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Le migliori piattaforme di trading online italiane 2017

Piattaforme Trading

Questo articolo è dedicato alle migliori piattaforme trading online: tutte offrono condizioni estremamente convenienti per operare sui mercati finanziari in modo efficace e sicuro, e inoltre garantiscono profitti eccellenti.

Piattaforma Trading Fineco

È possibile fare trading online con una vera e propria banca presente sul territorio? Sì è possibile con Fineco, che ormai dal 2004 consente di fare trading online con questa piattaforma di trading, che si propone come alternativa alle ben note piattaforme trading di Plus500 ed eToro.

Opinioni su eToro: giudizi, pareri e idee su eToro

eToro Opinioni

Sicuramente avrete sentito parlare del Network di Investimenti Sociali eToro, una delle migliori piattaforme di trading che negli ultimi anni si sta facendo strada grazie alle sue caratteristiche di Social Trading e Copy Trading, che stanno tutt’oggi permettendo a milioni di persone (per l’esattezza 4 milioni e mezzo di utenti) di guadagnare in modo automatico, e ovviamente a moltissimi trader professionisti di guadagnare cifre bonus (fino a 10 mila euro) sul loro trading.

Trading vincente

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Che cosa significa essere vincenti quando si fa trading online? Tutti coloro che fanno trading online vogliono guadagnare soldi e quindi essere vincenti significa guadagnare più soldi possibili. Ma fare trading in maniera vincente non significa guadagnare nel 100% dei casi. Perché? Perché è impossibile.

Un trading vincente è quello che garantisce profitto nella grande maggioranza dei casi. Scopri come si fa trading vincente leggendo l’articolo.

Broker Regolamentati: cosa sono, come funzionano e come sceglierli

La rete ormai imperversa di piattaforme di trading online. Ce ne sono veramente tantissime, ma non tutte sono così affidabili quanto sembra. Vediamo quindi come scegliere i migliori broker regolamentati e come non farsi fregare dalle truffe che si aggirano sul web.

La deflazione e i rendimenti degli investimenti a reddito fisso

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L’abbassamento dell’inflazione a livello non solo italiano ma europeo, che ci ha portato addirittura in deflazione nell’ultimo mese del 2014 (l’Italia in realtà è finita in deflazione già ad Agosto per la prima volta dal 1959, l’Eurozona invece da Dicembre appunto), cambia ovviamente la questione del modo di rapportarci agli investimenti a reddito fisso, che vedono aumentare a livello reale i propri rendimenti.

Partiamo dalla definizione del termine deflazione, che recuperiamo direttamente da Wikipedia. La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi. Il fenomeno opposto si definisce inflazione. La deflazione non va confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.

La deflazione è uno segni più gravi di una crisi economica pesante. In poche parole sui mercati la domanda di beni e servizi diminuisce a tal punto che col passare del tempo non solo i prezzi non salgono, ma addirittura le aziende sono costrette a diminuirli con le conseguenze di veder diminuire i propri ricavi, fino ad azzerare i propri guadagni. Questa situazione porta con sè conseguenze molto negative per l’intera economia di un Paese, una spirale che porterà le aziende o a chiudere o risparmiare anch’esse, diminuendo o cessando la produzione, e per diretta conseguenza diminuendo la forza lavoro e creando disoccupazione. Quest’ultima a sua volta, facendo diminuire i soldi in circolazione, provocherà un ulteriore aumento della deflazione stessa, fino ad arrivare ad una situazione di recessione economica profonda.

Tornando agli investimenti a reddito fisso, il giudizio sulla situazione invece addirittura si rovescia, seppur ci si trovi di fronte ad una situazione generale negativa di deflazione.

La preoccupazione primaria degli investitori è infatti quella che i rendimenti dei propri investimenti debbano assolutamente tenere il passo con il tasso d’inflazione, per far sì che aumenti il loro potere d’acquisto reale. Ad esempio, un investimento che genera un rendimento del 3% al lordo dell’inflazione, in un contesto in cui quest’ultima è pari al 3,5%, avrà come conseguenza l’effetto di produrre un rendimento reale negativo per tutti gli investitori coinvolti (-0,5%).
Se gli investitori non proteggono e diversificano il loro portafogli di investimenti, l’inflazione può quindi diventare per loro molto pericolosa e dannosa, in particolare proprio per i rendimenti dei titoli a reddito fisso, oggetto del nostro articolo. Infatti la maggior parte di questi investimenti prevede l’acquisto di titoli obbligazionari per ricevere in cambio un reddito costante, sotto forma di pagamento degli interessi (cedole). Tuttavia, dal momento che per la maggior parte dei titoli a reddito fisso il tasso d’interesse, ovvero la cedola, resta invariato fino alla scadenza, il potere d’acquisto degli interessi ricevuti diminuisce, fino ad azzerarsi, all’aumentare dell’inflazione.
 
Ma nel caso attuale, ci troviamo nella situazione esattamente opposta. In poche parole, volendo fare un esempio chiaro, chi alla fine del 2011 ha acquistato ad esempio dei Bot (titoli di Stato Italiani) decennali, con rendimento fisso allora del 4-5%, vista la situazione pericolosa in cui versava l’economia italiana in quel momento, a rischio concreto di default, ora si trova di fronte a dei rendimenti annuali che rappresentano per lui un guafagno netto, visto che i prezzi scendono, mentre i suoi soldi aumentano ogni anno in quantità, per un valore in percentuale fisso del 4-5%.
Ancora più vantaggioso è, in queste condizioni di mercato, gestire in prima persona i propri investimenti personali mediante piattaforme trading on line che consentono di investire su mercati finanziari diversi come azioni, forex, materie prime.
Sperando di aver chiarito a tutti l’incidenza concreta della deflazione sugli investimenti che garantiscono dei redditi fissi, vi diamo appuntamento al prossimo approfondimento di economia targato Mercati24.
Giancarlo Sali