare al momento improbabile che Draghi tratti tale questione prima che siano noti gli esiti degli stress test.

La Bce deve inoltre fare i conti con la decisione della Bank of England di non tagliare i tassi a luglio, volendo rinviare probabilmente l’allentamento ad agosto. Questa decisione permette a Francoforte di prendere tempo, ma d’altro canto contribuisce a rendere incerto lo scenario del prossimo mese.

Turchia e Brexit, le reazioni dei mercati all’apertura

mercati brexit turchia

Se già lo shock della Brexit aveva portato nuovi timori e incertezze nel mondo della finanza europea e mondiale, il tentato colpo di Stato in Turchia dello scorso venerdì 15 luglio ha definitivamente contribuito a rendere imprevedibile lo scenario di questa settimana. La risposta è tuttavia stata diversa da quello che ci si aspettava: proviamo a fare il punto della situazione.

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Già dall’immediato post-referendum le borse europee sono state dominate dalla volatilità, pagando in questo modo i fondati timori legati alla complicata situazione politica internazionale. Per questo i mercati continuano di fatto a domandare stimoli alle banche centrali, sperando in misure di sostegno e di controllo dell’inflazione, risposte che il presidente Draghi troverà questo giovedì insieme al consiglio direttivo della Bce, da cui certamente dipenderà l’andamento del mercato dei prossimi giorni.

Gli investitori paiono comunque avere fiducia nelle scelte e politiche della Bce, motivo per cui i listini hanno recuperato, nel loro complesso, i valori precedenti l’uscita del Regno Unito dalla comunità europea. Gli analisti attendono poi a breve dal Fmi una revisione delle stime sulla crescita economica, e pare probabile che, se i numeri della ripresa dovessero cambiare, sarà in direzione negativa.

Le borse statunitensi si sono comunque svegliate oggi in lieve rialzo, mentre Milano, trascinata in basso dalle banche, dopo una apertura altalenante e poco chiara ha intrapreso la strada del ribasso, accompagnata dagli indici Mib e Ftse.

Nonostante le aspettative invece i mercati valutari non hanno subito eccessivi contraccolpi dopo il fallito golpe di Istanbul: l’euro si mantiene relativamente stabile su 1,1073 dollari e 117,40 yen, mentre durante la sessione di lunedì la coppia GBP/USD si è ripresa dalle notevoli perdite accusate durante la chiusura della passata settimana, e legate ai timori post Turchia. Molti investitori hanno infatti diretto i flussi monetari sul dollaro, considerato una valuta “rifugio” in questo caso. Per le stesse ragioni molto simile è stato l’andamento della coppia EUR/USD, pur se in maniera leggermente inferiore alla media.

Per quanto riguarda infine le materie prime
, la settimana si è aperta in calo per il petrolio, che si presenta ancora debole, con Brent a -0,15% a 46,89 dollari al barile e il Wti a -0,31% a 45,1 dollari al barile. In leggero rialzo invece l’oro, visto da molti investitori come un riparo sicuro in seguito ai timori nati in seguito agli eventi degli scorsi giorni. L’oro si manterrà quindi relativamente stabile, e difficilmente scenderà sotto i 1.320.00 USD a oncia. I segnali rilevati in questi giorni lasciano inoltre intendere che i mercati auriferi saranno favoriti dagli investitori nel breve termine.

Uno scenario quindi più stabile di quello che ci si poteva attendere, ma che allo stesso tempo lascia aperte molte possibilità, molte delle quali dipenderanno dalle decisioni che il consiglio della Banca centrale europea prenderà il prossimo giovedì.

Mps, si lavora alla rete di protezione, Atlante 2 interverrà sugli NPL. In Borsa il titolo guadagna il 3,50%

monte dei paschi di siena

Anche le altre banche italiane sono pronte a fare la loro parte per salvare il Monte dei Paschi e la tenuta dell’intero sistema creditizio nazionale; in particolare modo Intesa SanPaolo.
Intervenendo all’assemblea dell’ABI, l’amministratore delegato, Carlo Messina, ha infatti dichiarato: “Sono certo che Atlante interverrà sugli npl della banca. Il fondo Atlante è una soluzione per le sofferenze delle banche, anche per Mps. Si sta lavorando ad Atlante 2 (il fondo dedicato esclusivamente ai crediti deteriorati, nda)”. L’Ad dell’istituto torinese ha anche ricordato come Intesa abbia contribuito con circa 1,5 miliardi di euro alla tenuta del sistema con 800 milioni su Atlante e 600 per le 4 banche in risoluzione.

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Si lavora dunque a una rete di protezione e a una soluzione in tempi brevi al problema dei non performing loans (crediti non performanti) che zavorrano i piani di rilancio del sistema bancario italiano.

Al termine del Consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi che ha lavorato alla risposta da inviare alla Bce sulla richiesta di riduzione di 10 miliardi di npl da realizzare in tempi brevi, l’Ad del gruppo, Fabrizio Viola ha dichiarato: “stiamo lavorando intensamente con le Autorità per individuare in tempi brevi una soluzione strutturale e definitiva degli npl, tutto ciò in un contesto nel quale, anche nel secondo trimestre, l’andamento della gestione caratteristica e l’evoluzione patrimoniale/finanziaria della banca risultano positivi, confermando le tendenze registrate nel primo trimestre. Con la determinazione e la rafforzate capacità dimostrate in questi ultimi quattro anni, la nostra banca, le nostre persone, stanno lavorando con ancora più intensità e vigore – ha continuato Viola – per superare anche questo momento e ancora una volta saper attestare la nostra credibilità e ricambiare la fiducia che oltre cinque milioni di clienti non hanno mai spesso di manifestarci”.

Il piano dovrebbe prevedere l’intervento del Fondo Atlante e un aumento di capitale, di cui si devono scegliere modalità di sottoscrizione e ammontare (indiscrezioni parlano di una cifra intorno 4 miliardi). Gli sforzi del Governo si stanno concentrando nel riuscire a strappare alla Commissione europea una flessibilità sulle norme europee sulle banche (il cosiddetto mail.in) per riuscire a intervenire con capitali pubblici in Mps, salvaguardando obbligazionisti subordinati.

Draghi: contro la bassa inflazione serve un allineamento delle Banche centrali

Mario Draghi BCE

Il governatore della banca centrale europea, Mario Draghi auspica che le Banche centrali possano adottare politiche monetarie allineate che contrastino possibili contagi tra le economie.

Nel corso del forum “The future of the international monetary and financial architecture” – conferenza annuale con politici ed economisti organizzata dalla Bce a Sintra, in Portogallo -, Draghi ha sottolineato come il persistere di politiche divergenti porti incertezza sui mercati e, di conseguenza, volatilità sui cambi e sui premi di rischio che richiedono, a loro volta, politiche monetarie maggiormente espansive.

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La premessa del suo ragionamento parte da un’osservazione: “A prescindere dai punti di vista, quello che è chiaro è che la questione della dimensione internazionale delle politica monetaria sta diventando più pertinente”. E giunge a una conclusione chiara e netta: “non dobbiamo pensare alla composizione delle politiche solo all’interno della nostra giurisdizione ma alla composizione globale che può massimizzare gli effetti della politica monetaria in modo che i nostri rispettivi mandati possono essere rispettati senza sovraccaricare ulteriormente la politica monetaria e in modo da limitare eventuali ricadute destabilizzanti. (…) Questa non è una preferenza o una scelta. E ‘semplicemente la nuova realtà che abbiamo di fronte”.

Le instabilità causate da politiche non allineate potrebbero essere evitate lavorando sui fattori su cui gli Istituti centrali di tutto il mondo si trovano a lavorare per tenere sotto controllo il caro vita
, fattori che hanno una natura comune, provata dalla bassa inflazione presente a livello globale e non solo regionale.

Draghi ha poi precisato che con allineamento non è inteso un coordinamento generale, bensì una “condivisione delle diagnosi e delle dinamiche alla base delle sfide che riguardano tutti e un impegno condiviso a basare le nostre politiche a livello di singola area economica su queste diagnosi”.
Nell’analizzare lo scenario globale, il numero uno di Francoforte ha poi sottolineato come “le svalutazioni competitive siano un gioco a perdere per l’economia globale in quanto non fanno altro che provocare una maggiore volatilità sui mercati, con le altre Banche centrali che sono costrette a difendere i loro mandati nazionali”. Per tali ragioni, dunque, “l’interesse comune di tutti è chiudere il più velocemente possibile il divario produttivo globale, avere un’inflazione più stabile, una crescita globale più alta nel lungo termine e una maggiore stabilità finanziaria”.

Draghi ha poi spiegato come lo scenario inflazionistico globale sia influenzato da due fattori: uno ciclico, che spinge al ribasso i prezzi, e uno strutturale, che ha fatto scendere l’equilibrio dei tassi reali. Nessuno di questi fattori, a parere di Draghi, è in grado d’impedire alle banche centrali di perseguire la stabilità dei prezzi, come impongono loro i rispettivi mandati.

Draghi porta come esempio positivo proprio l’azione della BCE: “con le nostre misure non convenzionali abbiamo dimostrato che è possibile stabilire condizioni finanziarie accomodanti anche se l’equilibrio dei tassi d’interesse è basso”, innescando una dinamica “efficace nel supportare la domanda domestica alimentando la pressione sui prezzi, nonostante stiano soffiando venti deflattivi dall’economia globale”.

Draghi: sul referundum la Bce è pronta a qualsiasi eventualità

mario draghi

La Bce è pronta a tutte le eventualità” che si potrebbero presentare all’indomani del referendum di giovedì sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione europea. Lo ha dichiarato il presidente dalla Bce, Mario Draghi, davanti alla Commissione affari economici del Parlamento di Bruxelles.

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Il Governatore ha poi aggiunto che “le incertezze restano alte e i rischi al ribasso sono tuttora significativi a causa dello stato di fragilità dell’economia globale persistente e degli sviluppi geopolitici”.

Draghi ha poi ammesso che è difficile fare previsioni sul reale impatto che una possibile Brexit potrebbe avere sui mercai e sull’economia reale dell’eurozona;aggiungendo, però, che pur essendo “difficile speculare sul risultato del voto in un senso o nell’altro, certamente siamo pronti a fronteggiare tutte le possibili eventualità, ma a questo punto è difficile essere più precisi di così”. Il numero uno di Francoforte ammette che “non c’è nessun piano, solo grandi consultazioni con tutte le banche centrali”; in caso di Brexit, la Bce proverà a stabilizzare i mercati fornendo nuova liquidità, inoltre – aggiunge Draghi – “monitorerà l’evoluzione delle prospettive dei prezzi”, restando “pronta ad agire usando tutti gli strumenti disponibili entro il nostro mandato, se necessario per raggiungere i nostri obiettivi”.

Nel corso del suo intervento Draghi ha poi analizzato lo stato dell’economia dell’eurozona dichiarando che: “la ripresa dell’area euro ha preso slancio dall’inizio dell’anno e ci attendiamo che continui con un ritmo moderato ma costante, sostenuta da una solida domanda interna e dall’efficace trasmissione della nostra politica monetaria”. La nota dolente arriva dall’inflazione che “è bassa e crescerà poco nei prossimi mesi”.

Il Governatore della Bce ha poi continuato sottolineando gli effetti benefici dell’azione della banca centrale europea: “senza le nostre politiche di stimolo, crescita e inflazione sarebbero significativamente più basse” ha aggiunto Draghi, secondo il quale “il pacchetto di marzo ha mitigato i rischi al ribasso per l’economia dell’eurozona. E impeto addizionale verrà da misure che sono ancora all’inizio dell’attuazione”.

Sul fronte degl’investimenti, la Bce ribadisce con forza l’esigenza di ripristinare il livello degl’investimenti pubblici che sono stati ripetutamente tagliati dagli Stati in crisi, che hanno scelto “la via più facile”: alzare le tasse e tagliare gl’investimenti, contribuendo a deprimere l’economia. Draghi spiega che tocca essere selettivi nella scelta dei settori in cui investire i capitali pubblici, concentrandoli in quelli “dell’educazione, del capitale umano, della ricerca e dell’agenda digitale”.

Banca europea finisce in bail in e nessuno lo dice

bail in

Da sempre noi di Mercati24 cerchiamo di dire le cose come stanno perché siamo indipendenti, non abbiamo timori reverenziali e non facciamo parte della tanto dannosa categoria dei media sussidiati. Oggi vogliamo raccontare una storia che in Italia non ha raccontato nessuno: la storia di una banca europea che sta facendo bail in.

Altra fregatura in arrivo per i clienti delle banche: i tassi negativi

Non è un bel momento per i clienti delle banche. Devono controllare bene se hanno in portafoglio azioni o obbligazioni bancarie perché sono a rischio bail in. Non solo banche di dimensioni relativamente modeste come Banca Etruria (la banca di casa Boschi per intenderci) ma anche banche sistemiche come Unicredit potrebbero finire nell’incubo bail in. Per chi ha qualche soldo da parte, frutto magari di una vita di duro lavoro, poi c’è anche l’incubo patrimoniale. Fino ad oggi ce l’hanno fatta accettare in maniera graduale, con la crescita delle imposte di bollo sui risparmi. Ma non è escluso che prima o poi i politicanti italiani con l’appoggio entusiasta dei sindacati non facciano quello che hanno sempre sognato: imporre una patrimoniale pesante, in grado di spezzare per sempre le reni alla classe media italiana.

camusso patrimoniale

Susanna Camusso, leader CGIL. La sua è una vera e propria ossessione per una patrimoniale pesante contro quel poco che resta della classe media italiana.

Se tutte queste fregature non bastano a rovinare i sogni degli italiani con un conto in banca, adesso si sta profilando concretamente anche un’altra minaccia: quella dei tassi negativi sui depositi bancari. Facciamo un brevissimo riassunto: la BCE sta tentandi disperatamente di salvare capra e cavolo con una politica monetaria folle. Mario Draghi ha imposto persino i tassi negativi sui depositi detenuti dalle banche presso la BCE. Una follia a tutti gli effetti che dimostra quanto sia fallimentare l’approccio seguito fino ad ora.

E’ come se un medico fosse chiamato al capezzale di un paziente in overdose e continuasse a iniettargli dosi sempre più massiccie di sostanza stupefacente. Alla fine il paziente muore. Per quanto riguarda l’azione della BCE, la pagheremo cara con qualche decennio di iperinflazione (Venezuela Style e ovviamente sarà tutta colpa del neoliberismo), per il momento però sta uccidendo gli utili delle banche.

Le banche, di fatto, non possono prestare molto denaro ai soggetti economici come famiglie e imprese: le condizioni deteriorate dell’economia Europea e soprattutto italiana fanno sì che prestare soldi a imprese e famiglie significa direttamente incrementare le sofferenze. E’ brutto da dire ma è così. Che cosa possono fare allora le banche dei loro soldi? Possono comprare titoli di Stato, è vero. Ma a causa della politica monetaria di Mario Draghi i tassi di interesse sono scesi praticamente a 0, persino per titoli rischiosi nel lungo periodo come i titoli di Stato italiani. E allora alle banche non resta che depositare i soldi sui conti della BCE. Ma solo per tenere parcheggiati i soldi su quei conti devono pagare.

Le banche in questo momento non stanno vivendo una bella situazione, per loro fare utili diventa sempre più difficile. E qui parliamo delle banche europee in generale. La situazione delle italiane è drammatica. Gli utili di esercizio potrebbero infatti servire a coprire almeno una parte delle mastodontiche sofferenze che le banche italiane si portano dietro. Non dico a risolvere il problema, ma almeno a calciare il barattolo in avanti di qualche mese. Invece, la politica della BCE sta chiudendo anche questa porta.

Che cosa faranno le banche italiane? Alcune finiranno in bail in. Altre applicheranno un bail in dolce (potremmo dire un bail in con la vasellina) e cioè applicheranno i tassi negativi ai propri clienti. Di fatto i conti di liquidità delle grandi aziende sono già stati colpiti dai tassi negativi da qualche tempo. Adesso però il rischio si avvicina anche a chi ha conti correnti di dimensioni estremamente più limitati, diciamo sui 100.000 euro.

Si comincia con Edmond de Rothschild, una prestigiosa banca svizzera che ha fatto sapere ai suoi clienti italiani che per i conti espressi in Euro devono prepararsi a mettere le mani al portafoglio:

“La qualità della relazione instaurata con i clienti e la loro soddisfazione sono le nostre maggiori priorità. Nel 2015 il nostro istituto aveva deciso di salvaguardarla dalle ripercussioni dei tassi d’interesse negativi sui saldi dei conti correnti espressi in euro fatturati alla scrivente società dalla Banca centrale europea“. Il tempo verbale utilizzato (trapassato imperfetto) fa capire che non sarà più così.

Il messaggio continua, ma alla fine il cliente scopre la brutta sorpresa: dovrà pagare lo 0,4% del valore del conto ogni anno. Un bail in con guanti di velluto. O con vasellina se preferite una metafora più calzante. E presto anche altre banche seguiranno Edmond de Rothschild. E siamo più che sicuri che nel caso delle banche italiane, il prelievo annuo sarà superiore allo 0,4%. In questo caso poi bisogna tener conto della pesante imposta di bollo e della probabile patrimoniale (prima o poi la Camusso dovrà essere accontentata).

Come difendersi dai tassi negativi

Chi ha lavorato una vita intera per raggiungere un minimo di sicurezza economica si starà chiedendo con quali strumenti finanziari è possibile difenders dai tassi negativi. In questo momento, la risposta è che nessuno strumento finanziario garantisce rendimenti tali da giustificare il rischio. La notizia di ieri è che anche il bund decennale ha incominciato a pagare tassi negativi. Certo, un bund decennale almeno garantisce sicurezza, a differenza della maggior parte dei conti correnti delle banche italiane se si dispone di più di 100.000 euro. Ricordiamo infatti che la normativa prevedere che i conti correnti superiori ai 100.000 euro possono essere prosciugati per la procedura di bail in (per la parte eccedente i 100.000 euro). Inoltre, la stessa normativa prevede che i depositi sopra i 100.000 euro non siano protetti in caso di fallimento delle banca.

Ma allora che cosa dobbiamo fare? Accettare che il frutto del nostro lavoro finisca nelle mani scellerate di chi sta mandando a rotoli l’economia? Una soluzione in effetti c’è, ma non è finanziaria. La soluzione sarebbe una giusta combinazione di contante e oro fisico.

boschi banca etruria

Il ministro Maria Elena Boschi. La banca gestita dal patre, Banca Etruria, era leader in Italia per l’investimento in oro fisico. Chi aveva oro presso Banca Etruria sta piangendo lacrime amare.

Per quanto riguarda l’oro fisico bisogna stare rigorosamente alla larga dalle banche italiane, per vari motivi. Primo, per l’esperienza proprio di Banca Etruria che poi si è scoperto vendeva oro patacca. Chi ha comprato oro da Banca Etruria e lo ha lasciato in deposito sta piangendo lacrime amare. Secondo, perché in caso di aggravarsi della crisi finanziaria, il possesso di oro sarà vietato e i cittadini saranno costretti a cederlo allo Stato (o agli amici degli amici) in cambio di carta straccia. La soluzione è tenere l’oro in custiodia usando cassette di sicurezza (non altri strumenti finanziari e/o di custodia) e soprattutto di farlo in un paese con certezza del diritto, come la Svizzera.

Una quota del proprio patrimonio potrebbe essere depositata, sempre in cassette di sicurezza, sotto forma di contante. La compagnia di assicurazioni tedesca Munich Re ha iniziato a stoccare banconote proprio per sfuggire ai tassi negativi. Si parte con i primi 10 milioni di euro. Purtroppo per i comuni cittadini italiani conservare il contante è molto difficile. E’ in corso una vera e propria guerra senza esclusione di colpi contro il contante, con l’Agenzia delle Entrate che è autorizzata a fare tutte le possibili illazioni negative e a confiscare senza prove. Alla faccia dello stato di diritto, potremmo dire. Conservare il contante in Italia è difficile. Le cassette di sicurezza sono monitorate con un’attenzione da fare invidia alla Stasi della ex Germania dell’Est. Tenere i soldi sotto il materasso è pericoloso: ormai i furti sono all’ordine del giorno (e non si fa nulla per contrastarli) ma non è una questioen economica. Se c’è sentore di molto denaro, il ladro si sente autorizzato a compiere qualunque tipo di violenza per raggiungere il suo obiettivo. Tanto sa che un buon giudice di sinistra che lo mette fuori dal carcere anche dopo crimini scellerati con una pacca sulla spalla c’è sempre. E ovviamente chi osa far notare la situazione è subito accusato di razzismo.

La soluzione per conservare il contante è sempre la Svizzera, o altro paese con certezza del diritto, diciamo Svizzera per ragioni di vicinanza geografica. Tuttavia non nascondiamo che i problemi tecnici e legali sono tanti. Purtropo ci hanno costretto a vivere nella paura, non siamo liberi nemmeno di disporre del nostro denaro, onestamente guadagnato, mentre l’Italia è preda di bande di ladri, saccheggiatori, assasini e stupratori che invece non vengono colpiti dalla Legge.

Ottenere rendimenti nell’era dei tassi negativi

E che cosa possiamo dire a chi, oltre a difendersi dai tassi bassi e dal rischio patrimoniale, volesse anche ottenere rendimenti? Oggi non è possibile ottenere rendimenti dagli investimenti finanziari. Gli strumenti che offrono rendimenti a prima vista accettabili sono destinati a non restituire il capitale. L’unica soluzione per chi vuole ottenere un rendimento vero è quello di speculare sui mercati.

Non è difficile come un tempo: oggi è possibile speculare sui mercati, ottenendo risultati anche molto buoni, utilizzando piattaforme per il trading online sicure e affidabili, come Iq Option. Queste piattaforme sono semplici da usare e garantiscono rendimenti piuttosto elevati. Ovviamente parliamo di speculazione finanziaria, quindi il rischio è particolarmente alto. Ma il bello è che si può cominciare a fare trading con piattaforme come Iq Option con un capitale iniziale di appena 10 euro. In pratica si comincia come un gioco, se le cose vanno bene si può incrementare il proprio capitale e cominciare a fare guadagni più elevati. Se poi non si vogliono rischiare nemmeno i 10 euro, con Iq Option è possibile speculare in modalità demo, cioè con soldi virtuali, giusto per diversi un po’.

Per aprire un conto su Iq Option puoi cliccare qui. E’ il modo migliore per ottenere elevati rendimenti in un mondo in cui i rendimenti degli strumenhti sono diventati negativi.