Telecom Italia: il grande ricatto

Telecom Italia Grande Ricatto

Ormai la strategia degli azionisti di Telecom Italia è chiara: cercare a tutti i costi di cedere la rete fisica alla cassa depositi e prestiti e soprattutto farlo ad un prezzo che consentirebbe di salvare l’azienda. In pratica, come sempre succede in Italia, si vogliono privatizzare le immense perdite dovute ad una gestione fallimentare e nello stesso tempo si continuano a privatizzare i profitti, visto che Telecom malgrado la disastrosa situazione continua a distribuire dividendi.

La situazione di Telecom
Il problema principale di Telecom è che, dopo la privatizzazione, si è concentrata solo sull’aspetto finanziario, con scalate e contro scalate pagate a debito. Il debito monstre di Telecom, 28 miliardi di euro, impedisce all’azienda di fare investimenti, assolutamente necessari per ammodernare la rete.
Nell’era digitale, la velocità e la qualità della rete è fondamentale per lo sviluppo economico del paese. In Italia, come sappiamo bene tutti, persino l’ADSL funziona male e non arriva a coprire nemmeno tutto il paese. Per quanto riguarda la fibra ottica, poi, solo Milano ha una situazione accettabile. Il resto del Paese è praticamente tagliato fuori. Gli azionisti di controllo di Telecom Italia, riuniti nella scatola cinese Telco, sono sempre più ansiosi di fare cassa, visto che il prezzo di carico dei titoli in loro possesso è assurdamente lontano dalla realtà. E una situazione all’italiana sarebbe perfetta: per questo stanno facendo circolare sempre più insistentemente le voci di una vendita ai cinesi di Telecom.

Il modello Alitalia
Quello che Mediobanca, Generali, Banca Intesa e Telefonica hanno in mente è il modello Alitalia: un salvataggio costosissimo di un’azieda decotta, a spese del contribuente. Ecco perché vorrebbero vendere la rete fisica alla Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce il rispamrio postale degli italiani, per la cifra mostruosa di 15 miliardi di euro. In questo modo metterebbero a posto i conti di Telecom e potrebbero continuare a controllare (e a distribuire dividendi elevati) per un altro paio di anni, fino alla prossima invenzione. Sarebbe una ruberia senza precedenti ai danni degli italiani, più di 4 volte più alta di quanto pagato per salvare il Monte dei Paschi di Siena. Il problema non è il passaggio alla Cassa Depositi e Prestiti della rete Telecom: anzi, potrebbe essere un fatto positivo, anche per attivare investimenti per l’ammodernamento e l’estensione della rete stessa. Il problema è il prezzo: 15 miliardi sono troppi, al massimo la Cassa ne dovrebbe pagare 5. Non di più, altimenti stiamo parlando di furto bello e buono ai danni degli italiani.

Il danno per il Paese
A pagare, alla fine, è sempre il Paese: le imprese non possono competere non solo perché la pressione fiscale è altissima, ma anche perché le infrastrutture, anche tecnologiche, non funzionano bene. E i soldi pubblici vengono buttati in operazioni demenziali come quella che si prospetta per Telecom Italia.

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