Tassi Fed, cosa accadrà dopo marzo

La riunione FOMC del prossimo 15 marzo dovrebbe chiudersi con un incremento dei tassi di riferimento fed funds di 25 punti base. E, considerato che oramai il mercato attribuisce una percentuale vicino al 100% a tale scenario, val la pena anticipare gli eventi e domandarsi che cosa potrebbe accadere dopo la riunione, attesissima, del mese in corso, spostando il proprio focus sui prossimi trimestri.

Cosa attendersi dal FOMC del 15 marzo

Cominciamo comunque con una breve anticamera di quel che potrebbe accadere nel corso del prossimo FOMC. A nostro giudizio, è molto probabile che il comunicato possa riconoscere il continuo miglioramento dell’attività economica e ripetere che, con l’economia vicina al pieno impiego e con l’inflazione vicina al 2 per cento, il Comitato si aspetta di proseguire con “solo graduali rialzi” e con tassi che per un certo tempo, rimarranno al di sotto dei livelli attesi per il più lungo termine.

Inoltre, è possibile che il testo del comunicato possa ribadire come la politica monetaria rimarrà accomodante, contribuendo altresì a qualche ulteriore rafforzamento delle condizioni del mercato del lavoro e al ritorno dell’inflazione al 2%. Non è inoltre escluso che il comunicato possa migliorare la valutazione dei rischi, i quali sono d’altronde vicini all’equilibrio come non lo sono stati da diverso tempo – ricordavano dalla stessa Fed.

Infine, potrebbero essere modificati anche i riferimenti all’inflazione, che potrebbero essere cambiati, alla luce dei minori rischi di disinflazione e della minore distanza della variazione annua dei prezzi dal 2 per cento (a gennaio, deflatore dei consumi a 1,9 per cento anno su banca, e indicatore core a 1,7 per cento anno su anno).

Da aprile in poi, lo scenario è nebuloso

Quel che sicuramente non farà il comunicato post FOMC è fornire indicazioni precise sul sentiero di rialzo dei tassi di interesse che verrà seguito dalla Federal Reserve, a parte le presumibili indicazioni di graduali rialzi. Forse qualche notizia in più si potrà avere dalla successiva conferenza stampa di Yellen, o magari da qualche deduzione che potrebbe essere inglobata con le proiezioni dei tassi, che probabilmente rimarranno il punto di partenza per le previsioni, sebbene nel corso degli ultimi anni il sentiero atteso dal Comitato sia stato regolarmente disatteso nella realtà.

Proprio in virtù di tale condizione ricorrente, Yellen ha fornito alcune giustificazioni per il gap creatosi tra le proiezioni e i rialzi effettivi nel recente passato, indicando poi che nelle condizioni di assenza di shock avversi (cosa che peraltro non è certo possibile escludere), con l’economia al pieno impiego e l’inflazione vicina al 2 per cento, la rimozione dello stimolo probabilmente non sarà lenta come nel 2015 e nel 2016, quando i tassi Fed furono incrementati nel ritmo di un solo rialzo all’anno.

Prendendo poi spunto dalle dichiarazioni che la stessa Yellen ha rilasciato a inizio marzo, è possibile accennare al fatto che molto probabilmente la strategia rimarrà basata sulle stime del tasso di interesse neutrale, ancora vicine a zero per il breve termine e intorno all’1 per cento per il medio-lungo termine. Per Yellen, il FOMC mira a portare i tassi reali intorno alla stima attuale del livello neutrale nel 2017 e ritiene che con un aumento cumulato di circa 75 punti base il tasso reale dovrebbe essere allineato con l’equilibrio di breve termine.

Successivamente, nell’aspettativa che il tasso reale neutrale salga ancora gradualmente “nel più lungo termine”, il FOMC prevede “altri graduali rialzi nel 2018 e nel 2019”. Yellen ha altresì specificato che al momento – e riteniamo che sarà così anche nelle prossime “stagioni – il sentiero atteso dei tassi non rimane su una rotta prestabilita, ma come sempre risponderà a eventuali sorprese e nuove informazioni dai dati.

Infine, non possiamo naturalmente non accennare al fatto che l’incertezza riguardo alla politica fiscale rimane al centro del quadro economico. Trump ha fornito qualche prima indicazione sulle novità della policy fiscale, ma fino alla fine della primavera o all’inizio dell’estate probabilmente non avremo tra le mani alcun provvedimento utile per la discussione e per un’analisi approfondita. Se poi si tiene conto che il voto di qualsiasi novità non avverrà prima della seconda parte dell’anno, e che gli effetti di qualsiasi politica si snoderanno solo nel 2018, la deduzione è presto combinata.

Concludiamo il nostro breve focus rammentando come sulla base delle parole di Yellen, sembra probabile che, se lo scenario economico sarà in linea con le attuali previsioni, le proiezioni di marzo non si discosteranno in maniera significativa da quelle di dicembre, anche se potrebbero esserci alcuni spostamenti nelle code.

Vedremo se alla fine del FOMC di mercoledì le conclusioni saranno effettivamente queste, o ci saranno novità di particolare rilievo con le quali è opportuno fare subito i conti…

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