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Banche e istituti centrali continuano a determinare l’andamento dei mercati

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Dopo una settimana difficile e carica di tensioni, le borse del Vecchio Continente tentano di chiudere la settimana in rialzo, reagendo con fiducia all’ampio progetto varato giovedì scorso dalla Banca centrale inglese. Come annunciato dal governatore dell’istituto Mark Carney il costo del denaro è stato tagliato dallo 0,5% allo 0,25%, raggiungendo il nuovo minimo storico. La manovra di stimolo opererà su diversi fronti: il piano di acquisto di titoli di Stato è stato portato da 375 a 435 miliardi di sterline, e verranno avviati un acquisto di 10 miliardi di sterline di debito societario di alta qualità e un altro, con un valore potenziale di 100 miliardi di sterline, per garantire la presenza di credito bancario a seguito del taglio dei tassi di interesse.

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Borse europee al momento quindi positive, in particolare Piazza Affari che da tutta la mattina guadagna oltre l’1% grazie ai risultati delle recentemente pubblicate trimestrali, che hanno portato in rialzo Bper, Ynap e Mediobanca. Più moderati gli altri principali listini europei, con Londra a +0,3%, Francoforte a +0,1% e Parigi a +0,5%. Si rimane comunque in attesa dei dati di luglio sul mercato del lavoro statunitense, che verranno pubblicati oggi pomeriggio e il cui esito inevitabilmente determinerà il comportamento della Federal Reserve sulla politica monetaria da mantenere.

Secondo quanto previsto dagli analisti di Saxo Bank, il settore non agricolo negli USA a luglio dovrebbe creare 179mila posti di lavoro, tanti quanti quelli calcolati nel settore privato mercoledì scorso da Adp. Un dato rilevante, e che secondo le previsioni non dovrebbe avere grandi ripercussioni sul tasso di disoccupazione, previsto in discesa dal 4,9% al 4,8%. Il tanto atteso ritocco del costo del denaro da parte della Fed rimane in ogni caso atteso dopo l’estate, anche se alzare i tassi ora, dopo le manovre espansive varate da Bce e BoE, potrebbe portare a una svalutazione del biglietto verde. Inoltre le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite inaspettatamente restando comunque sotto quota 300.000 per la 74esima settimana consecutiva, un risultato che mancava dal 1973.

Buone notizie invece per Mediobanca dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali
, ampiamente al di sopra delle attese degli analisti, arrivati dopo la conferma della partecipazione al fondo Atlante 2 e alla imminente ricapitalizzazione di Mps: il bilancio annuale ha mostrato infatti un utile netto di 605 milioni, in aumento del 2% rispetto allo scorso anno. Un risultato importante, frutto di una ampia diversificazione del business che ha reso bene all’istituto di piazzetta Cuccia, che vanta oggi indici di capitale oltre il 12%. Inoltre la cedola è in aumento dell’8% a 0,27 euro per azione, rispetto agli 0,25 euro del 2014/2015, garantendo un payout in rialzo al 38%. Inverte invece la rotta Monte dei Paschi di Siena, che dopo un avvio positivo torna sotto la parità, in ribasso dell’1,43% a 0,25 euro. Balza invece in avanti del 9% circa la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, spingendo anche Bpm e Banco popolare a recuperare terreno in attesa della diffusione dei conti prevista per oggi.

Per quanto riguarda le valute l’euro si mantiene poco mosso, attestandosi a 1,114 dollari e a 112,57 yen
. Rimane debole la sterlina, a quota 1,31 contro il biglietto verde, che a sua volta arretra sulla valuta nipponica a 101,05. Lo spread tra Btp e Bund decennali è poco mosso a 124,9 punti base, con un rendimento stabile all’1,14%. In Francia, intanto, il deficit commerciale è peggiorato nel primo semestre di 1,1 miliardi, arrivando a un totale di circa 24 miliardi, appesantito dal settore manifatturiero e affondando l’export dell’1,4%, e l’import dell’1%.

Anche la Borsa di Tokyo rimane in attesa delle indicazioni sul mercato del lavoro USA, terminando in parità la settimana con l’indice Nikkei che si mantiene stabile a 16.254 punti, praticamente invariato rispetto a ieri. Ha chiuso invece in modo contrastato Wall Street, anche se gli indici si sono mossi all’interno di un intervallo relativamente ristretto: il Dow Jones ha perso lo 0,02%, l’S&P 500 è salito dello 0,02% e il Nasdaq dello 0,13%.

Fed, Yellen: “l’economia è in salute ma i dati sull’occupazione sono stati deludenti”. Si allontana l’ipotesi di un rialzo dei tassi a giugno

I deludenti dati di maggio sull’occupazione statunitense (solo 38mila nuovi posti di lavoro) hanno aumentato le incertezze del board della banca centrale USA e ha raffreddato le attese di un possibile aumento dei tassi d’interesse nella prossima riunione di giugno della Fed.
Il discorso della Governatrice dell’istituto centrale, Janet Yellen, ha ricalcato queste incertezze e, nonostante un’impronta volta all’ottimismo, ha sottolineato ben quattro rischi che incombono all’orizzonte dell’economia statunitense: rallentamento della domanda, inflazione, Cina e Brexit.

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La Yellen ha sottolineato come i dati dell’ultimo report sul lavoro siano deludenti e che destino preoccupazioni, ma ha invitato a non caricare di eccessivi significati i dati di un singolo mese. La governatrice ha ricordato che la situazione complessiva del mercato del lavoro è positiva e che indicatori più tempestivi rimangono positivi; è il caso sui salari: “i redditi medi orari sono aumentati del 2,5% negli ultimi dodici mesi, un po’ più rapidamente che negli anni recenti; è un’indicazione benvenuta che la crescita dei salari potrebbe finalmente accelerare”.

“Continuo a ritenere che i tassi saliranno gradualmente nel tempo per assicurare la stabilità dei prezzi e una massima occupazione stabile nel lungo termine. Ritengo – ha continuato la Yellen – che le forze positive che sostengono la crescita dell’occupazione e l’inflazione continueranno a pesare più di quelle negative. Mi attendo che l’espansione economica continui, con il mercato del lavoro che migliorerà ancora e il pil che crescerà”

La Fed rimane, però, su una posizione attendista, aspetterà di valutare i prossimi segnali sullo stato di salute dell’economia USA prima di continuare il suo cammino di rialzo dei tassi d’interesse. Un percorso che, secondo gli analisti non si muoverà nella prossima riunione prevista per il 15 giugno, pochi giorni prima dell’atteso referendum in Gran Bretagna che deciderà sulla permanenza o meno nell’Unione dei sudditi di sua Maestà. Una possibile uscita della Gran Bretagna dall’Ue avrebbe “significative ripercussioni” – ha affermato la Yellen – sul contesto economico globale.

Oltre che gli scenari che si aprirebbero da una Brexit, a preoccupare il board della Banca centrale statunitense è anche la Cina. Gli sforzi di Pechino per riequilibrare l’economia cinese potrebbero passare per una nuova manovra sulla divisa asiatica.

Alla luce di queste considerazioni, le possibilità di un aumento dei tassi a giugno sono del 2%, quelle per una stretta a luglio sono crollate al 22%: gli analisti prevedono che un rialzo non arriverà prima di dicembre.

Deludono i dati sull’occupazione USA: si allontana il rialzo dei tassi da parte della Fed

Brusco rallentamento del mercato del lavoro statunitense: ad aprile, infatti, sono stati creati solo 160mila posti di lavoro, a fronte delle previsioni di circa 200mila nuovi occupati. È il dato peggiore da sette mesi.
Crescono così i timori sulla fragilità della crescita economica statunitense, dopo la pubblicazione degli ultimi dati sul Pil a stelle e strisce tutt’altro che incoraggianti.

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Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5%
, un livello che equivale alla piena occupazione, ma le aspettative degli analisti erano per un dato ancora migliore. L’attesa era per una creazione di 202.000 nuovi posti di lavoro, dopo i 208.000 di marzo (rilevazione rivista al ribasso rispetto al +215.000 inizialmente comunicato).

Questa diminuzione porta a 192mila posti di lavoro al mese creati nel 2016, contro la media di 282mila mensili del quarto trimestre del 2015 (in tutto il 2015 la media è stata di 228mila e nel 2014 di 260mila).

Altro aspetto negativo riguarda la partecipazione alla forza lavoro che, in rialzo nei quattro mesi precedenti, è tornata a scendere, passando dal 63 al 62,8%,non lontana dal minimo di ottobre 1977 (pari a 62,4%,
un record negativo toccato a settembre). Il dato riporta il tasso di partecipazione al lavoro molto distante dal 66% pre-recessione.

L’unico aspetto positivo è quello del trend dei salari. Il salario medio è salito dello 0,3%, arrivando a 25,53 dollari all’ora, facendo registrare un aumento del 2,5% negli ultimi 12 mesi.

Ponendo i riflettori sui singoli settore, balza all’occhio il dato del retail che per la prima volta dopo più di un anno taglia il numero di occupati nel settore di 3.100 unità. Tagli anche nel settore energetico, in particolare modo nel settore minerario, dove il taglio ha riguardato 8000 persone.
Numeri di poco peggiori rispetto a quelli del comparto manifatturiero, in cui sono stati creati appena 4mila nuovi posti di lavoro, dopo averne tagliati ben 29mila a marzo.

Le assunzioni maggiori hanno riguardato il settore dei servizi professionali e aziendali dove sono stati aggiunti 65.000 posti, mentre in quello della sanità e dell’assistenza sociale i nuovi assunti sono stati 38.200.

Affinando leggermente la ricerca e includendo anche gli scoraggiati e quelli che si accontentano di un part-time, il tasso di disoccupazione è del 9,7%, in calo rispetto al 9,8% del mese precedente.

Questi numeri deludenti e quelli non molto migliori sul Pil influiranno di certo sulle mosse cha la Federal Reserve prenderà sui tassi d’interesse. Le probabilità di una stretta a giugno sono scesi ad appena il 6%; giovedì erano al 13%. Salgono, al contrario, le probabilità che la Fed alzi i tassi a dicembre sono scese al 48% dal precedente 57%.

Energia, la crisi del settore negli USA non tocca solo lo shale oil, SunEdison ricorre al Chapter 11

SunEdison Energia Crisi Settore Chapter 11

La crisi del settore energetico non si limita più al solo petrolio e arriva a toccare anche il settore delle rinnovabili. Nonostante il sostegno al settore che negli USA ha assicurato l’amministrazione Obama, il colosso del solare SunEdison, leader mondiale del fotovoltaico ha deciso di avviare la cosiddetta procedura ex Chapter 11, dopo aver accumulato debiti per 16,1 miliardi di dollari.

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Nell’ordinamento statunitense il Chapter 11 è una procedura di riorganizzazione e non di liquidazione, che ha lo scopo di risanare l’azienda. Il piano di risanamento viene proposto dall’impresa e approvata dal giudice. Nel caso il piano fallisca si passa alla procedura del chapter 7, che invece prevede la liquidazione dell’impresa.

Il fallimento della SunEdison è frutto di una serie di scelte rivelatesi sbagliate e/o prese al momento sbagliate
. Il colosso americano, principale competitore delle grandi imprese cinesi, ha condotto tutta una serie di acquisizioni, sia nell’eolico che nel fotovoltaico, proprio nel momento in cui il prezzo dei pannelli hanno iniziato a scendere vertiginosamente. Tutto questo contestualmente al calo del prezzo del costo dell’energia sul mercato, per il forte eccesso di offerta.

Il colpo di grazia è venuto dalla mancata acquisizione, per problemi legati all’impossibilità della SunEdison di ottenere un finanziamento, di Vivint Solar. Un’operazione da 2,2 miliardi di dollari. Il mercato ha pesantemente punito il titolo della SunEdison che a Wall Street è crollato fino a 0,34 dollari per azione, dai 5,66 dollari di inizio anno.

La nostra decisione di avviare un processo di ristrutturazione supervisionato dalla corte è stata un passo difficile, ma importante per la gestione delle nostre immediate necessità di liquidità”, ha dichiarato l’amministratore delegato di SunEdison Ahmad Chatila. “La procedura ci consentirà di riassettare il nostro bilancio e ridurre il debito, fornendo supporto all’impresa e focalizzandola sui suoi punti di forza – ha precisato il manager – Ci renderà anche più semplice la trasformazione in un operatore più coerente ed efficiente, privo degli asset non core”.

SunEdison ha ottenuto 300 milioni di dollari in finanziamenti debtor-in-possession (DIP) da un consorzio di creditori con livello di prelazione di primo e secondo. Si tratta di un tipo di finanziamento privilegiato che in queste circostanze negli USA permette all’azienda finita in ristrutturazione di ottenere liquidità dai creditori che però assumono un’importante seniority (diritto di prelazione nel rimborso, in caso di fallimento, nda).
Questi finanziamenti dovranno essere impiegati da SunEdison per il pagamento di stipendi e benefit, per la fornitura dei servizi ai clienti, per i pagamenti a fornitori e venditori per sostenere nuovi progetti e per far fronte a tutte le esigenze che emergeranno nel piano di ristrutturazione.

L’Oro continua a scendere: è allarme

Oro

I prezzi dei Futures dell’Oro hanno continuato a scendere anche durante questa giornata di lunedì, in quanto il dato sull’occupazione USA ha nuovamente messo in mezzo al tavolo la possibilità che la Federal Reserve possa nuovamente innalzare i tassi d’interesse prima e più velocemente del previsto.

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Attualmente l’Oro è in crollo del -0.37%, di ben 4 dollari soltanto nella sessione attuale, e si tratta di un vero e proprio allarme per i commercianti di questa materie prima, che attualmente si trova sul prezzo chiave di 1,219.10. Ricordiamo che però la scorsa settimana l’Oro scese di oltre 12 dollari (un buon 1% al ribasso) dopo che i dati USA usciti si sono rivelati molto positivi, segnale quindi che la Federal Reserve potrebbe innalzare il tasso d’interesse prima del previsto.

L'Oro è in fase ribassista, ma comunque in rialzo del 14% solo nel 2016.

L’Oro è in fase ribassista, ma comunque in rialzo del 14% solo nel 2016.

Secondo il dipartimento del lavoro USA, l’economia USA ha visto un aumento dei posti di lavoro pari a +215k, rispetto al mese scorso, battendo quindi le aspettative che si erano fermate a solo 205 mila posti di lavoro. Le paghe orarie medie sono aumentate, di addirittura lo 0.3%, mentre il tasso di disoccupazione si è spostato verso l’alto del 5.0% rispetto al minimo di 4.9%.

Tante altre cose sono state rilasciate durante la sessione di venerdì, come ad esempio l’indice manifatturiero ISM, che è risultato anche questo al di sopra le aspettative: 51.8.

Insomma, a parte il tasso di disoccupazione, sembrano dati veramente positivi per l’economia USA, e a quanto pare abbastanza positivi per permettere alla Federal Reserve di innalzare i tassi d’interesse.

Tuttavia, guardando la price action, sembra che i dati rilasciati non siano abbastanza per gli USA. La Yellen aveva infatti affermato la scorsa settimana che la Banca Centrale USA sarebbe andata avanti con cautela, mettendo a tacere altri membri della Fed che erano ansiosi di innalzare i tassi d’interesse USA.

I prezzi dell’Oro sono tuttavia ancora al rialzo per quanto concerne l’andamento di quest’anno, e siamo quindi davanti ad un movimento rialzista pari al 14% per l’anno in corso, in quanto la Fed non è riuscita ad innalzare i tassi quanto voleva far realmente.

L’Oro è molto sensibile ai movimenti dei tassi d’interesse USA, ed un nuovo innalzamento potrebbe significare nuovamente meno interesse per la materia prima dell’Oro.

Questa settimana sarà quindi molto cruciale, in quanto durante la giornata di Mercoledì ci saranno le Minutes da parte della Federal Reserve, che potranno senza dubbio darci qualche spunto per il nuovo possibile rialzo dei tassi, o meno.

Il Pil USA sale nel quarto trimestre del 2015 ma in calo i profitti aziendali

I dati sul Pil statunitense del quarto trimestre del 2015 sono stati rivisti al rialzo, passando dal +1% al +1,4% su base annua destagionalizzata. Un correzione inattesa dagli analisti che si aspettavano una conferma del dato precedente.
Nonostante la correzione il dato segna un rallentamento rispetto al dato del trimestre precedente, quando l’economia era cresciuta del 2%, e al dato su base annua che ha fatto segnare un aumento del 2,4%, confermando la crescita del 2014 e superando la media dal 2010; +2,1%.

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Rispetto ai primi tre trimestri del 2015, quello del quarto segna un rallentamento rispetto al +2,2% dei primi 9 mesi dell’anno. A pesare è stato il calo dei profitti delle aziende americane, frutto delle turbolenze internazionali che hanno messo in difficoltà il comparto manifatturiero e quello energetico.
I profitti delle società americane sono scesi dell’8,1% rispetto al terzo trimestre, il calo peggiore dal primo trimestre del 2011. Nel 2015 i profitti sono saliti del 3,3% rispetto all’anno precedente.

Peggiorano i dati sulle scorte aziendali (il peso sull’economia è stato rivisto al rialzo da 0,14 a 0,22 punti percentuali). Un segnale negativo che testimonia come le aziende hanno meno fiducia nell’andamento futuro della domanda ed evitano dunque di produrre in eccesso.

Aumenta, invece, la spesa per consumi che sono aumentate del 2,4%, contro il 2% della precedente stima, ma in progressivo rallentamento dal 3% del precedente trimestre e dal 3,6% del secondo trimestre. Le famiglie che nel 2014 avevano consumato di più sulla scia del ribasso dei prezzi energetici, sembrano ora più incerte. Considerando l’intero anno, i consumi sono saliti del 3,1%, l’aumento più alto dal 2005.

Anche in Francia i dati macroeconomici hanno superato le attese degli analisti. L’istituto di statistica Insee (Institut national de la statistique et des études économiques, nda) rileva che il deficit pubblico francese è sceso più di quanto ci si attendeva, arrivando al 3,5% del Pil (rispetto alla previsione del 3,8%). Aumenta il debito pubblico, arrivato al 95,7% del Pil, con un incremento di appena lo 0,4%, il minore dal 2007.

USA, occupazione ancora su: a dicembre creati altri 292mila posti di lavoro

Dati superiori alle attese, negli Stati Uniti è boom di occupati. Il mercato del lavoro americano conferma l’ottimo stato di forma facendo registrare un ulteriore incremento di 292mila occupati nel mese di dicembre (le previsioni parlavano di un aumento di 210mila, nda), facendo salire a 2,7milioni di nuovi impieghi il dato annuale. Meno solo del dato del 2014, quando sono stati creati più di 3milioni di occupati, ma seconda miglior performance dal 1999.

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Un ulteriore dato positivo è quello relativo al tasso di disoccupazione che rimane stabile al 5%. Gli analisti di Wall Street prevedevano addirittura un valore inferiore, pari al 4,9%, come non accadeva dal 2007, prima dell’avvento della crisi.

In riferimento al numero degli occupati, il Dipartimento del lavoro statunitense ga corretto anche i dati di ottobre e novembre, rivendendoli al rialzo di 50mila posti di lavoro (252 mila occupati in più a novembre, rispetto ai 211mila precedentemente rilevati; ad ottobre l’aumento è stato di 307mila e non di 298mila).

L’aumento occupazionale ha riguardato molti settori ma non tutti. L’aumento maggiore riguarda quello dei servizi aziendali e professionali, con 73mila impiegati in più; bene anche il settore delle costruzioni, che ha dato lavoro a 45mila persone, e quello sanitario che ha fatto registrare un aumento di 39mila occupati. Questi settori dell’economia statunitense sono quelli più a riparo dalle tensioni internazionali. Più esposti invece quello minerario, che infatti perde 8mila posti di lavoro e quello petrolifero, che segna un arretramento di 15mila occupati. Un dato significativo è quello relativo all andamento su base annuale del settore manifatturiero, che pur registrando un aumento nel numero di lavoratori, fa segnare un aumento di appena 32mila occupati a fronte dei 200mila dell’anno precedente.

In un quadro economico decisamente positivo persistono però indicatori meno incoraggianti. La partecipazione al lavoro, pur aumentando dal 62,5% al 62,6%, è inferiore a quello dell’anno precedente (62,7% nel 2014, nda) e sui livelli più bassi degli ultimi 40 anni. Discorso simile si può fare per il livello dei salari, in lieve calo a dicembre e in aumento del 2,5% su base annua, che rimane su livelli ancora bassi. Il basso livello dei salari si riflette nei timori per una bassa inflazione.

WALL STREET GIÙ Vediamo per chi investe in azioni, la situazione di Wall Street. Nonostante i positivi dati sull’occupazione, Wall Street rimane legata ai timori per i segnali negativi che arrivano dall’economia cinese e fa segnare il peggior inizio d’anno nella storia. Anche oggi, dopo un apertura in rialzo
dell’1,8%, il listino americano ha fatto segnare un’inversione di tendenza, fino ad arrivare a una chiusura negativa dell’1,02%. Nonostante la volatilità dei mercati, la buona notizia arriva dall’industria statunitense che si dimostra solida e che fortifica l’economia reale nazionale. Una circostanza determinante in una fase di crisi globale e di tensioni geopolitiche diffuse.

Scende il surplus di bilancio in Europa

Non moltissimi siti di trading online trattano il surplus, dato importantissimo per chi vuole capire nel profondo le dinamiche macroeconomiche delle nazioni.  La Bilancia Commerciale (in inglese Trade Balance) è essenzilamente la differenza tra il valore delle esportazioni ed anche le importazioni di merci, ed è un importantissimo dato che smuove in maniera importante i mercati forex.

Finalmente iniziano ad arrivare delle news macroeconomiche importanti dall’Europa, in quanto l’eurostat ha finalmente confermato come l’Unione Europa, e il suo surplus della bilancia commerciale, è diminuito per quanto riguarda l’anno 2014. Si tratta della prima volta in ben 5 anni che il surplus del bilancio scende.

Il surplus è quindi pari a 162,9 miliardi di euro rispetto ai 175,6 miliardi di euro nel 2013, e le cifre riflettono un aumento delle importazioni nell’UE, in contrasto con il volume delle esportazioni scambiate.

Le importazioni sono cresciute di un totale di 544 miliardi di euro nel 2.013, contro i 602 miliardi di euro nel 2014, con un incremento dell’11%.

Il volume di crescita delle importazioni ha superato quello delle esportazioni, che sono aumentate del 6%, passando da 719,6 miliardi di euro nel 2.013 a 764 mld di euro nel 2014.

I servizi che hanno contribuito di più per il surplus commerciale sono stati il settore finanziario, che hanno creato un ulteriore aggiunta di 40,1 miliardi di euro, mentre i servizi ICT sono al secondo posto, con la creazione di un surplus di 38,8 miliardi di euro.

Altri servizi alle imprese hanno raggiunto un totale di 31,8 miliardi in più di euro, mentre il comparto assicurativo e le industrie delle pensioni e dei trasporti, sono aumentate rispettivamente di 20,4 miliardi di euro, e 18,7 miliardi di euro.

Mentre l’unico deficit significativo è stata trovato nell’uso della proprietà intellettuale, che ha registrato una perdita di 19 miliardi di euro.

Il commercio del surplus di bilancio negli Stati Uniti è sceso nettamente, dal 17,1% nel 2013 al 6,6% nel 2014, mentre l’UE ha importato 25,1 miliardi di euro in più di servizi nei due anni in questione.
Il più grande surplus è con i paesi dell’EFTA, con un totale di 58,6 miliardi di euro in profitti.
Le eccedenze comunitarie sono poi state raggiunte con la Russia, e ammontano a 16,5 miliardi di euro, con il Giappone invece a 10,5 miliardi, e con il Brasile sui 7,5 miliardi di euro.
L’unico deficit con i principali partner commerciali dell’UE è stato trovato con la nazione di Hong Kong, anche se solo di un esile 0.1 mld.

Tasso d’Interesse USA: a quanto è

Tasso d'Interesse USA Fed

Stiamo parlando a spron battuto dei tassi d’interesse USA, ma è necessario fare anche il punto della situazione per vedere in che stato è il tasso d’interesse attualmente.

In parole povere, prima il tasso era a 0.25%, ora è a 0.5%. Quindi è aumentato. Questo significa che il costo del denaro è aumentato. Però nel 2016 la Fed dovrebbe aumentarlo gradualmente questo tasso d’interesse che sta facendo impazzire i documenti finanziari.

In effetti non ci sono state sorprese con l’annuncio della Fed all’inizio di questa settimana. La Federal Reserve ha alzato il suo interesse di riferimento dal 0,25% al 0,5% e ha promesso ai mercati globali che c’è molto di più per il 2016, o in parole più semplici – un aumento dei tassi sta arrivando e coloro che saranno abbastanza intelligenti da piazzare le posizioni adesso, saranno sicuramente i migliori traders del 2016.

La storia si ripete

La storia di solito si ripete sotto alcuni punti di vista, ed è sempre molto importante cercare di capire come è possibile sfruttare tali informazioni per comprendere meglio come i mercati (soprattutto il forex) reagiranno questa volta.

Il primo passo da fare è guardare oltre le valute
: le escursioni e il più recente aumento di tasso nel 2006 hanno segnato la 17 ° volta consecutiva in cui la banca centrale aveva alzato i tassi. A quel tempo, i prezzi delle azioni sono saliti, registrando il loro più grande guadagno di un giorno in più di un anno su una dichiarazione da parte della Fed che ha suggerito che quella poteva essere la fine del ciclo di rialzo dei tassi.

La Federal Reserve è una delle forze principali che hanno un impatto sull’economia globale e non vi è alcun dubbio che l’aumento del tasso d’interesse avrà un impatto sostanziale sul resto del mondo. Il loro potere è forte un po’ quanto Sauron nel signore degli anelli, che può aiutare a sollevare i prezzi delle azioni e il prezzo degli asset verso l’alto. Ma la forza della Fed basterà per attrarre nuovi investitori?

FED incrementa la sicurezza contro i salvataggi delle aziende

FED incrementa la sicurezza contro i salvataggi delle aziende

Quello che è successo negli Stati Uniti in questi giorni, è a dir poco singolare, e dovrebbe farci capire in che nazione è necessario subito trasferirsi: gli Stati Uniti (o comunque un paese diverso dall’Italia, via da questo paese, SUBITO!).

Mentre il governo dell’ebetino Renzusconi, e della sua dama Maria Elena Boschi, si prodiga per salvare le quattro banche, (ricordiamo: il salvataggio di Banca Marche, Popolare Etruria, CariFerrara e CariChieti ha portato all’azzeramento delle azioni e obbligazioni subordinate di oltre 40 mila clienti di queste banche, ignari clienti). Piaceri tra l’alta finanza e il governo, che vanno sempre di più a braccetto con i propri interessi, e non con quelli dei cittadini, poveri ed ignari.

Gli Stati Uniti invece, paese serio e con la testa sulle spalle, stanno andando nella direzione opposta. La Federal Reserve ieri ha affermato che adotterà una nuova regola che mette limiti alla quantità che l’unità di emergenza può sborsare per aiutare le aziende in crisi.

La nuova regola, proibisce quindi alla Federal Reserve di prestare, oppure di di assistere un’azienda singola, come AIG, per un salvataggio. Invece, la nuova legge rende obbligatorio che l’unità di emergenza può assistere soli interi mercati oppure settori dell’economia. Niente preferenze quindi, a differenza del “Bel Paese”.

Le aziende quindi devono impegnarsi ad avere abbastanza fondi per potersi sostenere autonomamente, in quanto la Fed ha deciso che non farà più aiutini di alcun tipo.

La nuova legge è basata principalmente alla legislazione di Sen. Elizabeth Warren (Dem., Mass.) e Sen. David Vitter’s (Rep.,La). Secondo il Senatore Warren, c’erano delle scappatoie per la Fed, in modo da permettere alla Federal Reserve di fornire salvataggi a istituzioni finanziari gigantesche. Il Senatore Jeb Hensarling (Rep., Texas) ha affermato che questa legge finalmente mette fine al “problema morale che sta al nocciolo della questione del “Too Big To Fail” (troppo grande per fallire ndr).

Le vendite negli USA aumentano

Parlando di un’altra super-notizia negli USA, è forte la fiducia dei consumatori, visto che c’è stato un incremento delle vendite online durante il Black Friday di quest’anno, rispetto a quello dell’anno scorso. Le vendite online sono salite del 24% rispetto al 2014. Insomma, per chi fa trading online forse è arrivato il momento di aprire il conto di trading e iniziare a scommettere sugli USA.

Le vendite nel loro complesso, sono salite invece dello 0.6% rispetto ai dati dello scorso anno. Tuttavia c’è stato un calo nelle vendite dei beni elettronici, forse perché non ci sono grandi novità? Tuttavia gli sconti sono stati molto forti, anche in Italia, dove Amazon ha totalizzato oltre 1 milione di vendite soltanto nel periodo del black friday e cyber monday!

USA, disoccupazione scesa al 5%, i mercati scommettono sul rialzo dei tassi

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I dati sull’occupazione diffusi dall’US Bureau of Labour Statistic (BLS) fanno registrare 271mila nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli creati nel solo mese di ottobre. Un dato incoraggiante che va ben oltre le più rosee aspettative fissate a 185mila nuovi occupati.

Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,0% dal 5,1%, vicino alla piena occupazione (obiettivo che la Fed ha nel proprio statuto), anche l’U6, il tasso allargato che comprende anche i lavoratori scoraggiati e marginali è sceso sotto il 10% (9,8%), miglior risultato degli ultimi sette anni. Bene anche il livello delle retribuzioni, aumentate sul dato mensile dello 0,4%, a fronte di una previsione media dello 0.2%, 2,5%, su una previsione dello 2,3%, su base annua.

Il maggior numero di assunzioni si è registrato nel settore dei servizi professionali e nei servizi (+78.000) e nella sanità (+45.000). Livelli stabili nel settore manifatturiero (influenzati dall’alta valutazione del dollaro); ancora sofferenza, invece, in quello minerario ed energetico e nei trasporti.

In un quadro economico più che positivo, un dato in controtendenza è quello relativo alla partecipazione alla forza lavoro (Forza lavoro/ Popolazione attiva, nda) ferma al 62,4%, livello più basso dall’ottobre 1977.

Gli incoraggianti dati sull’occupazione negli USA sembra far propendere per un possibile aumento del costo del denaro deciso dalla Fed, già nella prossima riunione del 16 dicembre. Una possibilità confermata dal governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, davanti al Congresso e che anche i mercati danno quasi per scontata.
Dal suo discorso è emerso con chiarezza che a far pendere definitivamente la bilancia verso la scelta dell’aumento dei tassi, assieme all’aumento degli occupati, è un livello dell’inflazione al 2%.

Fondamentali per la Yellen e gli altri banchieri centrali risultano, quindi, i dati sull’andamento generale dei prezzi che saranno pubblicati il prossimo 17 novembre.

Sui mercati valutari, i dati sulla solidità della ripresa americana e le previsioni sull’aumento del costo del denaro negli USA, hanno causato un rapido apprezzamento del dollaro, scambiato a 1,07 nei confronti dell’euro. Favorendo le condizione perché la Fed possa finalmente decidere l’aumento dei tassi, il primo dal 2006, più volte rimandato negli scorsi mesi.

Una parte degli analisti, però, nell’analisi di questi dati legano quella sui dati sulla propensione delle banche monitorate dalla Federal Reserve a concedere credito al settore privato.
Il Senior Loan Officer Survey informa che nell’ultimo trimestre il 7,4% delle banche americane ha rivisto in senso restrittivo i propri standard di accesso al credito, causando maggiori difficoltà di accedere al credito per le aziende statunitensi.
Dati che non prefigurano di certo un’imminente recessione ma che fanno prevedere l’esaurimento della crescita occupazionale, che si dovrebbe compiere – per questi analisti – a settembre del prossimo anno.
Secondo tale analisi, il verosimile aumento dei tassi da parte della Fed, con la prevedibile ulteriore contrazione del credito erogato, garantirà l’avverarsi della suddetta previsione.

Crollo indici USA: c’è qualcosa che non sappiamo?

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Questo è un post di riflessione, proprio durante questa notte nella quale si è da poco aperto il mercato forex, partendo subito con la sessione asiatica, che sta iniziando a far muovere fin da subito i mercati.