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Google è di nuovo nei guai con il Fisco

Google-Fisco

Big G continua ad avere diversi problemi con il fisco d’oltreoceano. Infatti il problema di gran parte delle aziende della Silicon Valley, è che in Europa le tasse vengono pagate in paradisi fiscali, nonostante forniscano servizi in diverse nazioni europee. Ne avevamo parlato tempo fa di Google e i suoi problemi con il fisco, adesso ci sono nuovi sviluppi.

Quindi Google negli ultimi anni, si è ritrovato a lottare diverse volte con il Fisco, e dopo le battaglie in UK e in Francia, adesso siamo arrivati in Italia.

La procura della Repubblica, ha chiesto il rinvio a giudizio per ben cinque manager di Google, che sono stati accusati di non aver dichiarato i guadagni al fisco. Ecco i nomi dei presunti manager coinvolti nella questione:

  • Daniel Lawrence Martinelli
  • Thomas Herlihy
  • John Kent Walker
  • Graham Law
  • Aubyn Roman Harris

Secondo l’accusa, Google avrebbe evaso la bellezza di quasi 100 milioni di euro al fisco italiano. Ma non è la prima azienda ad essere accusata di ciò, ci sono stati infatti vari precedenti, come ad esempio i casi Apple ed Amazon.

Accusa a Google

I manager in italia, avrebbero quindi non dichiarato esattamente 98,2 milioni di euro di base imponibile IRES, per quanto concerne il periodo che va dal 2009 al 2013. Si tratta gran parte del metodo di guadagno principale di Google, ovvero Adwords, dopo aver emesso fatture agli inserzionisti italiani per ben oltre 1 miliardo di euro, senza però dichiarare il proprio centro operativo che è in realtà presente nel Bel Paese.

Google Profit Shifting

Se la guardiamo da un punto di vista tecnico, si tratta di Profit Shifting, vero spostare gli utili in paesi dove il regime fiscale è privilegiato. In questo caso, secondo l’accusa, le Isole Bermuda sarebbero state il luogo scelto dai manager.

Profit Shifting, cosa è

In pratica il Profit Shifting si effettua impostando un valore falsato per quanto riguarda le operazioni fiscali che si sono tenute tra l’azienda e i residenti in nazioni diverse, per poi trasferire l’imponibile nelle nazioni dove è più conveniente. Non siamo soliti a vedere operazioni di questo tipo, in quanto abbiamo notato che i grandi Big della Silicon Valley ultimamente hanno optato per soluzioni che andavano a depositare i profitti nel cosiddetto “triangolo”: Bermuda, Irlanda, Olanda.

Avevamo già parlato in precedenza dei casi di Apple e Amazon, in quanto la questione inizia ad assumere proporzioni abbastanza importanti, e sta facendo mobilitare l’opinione pubblica sempre di più.

Investi in Alphabet

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Il titolo Alphabet, è la società cui fanno capo Google Inc. ed altre società controllate, in queste ore sta salendo prodigiosamente, è un buon momento quindi per investire in azioni Google con il broker regolato Plus500.

Alphabet (Google) è diventata l’azienda che vale di più al mondo

Alphabet Google

Alphabet è una società formata da pochissimi mesi, a cui fanno capo Google Inc. ed altre società controllate. Questa azienda è finanziariamente organizzata come conglomerato, ovvero è divisa in numerosi settori che si occupano di affari diversi. Sicuramente Alphabet è tra le aziende al mondo che investono moltissimo in progetti “per inventare il futuro”.

Alphabet supera Apple: è la società più ricca del mondo

Tasse Apple

La società che vale di più al mondo è Alphabet, holding a cui fa capo Google. La sua capitalizzazione di mercato è infatti salita a 533.20 miliardi di dollari e ha letteralmente sbaragliato Apple, che si è assestata a 532.72 miliardi di dollari. Al terzo posto della classifica un altro gigante della tecnologia, Microsoft e al quarto posto il social più famoso del mondo, ovvero Facebook. Si tratta, a detta della stampa economica, di una delle giornate più importanti per le società quotate al Nasdaq, perché ha sancito la supremazia della new economy rappresentata dal motore di ricerca Google contro la ‘vecchia aristocrazia’ rappresentata dal petrolio e dell’industria classica che per decenni si è proposta ai vertici nelle classifiche mondiali.

La Silicon Valley sta quindi conquistando il mondo? Sembra proprio di sì, perché le aziende che vi operano non solo generano utili di portata ‘stellare’, ma si rivelano essere più in salute che mai. Di contro, il prezzo del petrolio in continuo calo ha messo completamente fuori uso alcuni settori e sotto osservazione il rating di alcuni fra i colossi europei e statunitensi che fino a pochi anni fa venivano considerati i veri padroni del mondo.

Exxon è stata superata infatti da Facebook e questo fatto è più che indicativo del primato della new economy nel nostro presente. Si tratta, in altri termini, del trionfo delle nuove tecnologie rispetto al petrolio, di una scalata che può essere considerata lenta ma inesorabile, soprattutto alla luce di un controllo della pubblicità digitale che oggi più che mai spaventa Google. Pubblicità che vale come termometro anche nelle valutazioni economico-finanziarie, visto che la voce stessa verrà considerata come la base per misurare la salute di Google dopo la chiusura delle borse in questi giorni così cruciali per l’economia mondiale.

Le carte in tavola sono infatti chiare, perché il 33% dei ricavi di mercato di Google deriva dagli introiti pubblicitari, contro il 17% di Facebook. Ma il social network ha dimostrato un’abilità maggiore nell’adeguarsi alle piattaforme mobili e questo fatto potrebbe penalizzare non poco la situazione economica futura della grande G.

Nel frattempo merita di essere analizzata anche la situazione di Yahoo, con una Marissa Meyer pronta ad annunciare drastici tagli, chiudendo alcune divisioni e limitando la forza lavoro del 15%. Yahoo chiede infatti di essere più snella e competitiva, pena la caduta dei vertici e il riassorbimento della società da parte di qualche colosso che sicuramente non vede l’ora che il secondo motore di ricerca ammetta la sua situazione di inferiorità nel mercato.

Google salderà il debito con la Gran Bretagna e pagherà 185 milioni in tasse

Oggi parliamo di tasse, di tasse non pagate e che forse ogni tanto vengono pagate dai giganti della Silicon Valley, che sono essenzialmente le aziende con più capitalizzazione di mercato al mondo: Google, Apple etc.

Il gigante delle ricerche si è accordato con gli UK per pagare la cifra 185 milioni di tasse in Gran Bretagna, tasse che non erano ancora state pagate e che fanno parte degli ultimi 10 anni di fatturati. Insieme a queste tasse, Google si impegnerà a pagare più tasse in futuro.

Come parte dell’accordo, Google pagherà 185 milioni di dollari in tasse ed interesse, per coprire gli anni che vanno dal 2005 al 2015, l’azienda si è anche impegnata a pagare le tasse in base a profitti fatti dagli advertiser in UK, una mossa che permetterà a Google di mettersi in regola in quello che il secondo più grosso mercato dopo gli USA.

Il modo in cui la Silicon Valley paga le tasse in Europa ed anche in italia è sempre stato un punto abbastanza spinoso, e quindi il sistema internazionale delle tasse sta cambiando per cercare di rendere questo sistema equo per tutti.

E’ un risultato senza ombra di dubbio molto sostanziale, che porta anche i giganti come Google a pagare per quello che realmente fatturano. Potrebbe fungere da esempio per altri giganti come Apple, Amazon, Facebook e molti altri giganti del settore tecnologico.

Ok Google, ma Apple?

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Tuttavia, c’è da dire che tutt’ora non è molto chiaro il modo in cui queste aziende pagano le tasse. Apple ha infatti evaso ben 880 milioni in 5 anni (2008-13), pagandone solo 318 in Italia. Le imprese italiane che hanno un credito dallo stato hanno dovuto però chiudere, in quanto lo stato non riesce a pagare le imprese. In pratica Renzi toglie ai poveri per dare ai ricchi, e vuole che i ricchi paghino poco, per essere ancora più ricchi.

Dopo esserci accontentati di 1/3 delle tasse dovute dalla mela, la Apple ha inoltre aperto un centro di sviluppo iOS a Napoli, e probabilmente è una sorta di merce di scambio per fare l’accordo sulla pelle di chi le tasse le paga veramente…

Sia Berlusconi, che Monti, che Letta hanno fatto evadere la Apple, sempre.

Uno studio Oxfam, ha dimostrato che nel 2013 erano 85 i super-ricchi che possedevano ricchezze pari alla metà della terra, circa 3.5 miliardi di persone. Nel 2014 erano 80, oggi 62. C’è una vera e propria cannibalizzazione. E’ quindi giusto affamare il paese, concentrando la ricchezza in poche mani?

Google è chiamata all’ordine dal fisco italiano

logo google

Dopo i 318 milioni di euro che il gigante di Cupertino Apple ha versato alle casse dell’erario italiano, è la volta di uno dei grandi big del mondo web a dovere aprire il portafoglio al fisco. Google è stata infatti chiamata a rispondere di mancato versamento di Ires per un totale di 150 milioni di euro. Si tratterebbe, a conti di fatti, della più grande manovra correttiva messa in atto nel nostro paese negli ultimi tempi, portata avanti dalle magistrature e con protagonisti i big dell’informatica e del mondo del web.

L’inchiesta che interessa Big G e non solo, è coordinata questa volta dal procuratore aggiunto Francesco Greco ed è stata affidata al pubblico ministero Isidoro Palma. Se non si prospetteranno colpi di scena dell’ultima ora, improbabili visto anche l’atteggiamento mansueto di Apple, la partita che da un anno si sta giocando fra fisco e colossi potrebbe concludersi alla fine del mese di gennaio. Si tratta di una partita importante, che potrebbe portare alle casse dello Stato svariati milioni di euro, dovuti, in quanto finora mantenuti dalle imprese mediante stratagemmi di società facciata con sede in Irlanda.

La questione Apple è stata molto chiara, in quanto l’azienda si è sempre servita per commercializzare nel nostro paese di una società di comodo con sede in Irlanda, paese che per cause legate ad accordi di governo può permettere ai colossi di mantenere delle aliquote pari allo zero. Di facciata, le aziende Apple vendevano solo ‘consulenza’, mentre la magistratura ha dimostrato che esse erano e sono tuttora preposte alla vendita e anche al customer care di prodotti Apple in tutto il territorio nazionale. Perché quindi non pagare le tasse come fanno tute le aziende che operano nel nostro paese?



A differenza di quanto è accaduto con Apple, nel caso di Google le parti sarebbero ancora distanti dal trovare un accordo sulla cifra da versare, ma anche in questo caso la magistratura ha contestato al colosso californiano di essersi appoggiato ad una società estera per pagare meno tasse nel nostro paese. La cifra totale di evasione toccherebbe un miliardo di euro, ma grazie a delle intese, lo Stato italiano potrebbe patteggiare e quindi entrare in possesso velocemente di cifre inferiori ma sicure.

Il Financial Times ha ipotizzato nelle scorse giornate che il premier Renzi abbia avuto un ruolo fondamentale nella decisione di sistemare questa spinosa questione fiscale, alla luce dell’incontro che ha avuto con l’ad Tim Cook lo scorso anno, in occasione di un convegno avvenuto alla Bocconi di Milano. Chiunque sia stato l’artefice della manovra, si tratta di un bel respiro di sollievo per le casse italiane, di soldi che possono essere spesi per attuare le riforme, ma soprattutto di un gesto dovuto, chiesto a gran voce anche dagli stessi italiani, stanchi di vedere operare società straniere nel nostro paese senza portare benefici fiscali alle casse del nostro erario.

Google pronta a fare concorrenza a Facebook?

Google Messaggistica

Ci potrebbe essere l’ennesima occasione per gli investitori nel mondo delle azioni, per investire nelle azioni di Google, che potrebbero ovviamente valere molto di più un domani che Google avrà conquistato anche il settore della messaggistica.

Secondo le ultime notizie, Alphabet Inc. (GOOG) sta andando più in profondità nel mondo di messaggistica, dopo averci provato con Google+ e il suo Hangouts. L’azienda di Mountain View, sta lavorando ad un nuovo servizio di messaggistica che, oltre a connettere le persone, utilizza anche l’intelligenza artificiale e chatbot per fornire risposte alle query degli utenti. Esso sarà in concorrenza con servizi analoghi offerti da concorrenti come Facebook Inc. (FB), e potenzialmente anche con Siri…

Ma cosa gliene frega a Google delle chat?

Beh, i motivi sono molti e tutti interessantissimi!

In primo luogo, le prospettive del mercato sono attese per esplodere in un futuro non troppo lontano. Secondo una ricerca fatta da parte degli analisti di Portio, la messaggistica mobile è un mercato da ben 251 miliardi di dollari, solo l’anno scorso. La stessa azienda riferisce che la messaggistica mobile dovrebbe generare 1.3 trilioni di $ in ricavi nel periodo tra il 2014 e il 2018.

Un altro rapporto, questa volta da parte della società di ricerca eMarketer, stima che 1,4 miliardi di utenti si sono registrati in applicazioni di messaggistica mobile nel 2015. Gli autori del rapporto hanno affermato in un post sul blog che ”A livello mondiale, il che significa che il 75% degli utenti di smartphone utilizzerà una over-the-top (OTT) app di messaggistica mobile almeno una volta al mese nel 2015″. Il rapporto ha inoltre identificato applicazioni di messaggistica di Facebook – WhatsApp e Messenger – come leader della rivoluzione di messaggistica mobile.

Google quindi, ha a che vedere con un unico, grande competitor, che è essenzialmente Facebook.

In secondo luogo, l’ecosistema di messaggistica mobile si sta cominciando a tradurre in ricavi importanti per le aziende. Questo perché la messaggistica mobile viene utilizzata per diverse applicazioni, tra cui il commercio mobile ed il trasferimento di denaro.

Perché investire in Google

A fronte di questo, è importante capire che l’ingresso di Google nel mondo della messaggistica è semplicemente qualcosa di più della mera connessione di individui, ma qui stiamo parlando anche di un calcolo preciso per fare propri mercati emergenti come la Cina e India, cercando di imporre il proprio ecosistema.

L’investimento del futuro? La realtà virtuale!

Google Glass ad uso medico

L’investimento da qui al 2025? La realtà aumentata e quella virtuale!

Quando si tratta di investire, bisogna sempre essere al passo con i tempi. La realtà virtuale è semplicemente diventata uno dei migliori metodi di investimento grazie ad aziende come Facebook, Alphabet, Amazon e altri giganti della tecnologia. Questo non lo diciamo noi, ma un analista di Citigroup, il quale ha affermato che la realtà virtuale, diventerà un business da 674 miliardi di dollari entro il 2025.

La realtà virtuale, è essenzialmente la creazione di realtà alternative attraverso l’utilizzo di dispositivi esterni. Ad esempio l’Oculus Rift, il costruttore di dispositivi per realtà virtuale, comprato da Facebook per ben 2 miliardi.

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D’altra parte, la realtà aumentata migliora la realtà esistente sovrapponendo immagini o informazioni tramite dispositivi esterni. Pensate ai Google Glass, l’auricolare/occhiale indossabile che ha debuttato con molte polemiche nel 2012 e ora viene utilizzato in applicazioni mediche.

Google Glass ad uso medico

La realtà aumentata avrà senza dubbio un grande in futuro. Gli analisti di Citigroup hanno affermato che ”Riteniamo che le tecnologie della realtà aumentata sono previste per penetrare nell’e-commerce e nei mercati del mobile. La realtà aumentata ha potenziali applicazioni che facilitano il lavoro nelle fabbriche e negli impianti di produzione, nelle funzioni dei macchinari e nelle apparecchiature elettroniche, e in settori nei quali la movimentazione dei materiali nei magazzini e presso centri di distribuzione è cruciale”.

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Prototipo di Amazon della cosiddetta “stanza virtuale” grazie all’uso dei proiettori.

Con ben 401 miliardi di dollari di giro d’affari, il mercato della Realtà Aumentata rappresenterà la più grande fetta di questo mercato. Amazon, un’azienda specializzata nell’e-commerce, ha già presentato un paio di brevetti relativi al monitoraggio di oggetti in una stanza, e anche un’altro progetto molto interessante con i proiettori, per trasformare una stanza in qualcosa di futuristico. Ciò potrebbe portare ad una crescita del mercato e degli utenti per quanto concerne la piattaforma di e-commerce. Anche se i Google Glass fallito come concept, il report prevede un fiorente mercato per i gadget per la realtà aumentata del valore di 79 miliardi in futuro. Forse saranno utilizzati per scopi di comunicazione, come ad esempio effettuare chiamate audio/video con lo smartphone, un mercato che vale oltre 40 miliardi di dollari.

Il prototipo del visore/occhiale per la realtà aumentata che Amazon sta progettando.

Il prototipo del visore/occhiale per la realtà aumentata che Amazon sta progettando.

Quindi cosa fare?


Soltanto chi riuscirà a capire il valore adesso, riuscirà a goderne i risultati. Investite fin da oggi in Facebook, Google e Amazon, i tre giganti che condurranno la rivoluzione della realtà virtuale. Investire in azioni, ovviamente richiede preparazione (non conviene cominciare a giocare in Borsa senza preparazione) e soprattutto l’uso di una piattaforma di trading che funzioni davvero, autorizzata e regolamentata da CONSOB e (nostro consiglio caloroso) che non applichi commissioni di nessun tipo.

Arrivano i nuovi Nexus 5P e 6X, la risposta di Google all’iPhone 6S e 6S Plus. E’ il momento di investire in Google?

Finalmente le risposte di Google al nuovo iPhone 6S e 6S Plus di Apple, sono arrivate. Si tratta di due nuovi telefoni realizzati da due case diverse, in collaborazione con Google. Google ci aveva abituato a dei Nexus made in LG, per poi passare a Motorola nel 6, ma questa volta ha deciso di presentarne ben due, uno creato sempre da LG, e l’altro da Huawei.

L’Italia prevede una tassa per Netflix e Google?

A breve, il servizio di streaming di film e telefilm Netflix arriverà anche in Italia. E per una volta, il nostro paese vuole allinearsi a quello che fanno gli altri paesi europei: tassare Google e Netflix. I ministeri dello Sviluppo economico e della Cultura hanno infatti pensato ad una strategia per rilanciare la nostra industria del video, che passa anche dalla tassazione dei colossi del web.

Il governo Renzi, infatti, vuole mettere nuova benzina nel serbatoio dei nostri produttori indipendenti di film e fiction, che come sempre sono senza denaro. E come insegnano i tedeschi, il denaro può arrivare dalle aziende più effervescenti e più privilegiate: vedi Google, Amazon e Netflix.

Si chiama “tassa di scopo ” ed è prevista nel documento “Rafforzamento del settore audiovisivo” che il ministro Franceschini e il sottosegretario Giacomelli hanno presentato alle nostre televisioni e alle associazioni dei produttori qualche giorno fa. Come fanno gli altri paesi? In Germania, i giganti della Rete versano allo Stato una parte del fatturato che realizzano nel paese. Il denaro ricavato sarà poi reinvestito (per il 70%) nella produzione di film e fiction tedesche, e nella loro distribuzione attraverso canali classici (la televisione, le sale cinematografiche). Il restante 30% servirà alla loro promozione in rete. “La Germania – si legge nel documento del governo Renzi – prevede introiti per 13 milioni l’anno”.

Lo Stato deve comunque garantire dei contributi alla nostra industria del cinema; tra aiuti regionali, nazionali ed esenzioni fiscali, l’assegno versato è stato di 247,5 milioni nel 2014, un quarto di quello che garantisce la Francia al cinema francese – che in ogni caso non è il più famoso del mondo. Il documento del governo spiega ora che le risorse pubbliche vanno “sganciate dalle legge annuale di bilancio”, ovvero non ci sarà più un assegno fisso. Resta da capire se questi cambiamenti andranno a favore o a sfavore di tutta l’industria audiovisiva italiana.

Non si tratta di una mossa contro Netflix, che proprio tra qualche settimana sbarcherà in Italia. Il modello Merkel per il cinema è seguito da tanti altri paesi europei, e la tassa di scopo non preoccupa particolarmente Netflix e Google. A tremare dovranno invece essere i concorrenti diretti di Netflix, ovvero le tv a pagamento. Negli Stati Uniti ben il 36% delle case è abbonato al suo servizio, e sono tantissimi gli americani che hanno disdetto il loro vecchio abbonamento tv. I due principali operatori di tv a pagamento nostrani, Mediaset e Sky, devono correre ai ripari? «Non abbiamo ancora fissato il giorno preciso in cui lanceremo il nostro servizio per i clienti italiani», dice a Corriere Economia Joris Evers, il portavoce di Netflix per l’Europa. Attendiamo fiduciosi.

Investire nella Bilderberg? E’ possibile e noi sappiamo come!

Il Gruppo Bilderberg è diventato molto famoso negli ultimi anni, in quanto sempre più persone hanno gridato al complotto, in quanto le discussioni durante questa conferenza annuale ad inviti (di circa 130 persone) indirizzati a personalità nel campo economico, bancario e politico, sono discussioni su temi globali, politici ed economici che non sono mai state registrate e riportate all’esterno. C’è chi la Bilderberg l’ha paragonata con la Loggia Massonica P2.

Monica Maggioni, l’ultima italiana nel gruppo Bilderberg

Secondo Carlo Sibilia del Movimento 5 Stelle:

Monica Maggioni è la nuova presidente della Rai, suggerita, fra gli altri, da Paolo Gentiloni, amico della CIA e dei servizi segreti USA.
Monica Maggioni è figlia del gruppo Bilderberg, un gruppo composto da 150 tra le persone più influenti al mondo e che controllano dall’interno e dall’esterno le mosse degli stati mondiali”

Ma cosa controlla la Bilderberg?

Come ha scritto Domenico Moro sul suo sito Nwo

A suscitare la curiosità del pubblico sul Bilderberg contribuiscono l’alone di mistero che lo circonda, dovuto alla segretezza sui contenuti dei dibattiti, e la presenza del gotha economico e politico di Usa ed Europa Occidentale. La ragione principale, però, è riconducibile alla sempre più diffusa percezione di impotenza da parte del “cittadino comune” nei confronti di una economia e di una politica che sfuggono persino alla sua comprensione. La maggiore crisi economica dalla fine della Seconda guerra mondiale, il potere astratto dei mercati finanziari, la stessa vicenda dei debiti pubblici e dell’euro, con le conseguenze devastanti sulle condizioni di vita di centinaia di milioni di lavoratori, favoriscono la sensazione dell’esistenza di forze oscure e incontrollabili. Una testimonianza di questo stato psicologico di massa può essere individuata nella fortuna di romanzi alla Dan Brown e di innumerevoli saggi su massoneria, sette segrete, tra cui gli Illuminati (che vengono collegati al Bilderberg), e chi più ne ha più ne metta. In un clima siffatto ed in assenza di un pensiero critico strutturato e diffuso, è facile attribuire le cause di quanto avviene all’esistenza di complotti e di gruppi che, come una specie di grande “cupola”, reggono un <>.

E nel Nuovo Ordine Mondiale della Bilderberg è possibile investire!

Noi, da trader, dobbiamo sfruttare tutte le opportunità che ci vengono proposte. Perché quindi non investire nelle società possedute dalle numerose personalità che frequentano assiduamente la “Cupola”. Sicuramente investire in queste società porterà ad ottimi profitti, visto che tutti quelli che “gridano al complotto” dicono che queste personalità “comandano il mondo”. Perché non provare quindi?

Prima di tutto, dobbiamo analizzare le personalità presenti all’ultimo meeting della Bilderberg, per vedere subito quali sono le personalità e le aziende di spicco che sono contenute all’interno di esso (elencheremo i personaggi e aziende più importanti):

Schmidt, Eric E. (Capo esecutivo di Google)
Elkann, John (CEO di EXOR, FCA)
Enders, Thomas (CEO di Airbus Group)
Gruber, Lilli (Giornalista di LA7, azienda di Cairo Communication)
Hildebrand, Philipp (Vice Direttore di BlackRock Inc.)
Kaeser, Joe (CEO di Siemens AG)
Kleinfeld, Klaus (CEO di Alcoa)
O’Leary, Michael (CEO Ryanair)

Questi erano solo alcuni dei tanti partecipanti, vediamo però come stanno andando alcune di queste azioni.

Schmidt, Eric E. (Capo esecutivo di Google)

azioni-google

Elkann, John (CEO di EXOR, FCA)

azioni exor

Enders, Thomas (CEO di Airbus Group)

azioni airbus

O’Leary, Michael (CEO Ryanair)

azioni ryanair

In conclusione

Abbiamo appreso una scioccante notizia: quasi TUTTE LE SOCIETA’ presenti al ritrovo BILDERBERG 2015 VANNO BENISSIMO IN BORSA. A quanto pare, partecipare a questo incontro segreto tra potenti, fa bene! Correte subito ad investire in Bilderberg grazie alla nostra partnership con i migliori broker per il trading con le azioni!

3 investimenti in azioni ad alto rendimento

Vuoi giocare in Borsa? Questo è un articolo che allora dovresti leggere con grande attenzione.

Le azioni ad alto rendimento sono sempre più richiesti dagli investitori, che vogliono incassare per avere subito della veloce liquidità, sono però difficili da trovare. La domanda accresce quando si entra in periodi di forte crisi economica come questo in cui l’Italia si trova, e quindi i tassi d’interesse ben più bassi vengono man mano snobbati, portando gli investitori delle borse, ma anche quelli privati, a prediligere investimenti più rischiosi, ma più profittevoli.

Come funzionano le azioni su breve, medio e lungo termine in un concetto semplice

Sul breve termine, i dati economici e commenti da parte delle Banche Centrali, sono un grande motivo per il quale le azioni cambiano di prezzo. Sul medio termine, contano invece di più le condizioni di business dell’azienda in questione, sul lungo termine, sono i dividendi e i profitti dell’azienda a guidare questo settore.

Il primo investimento da fare: Blackstone

blackstone

Blackstone (BX) è riuscita a collezionare il 7.50% e oltre a Luglio 2015. Questa azienda tende a beneficiare dall’innalzamento dei tassi in quanto è un asset manager che gestisce strumenti a breve termine.

AT&T, investire assolutamente in questa azienda telefonica leader in USA

att

AT&T, che ha il simbolo T in borsa, è un investimento ad alto rendimento, che è riuscito a fare ben il 5.5% a Luglio 2015. Molto di più dei Beni del Tesoro, che hanno fatto il 2.4% per ora. Questa azienda riesce ad avere buoni profitti anche con tassi bassi, e riesce a resistere anche in periodi con condizioni di mercato avverse.

Il fatto che sempre più persone continuano a consumare sempre più traffico dati su internet, è un grosso fattore di crescita per questa azienda.

GOOGLE, perché non investire in Google?

google

Non c’è motivo non investire in Google, bisogna investire per forza in Google. Questo è l’imperativo.

Questa azienda, è diventata da poco Alphabet, e promette davvero bene. Tra la macchina che si guida da sola, alla serie Nexus, per poi passare ai Google Glass che forse tra qualche anno torneranno seriamente sul mercato. Questi sono solo alcuni dei progetti del colosso Californiano, che sta dando molta pressione ad Apple, che è ormai alle strette a causa dei grossi problemi con le vendite, eccetto iPhone.

Riassunto Azionario Tecnologico: Facebook e Twitter

riassunto azionario tecnologico facebook twitter

Le compagnie tecnologiche hanno finalmente rilasciato i loro risultati. Le tre compagnie di social network non sono però comparabili direttamente. Facebook tuttavia si dimostra il leader dei tre, Twitter è un sistema di social network molto essenziale che limita l’interazione sociale, e LinkedIn è più professionale che sociale.

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Ma la scorsa settimana, una cosa in comune queste tre aziende l’hanno avuta, ovvero dei guadagni che sono stati a dir poco sopra le aspettative.

Per quanto concerne Big Blue, Facebook, gli investitori non sono riusciti a controllare il grande aumento di spesa da parte di Facebook, anche se attualmente questa enorme spesa sembra molto giustificata, visto il grosso aumento di utenti.

Per Twitter, la spesa è stata esigua, anzi molto più modesta, e inoltre l’azienda ha richiesto ai propri investitori di non aspettarsi una grande crescita di utenti, portando il valore azionario a cadere enormemente.

I guadagni e la crescita di utenti non sono stati poi così male, ma c’è ancora troppa incertezza che naviga nei meandri di twitter. Un social network dovrebbe facilitare il networking, ma Twitter non sembra voler innovare più di quanto ha già fatto.

Yelp è in grossa crisi, e non è riuscito a soddisfare le aspettative. Tuttavia gli utenti mobile e la pubblicità locale è aumentata. Le sue azioni sono stati downgradate da moltissimi analisti.

Vediamo insieme però la crescita per quanto riguarda le principali aziende tecnologiche:

Apple (AAPL) ha avuto la scorsa settimana contrassegnata da un andamento pressoché negativo, fermandosi al −2.44%. Tuttavia i 6 mesi per l’azienda di Cupertino sono stati molto buoni, crescendo del 3.52%.

Facebook fa male nella settimana passata, fermandosi a −3.02%, ma gli ultimi 6 mesi sono stati ottimi, segnando una crescita del 21.30%.

Yahoo (YHOO) è in grossa crisi, −5.61% per quanto concerne la scorsa settimana, va invece al −25% per l’ultimo semestre. Un dato che sta portando non pochi grattacapi all’azienda americana.

Google, big G, GOOGL, è una delle poche aziende far bene nella scorsa settimana, registrando un incredibile +0.42% anche la scorsa settimana, e un +22.50% per quanto riguarda gli ultimi 6 mesi.

Microsoft, fa bene nell’ultima settimana, grazie all’uscita di Win10 e registra quindi l’1.85% negli ultimi 7 giorni, ma va piatta sui 6 mesi, registrando un leggero negativo di −0.47%.

INTC fa molto bene nell’ultima settimana, meglio di tutti, registrando il 3.16% ma fa male sul 6 mesi, andando quasi a −20%.

CSCO, Cisco, leader nel settore tecnologico, è una delle poche aziende positive sia sul settimanale che sul 6 mesi. Sul settimanale guadagna 0.07% e sul 6 mesi guadagna 1.617%.