Telecom, Telco, Generali: il pasticciaccio brutto che rischia di essere pagato dagli assicurati


La vicenda Telecom è una delle più dolorose della recente storia finanziaria italiana: un’azienda sana, con potenzialità immense e con un indebitamento basso, che viene privatizzata a prezzi di realizzo a vantaggio di quello che all’epoca venne chiamato “nocciolo duro” (e che invece si dimostrò morbidissimo) e che è passata di mano in mano con acquisizioni fatte a debito (con il debito che poi veniva caricato sull’azienda). Per tutti questi motivi Telecom non è stata in grado di fare gli investimenti necessari sulla rete e l’Italia ha perso (ancora una volta) la possibilità di essere competitiva.
Attualmente il controllo della compagnia telefonica è nella mani di Telco, una società non quotata che dispone del 22,5% delle azioni Telcom ed è a sua volta controllata per il 46,18% dalla spagnola Telefonica, per il 30,58% da Generali e per 11,62% rispettivamente da Mediobanca e Intesa Sanpaolo

Telco venne chiamata, quasi come un cavaliere bianco, per prendersi carico delle azioni in mano a Tronchetti Provera, la cui gestione disastrosa stava portando Telecom alla distruzione. Gli investitori di Telco, però, non hanno fatto certo un buon affare: il titolo è crollato e sono stati costretti più volte a svalutare la loro partecipazione. L’ultima svalutazione ha fatto passare il valore di bilancio da 1,5 euro per azione a 1,2. Peccato che siamo ancora al doppio esatto della quotazione reale. E’ vero che si tratta di una partecipazione di controllo (all’italiana), ma probabilmente Telco dovrebbe svalutare ancora per riallinearsi a valori accettabili. E’ vero che i bilanci in Italia sono spesso un esercizio di creatività ma in questo caso è troppo.

Dopo tutto la storia stessa della creazione di Telco è sintomatica: la scatola cinese (meglio chiamare le cose con i loro nomi) venne creata per bilanciare il potere di Telefonica, in modo che un altro campione nazionale non cadesse in mano straniera. In realtà il risultato è stato leggermente diverso: il controllo è passato a Telefonica, sia pure per via indiretta, mentre i capitali per pagare tutto sono stati per lo più italiani. Dopo tutto il meccanismo è servito a togliere le castagne dal fuoco a Tronchetti Provera, che ottenne un prezzo per le sue azioni ben superiori a quelle di mercato. Quindi, possiamo dire, l’operazione fu fatta in un’ottica sostanzialmente politica e ha avuto un prezzo elevato.

partecipazioni di generali in telco

Ma chi ha pagato questo prezzo? Gli azionisti di Intesa, Mediobanca e Generali verrebbe da pensare. Ma non è proprio così. Perché Generali ha pensato bene di appioppare la partecipazione, all’epoca, la quota Telco a copertura delle riserve tecniche del ramo vita. In questo modo il management di Generali ha potuto fare il suo giochetto politico ma, allo stesso tempo, il prezzo delle successive svalutazioni sono stati pagati dagli assicurati.

Certo Generali sa fare bene il suo mestiere quindi ha spalmato la partecipazioni Telco anche sulle sue controllate estere e su varie gestioni: visto che gestisce un patrimonio immenso e visto che le perdite sono state gestite oculatamente, nessuna gestione avrà nel complesso perdite significative.

Ma è meglio mettere in chiaro le cose, visto che agli assicurati sono stati caricati dei costi per una partecipazione strategica che si sapeva fin dall’inizio avrebbe portato solo perdite.

Vincenzo Colonna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *