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Dove e come investire in Borsa

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Come investire in Borsa e ottenere profitti elevati? Per tutti gli aspiranti trader, la Borsa è una specie di sogno di paradiso: investire in Borsa, praticamente un sogno. Per molti di questi aspiranti trader, anzi, la Borsa non è nemmeno un investimento, è un gioco.

Banche, Dijsselbloem: l’Italia rispetti la direttiva. Le dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo frenano il rimbalzo delle borse.

Dijsselbloem

In apertura di seduta, Piazza Affari provava il rimbalzo sull’onda delle dichiarazioni del Premier, Matteo Renzi, che ha assicurato che sarebbe stata trovata una soluzione positiva per correntisti e risparmiatori e ha attaccato la Germania, sostenendo che “la vera questione sono i derivati delle banche tedesche”. Dichiarazioni che, assieme a quelle rassicuranti del vicepresidente della Commissione Ue Dombrovskis, hanno spinto su i titoli bancari e sostenuto l’iniziale rimbalzo del listino milanese.

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A gelare gli entusiasmi sono, però, arrivate le parole del presidente dell’Eurogruppo, Dijsselbloem, che ha richiamato le banche italiane al rispetto delle nuove regole europee sui salvataggi, che prevedono il coinvolgimento degli azionisti e degli obbligazionisti (il cosiddetto “bail in”) per tutelare i contribuenti. Insomma, il bail in non si tocca, i risparmiatori italiani saranno tosati per bene per salvare le banche (e i bancari).
“Fino al primo gennaio si potevano sostenere le banche con il denaro proveniente dai contribuenti – ha detto all’Aja, rispondendo alla domanda di un giornalista della televisione pubblica olandese Nos – ma ora questa possibilità è stata limitata e non vogliamo tornare indietro”.

Le dichiarazioni di Dijsselbloem ha frenato la corsa dei titoli bancari che sono tornati sotto pressione: dopo un’apertura molto positiva, Montepaschi è tornata in terreno negativo e al momento perde oltre il 3% del suo valore, attestandosi a 0,2736 euro per azione e scendendo, per la prima volta, sotto il miliardo di capitalizzazione, nel giorno della riunione del cda della banca per rispondere alla lettera della Bce che ha chiesto di ridurre le sofferenze.
Contrastati gli altri bancari: il Banco Popolare scende del 4,69%, insieme a Bpm (-0,46%) e a Bper (-2,44%). Ribasso frazionale per Unicredit (-0,23%) e Ubi Banca (-0,17%). Invece, salgono Mediobanca (+4,67%) e Intesa (+2,08%).
Spinta giù dal comparto bancario, Piazza Affari limita il suo rialzo allo 0,81%, a quota 15.551 punti. In risalita anche Parigi, +1,23%, e Madrid, +1,13%. Francoforte guadagna lo 0,73%, nonostante i cattivi dati sulla produzione industriale di maggio (-1,3%).

In questo quadro si prefigura la corsa ai beni rifugio, come i titoli di Stato più sicuro. ll bund decennale tedesco è scambiato a un tasso negativo dello 0,17%, mentre i Btp italiani rendono l’1,25% con lo spread a 142 punti base. La sterlina mostra qualche segno di recupero ma resta sui minimo dal 1985 sotto 1,30 contro il dollaro. L’euro, invece, passa di mano a 1,1094 dollari e 111,76 yen.

In mattinala la Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta con l’indice Nikkei che ha perso lo 0,67%, a quota 15.276. Lo yen si apprezza sia nei confronti del dollaro che della sterlina: il biglietto verde passa di mano a 100,893 yen, mentre la valuta britannica a 130,936.
Positiva anche la chiusura di Wall Street che riesce a recuperare le perdite iniziali e a chiudere in terreno positivo. L’indice Dawn Jones guadagna lo 0,36%, sfiorando quota 18.000 punti, a 17.983; positivo anche il Nasdaq che fa segnare un +0,59% a 4.887 punti.
Risale anche il prezzo del petrolio greggio, guadagnando l’1,35% e attestandosi sopra quota 48 dollari, 48,07 dollari al barile.

Brexit, il Venerdì nero delle Borse brucia 411 miliardi. Milano mai così male: -12,48%!

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Come si temeva non si sono fatte attendere le conseguenze della Brexit sui listini europei. Ad essere travolta non solo la Borsa di Londra ma, e in maniera ben più forte, quelle di Milano e Madrid che perdono più del 12% del loro valore. Per Piazza Affari si tratta della peggior chiusura di sempre.

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Non si sono salvate dalla tempesta di vendite nemmeno Francia e Germania: Parigi ha chiuso la seduta con un crollo dell’ indice Cac dell’8,04% a 4.106 punti; a Francoforte l’indice Dax è scivolato a 9.557 punti, lasciando sul terreno il 6,8%.

A Piazza Affari l’indice Ftse Mib perde il 12,48% a 15.723 punti, sotto soglia 16.000. E’ il maggior calo mai registrato a Milano, superiore anche al calo del 7,57% che si è avuto l’11 settembre 2001 dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Il venerdì nero delle Borse europee a Milano costa quasi 61 miliardi di euro.
Milano è stata fra le Borse più penalizzate risentendo del crollo delle banche con Unicredit e Intesa Sanpaolo in calo di oltre il 20% così come Bpm e Banco Popolare.Risultati negativi su tutti i titoli del listino milanese.

In totale, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea decisa dall’esito del referendum del 23 giugno è costata alle borse europee oltre 637 miliardi di euro.

Molto male anche Wall Street; per la Borsa di New York e’ stata la peggior giornata dal 2011
, con l’indice Dawn Jones che ha perso 600 punti (-3,39%) a 17.400,27 punti. Male anche il Nasdaq che cede il 4,12% a 4.707,98 punti e l’indice S&P500 che perde il 3,60% a 2.037,31 punti. Non si salva nemmeno la Borsa di Tokyo, che fa registrare la peggior performance dal 2000, peggio che dopo default di Lemhan Brothers e dello tsunami del 2011. L’indice Nikkei ha lasciato sul terreno quad l’8%, crollando sotto i 15 mila punti, a 14.952.

Le conseguenze della Brexit si sono sentite anche sul mercato dei titoli di Stato
. Il differenziale tra Btp e Bund è schizzato fino a 191 punti base per poi ripiegare a quota 165 punti, con un rendimento pari all’1,57%. Il divario tra i decennali di Spagna e Germania ha sfiorato i 200 punti base e ora si è ridotto a 173 punti.
Sul mercato valutario la sterlina recupera in parte il tonfo che l’aveva portata ai minimi sul dollaro dal 1985 per chiudere a 1,3732 che equivale al peggior risultato dal 2009. Nei confronti dell’euro, la divisa britannica scambia a 0,815, toccando i valori di giugno 2014.
Lee turbolenze sui mercati le incerte eprospettive dell’economia hanno anche affossato il prezzo del petrolio con il Wti in calo del 4,4% a 47,91 dollari al barile. L’oro resta stabilmente sopra i 1.310 dollari l’oncia, in rialzo del 4,2%.

Petrolio, banche e Brexit tirano nuovamente giù le Borse

Dopo un inizio settimana segnato da sostanziosi recuperi, le Borse tornano in terreno negativo. a trascinare giù i listini sono il settore bancario, il nuovo calo del prezzo del petrolio e la trattativa con il governo Cameron per provare a sventare l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione.

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Piazza Affari oggi conferma il ribasso, in scia ai mercati asiatici: il Ftse Mib cede l’1,5%, dopo esser arrivato al -2,2%. In terreno negativo anche le altre: Parigi -1,15%, Londra -0,6%, Francoforte -1,32%, Madrid -1,74%.
Dopo la chiusura negativa di ieri – che ha interrotto la prima striscia positiva di tre giorni del 2016 – Wall Street apre ancora debole: Dow Jones -0,38%, Nasdaq+0,06%.

Ad incidere sulle performance dei listini mondiali è ancora la debolezza del petrolio. Il prezzo del greggio è ancora in calo dopo la pubblicazione dei dati sulle scorte settimanali di petrolio negli stati Uniti, cresciute più del previsto: 2,1 milioni di barili nella scorsa settimana, per un dato complessivo di 504,1 milioni di barili. Ad aggiungere pressione sul petrolio anche la posizione dell’Arabia Saudita che ha comunicato di non voler procedere al taglio della produzione, confermando la tesi di chi sostiene che i sauditi vogliono continuare sulla strada dei prezzi bassi per creare ulteriori sofferenze alle compagnie oil straniere e per penalizzare i guadagni dell’Iran, ora che è tornato sul mercato dopo l’eliminazione delle sanzioni. Oggi il barile di Wti è scambiato al prezzo di 31,58 dollari, mentre quello di Brent ha un prezzo di 33,61 dollari.

Il secondo elemento di tensione sui mercati è la notizia di una mozione di maggioranza approvata dal Bundestag, il parlamento federale tedesco, che invita la Banca centrale europea a separare il suo ruolo di supervisione da quello di politica monetaria.

In questo quadro già complesso si inserisce la seconda giornata del Consiglio europeo che si occupa della questione dei migranti e, soprattutto, della trattativa con la Gran Bretagna perché il governo si schieri contro l’uscita dall’Unione al prossimo referendum con il quale i sudditi di Sua Maestà saranno chiamati ad esprimere il proprio parere a riguardo (clicca qui per leggere l’approfondimento aggiungere link al pezzo di ieri) .

L’euro si mantiene su un valore di 1,11 dollari; lo spread tra il Btp decennale italiano e l’omologo Bund tedesco rimane sui 135 punti base, con un rendimento dell’1,55%.

Lunedì Nero della Borsa Mondiale, ma si può fare profitti anche in momenti come questo

Lunedì nero borsa

Il 2016 è iniziato nel peggiore dei modi per chi investe assiduamente nei mercati azionari, in quanto si tratta della prima vera seduta dell’anno che ha portato le borse di tutto il mondo, compresa Piazza Affari, Dow Jones e Nasdaq ad andare in rosso di oltre il 2-3%, vediamo insieme però i postumi in questa mattinata di martedì.

US Dollar Index 99.04 0.17 0.17%
S&P 500 2011.75 -0.50 -0.02%
NASDAQ 100 4652.00 -39.07 -0.83%
DAX 30 10377.00 -9.50 -0.09%

Il FTSE Mib ha perso addirittura il 3,2% andando al di sotto dei 20.730 punti, pesanti sono stati i movimenti ribassisti anche nel resto d’Europa, in quanto il Dax ha perso circa il 5%, il Cac40 il 3%, FSTE 2.30%. E’ stato veramente un lunedì inaspettato che ha portato la gran parte degli indici europei ed americani a crollare sonoramente.

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Un nota importante la merita l’S&P500, che ha avuto il peggior anno dal 2001, scendendo ben al di sotto del livello psicologico dei 2000. Il 2015 per il Dow Jones e lo S&P si è chiuso in negativo per la prima volta dal 2008 e dal 2011.

Le cause del crollo, le cause del lunedì nero della Borsa Mondiale

Gli analisti affermano che queste che stiamo vedendo adesso in Europa e USA, sono le ripercussioni naturali del crollo della Borsa in Cina, in quanto l’indice Shangai Composite ha perso addirittura il -6.90%, e dello Shenzhen Composite che ha perso addirittura l’8%, registrando la peggior seduta mai vista dal 2007.

Importanti movimenti anche sul Forex

EUR/USD 1.0900 0.0033 0.30%
USD/JPY 119.0900 -1.2275 -1.02%
GBP/USD 1.4759 0.0020 0.13%
EUR/GBP 0.7385 0.0011 0.15%
EUR/JPY 129.8100 -0.9430 -0.72%
AUD/USD 0.7201 -0.0087 -1.19%

Vediamo dei grossi movimenti nella nottata anche sulle Australi, come ad esempio il Dollaro Australiano, che ha perso l’1.19%. Brutta batosta questa mattina anche per il Dollaro, che perde l’1% contro lo Yen.

L’Oro è il vero protagonista

Nelle situazioni di crisi come queste, tutti si abbuffano sull’oro, che in questi giorni è salito tantissimo:

Petrolio 36.70 -0.13 -0.35%
Oro 1077.60 5.25 0.49%
Gas Naturale 2.30 0.01 0.31%
Argento 13.97 0.14 1.04%
Grano 459.25 -1.00 -0.22%
Caffè 124.02 -2.08 -1.65%

In queste ore sta tentando di scavalcare la soglia di 1080, ma forse i bull non basteranno per cambiare il trend.

Fare profitti anche in momenti di magra come questo

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Le Poste vanno bene, soddisfatto Padoan

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Il prezzo dell’Ipo di Poste italiane è stato fissato oggi a 6,75 euro per azione, per prepararsi al collocamento in Borsa previsto per il 27 ottobre 2015. Grazie a questa operazione, il Tesoro avrà un incasso di quasi 3,4 miliardi, nel caso venga esercitata l’opzione greenshoe.

Ad annunciare il successo di Poste è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di una conferenza stampa. Secondo Padoan, inoltre, la somma incassata dallo Stato andrà a coprire la riduzione del debito pubblico «che è fondamentale per la politica economica. Ma la strategia più importante» per la riduzione del debito «é la crescita economica». Crescita che stenta ancora ad essere solida, anche se i segnali positivi ci sono. Vedi i consumi, ad esempio, che ad agosto sono aumentati: l’indice destagionalizzato del valore delle vendite al dettaglio è infatti aumentato dello 0,3% rispetto a luglio 2015, mentre l’indice grezzo del valore del totale delle vendite aumenta dell’1,3% rispetto ad agosto 2014.

La quotazione delle Poste, continua Padoan, è comunque «parte importante della strategia del governo», è «una riforma strutturale». La strategia di privatizzazioni del governo proseguirà infatti nei prossimi mesi con Enav e Ferrovie dello Stato, visto il successo già registrato con Poste.

La domanda é stata pari a 3,35 volte l’offerta. Sono pervenute richieste per 1,52 miliardi di azioni da parte di 303.536 richiedenti, di cui 26.234 dipendenti del Gruppo Poste Italiane, secondo i dati del Mef. Durante la conferenza stampa è stato confermato che al pubblico indistinto e ai dipendenti verrà destinato il 30% dell’offerta globale di Poste Italiane, mentre agli investitori istituzionali il 70 per cento.

Padoan lancia il suo augurio agli stakeholder e un ringraziamento al top management: «All’azienda intera – dipendenti, dirigenti e top manager – vanno i miei auguri per il domani: la quotazione in borsa costituisce un’opportunità per aumentare l’efficienza e scegliere l’innovazione come leva per la crescita futura. Il piano industriale predisposto dai vertici aziendali sarà una guida sicura per conseguire gli obiettivi ambiziosi della società».

Alla conferenza stampa c’era anche Francesco Caio, amministratore delegato di Poste italiane, che ha dichiarato di essere soddisfatto: «Abbiamo fatto un bel lavoro, abbiamo portato l’Italia in giro per il mondo» sottolineando l’interesse della comunità finanziaria per la quotazione in Borsa di Poste Italiane.

Gli investitori istituzionali che hanno aderito all’Ipo di Poste Italiane sono «di altissima qualità», come ha garantito il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via. «Abbiamo un libro di altissima qualità – ha continuato – sia in termini di tipologia di investitori istituzionali che di distribuzione geografica. Ma é ancora troppo presto per parlare dei dettagli».

Borse europee, chiusura in positivo

Chiudono in positivo oggi le Borse europee, nonostante l’ennesima frenata della Borsa di Shanghai (-2,5%). La Cina oggi ha frenato a causa della revisione al ribasso del Pil cinese del 2014, al 7,3%. I listini europei invece, dopo la frenata di venerdì scorso, nonostante anche la chiusura di Wall Street per il Labor Day, sono in netto rialzo. Ad esempio, il FTSE MIB ha guadagnato lo 0,7% sul finale. A metà mattina è arrivato anche il dato sulla produzione industriale tedesca che a luglio è aumentata dello 0,7% ma sotto le attese (+1,1%).

A Piazza Affari sono andate bene le azioni di Enel (+1,7%), sull’onda delle parole dell’ad, Francesco Starace; Fca ha guadagnato l’1,8%, ma ci si chiede se la casa madre si unirà a General Motor, operazione definita una priorità da Sergio Marchionne. Bene anche le Telecom Italia (+2,29%).

L’euro passa a 1,1166 dollari (venerdì in chiusura era a 1,1104) e a 133,26 yen (132,33), mentre il dollaro-yen si attesta a 119,3 (120,18). Il petrolio è a un passo dalla soglia di 45 dollari al barile; invece lo spread BTp-Bund è in leggera risalita poco sopra 120 punti con il rendimento del BTp decennale italiano all’1,9 per cento.

Il messaggio inviato dal G20 alla Federal Reserve chiede di fare chiarezza sui tassi, perché questa incertezza sta alimentando molta volatilità sui mercati. Se gli Usa decidessero di alzare i tassi si potrebbe, secondo alcuni, compromettere una crescita mondiale che fatica a ripartire. Anzi, molti parlano di una stagnazione quasi permanente.

Anche la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo (+0,38%). Shanghai invece, alla riapertura dopo due giorni di stop per festività, ha perso il 2,5%. Durante il fine settimana la People’s Bank of China ha cercato di tranquillizzare i mercati affermando che è pronto a intraprendere altre misure e che, in ogni caso, l’economia cinese sta dando segnali di stabilizzazione. “Si tratta del ritmo di crescita annuale più basso degli ultimi 24 anni”, spiega il governo cinese in merito alla correzione al ribasso della crescita dello scorso anno. Il governo attribuisce il calo “ad un rallentamento dell’edilizia, un indebolimento della domanda interna e alle difficoltà delle esportazioni”.

Intanto, anche se Wall Street oggi tace, non possiamo dimenticare che si è chiusa nello scorso weekend la seconda peggiore settimana dell’anno. Non si sa ancora nulla sulla tempistica con cui la Fed potrebbe iniziare ad alzare i tassi di interesse; i posti di lavoro creati sono stati inferiori alle stime, ma comunque il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi dell’aprile 2008 e i salari orari sono aumentati più delle previsioni.