Telecom: un altro pezzo d’Italia rottamato

La Telecom è un’azienda strategica per il Paese, visto che la nostra futura competitività dipende anche dalla qualità delle telecomunicazioni e dallo sviluppo della banda larga. Purtroppo fin dalla più che discussa scalata di Tronchetti Provera è diventata semplicemente una vacca da mungere per accontentare questo o quel potentato economico, mentre gli investimenti languono. E adesso pare che l’azienda telefonica finirà nelle mani di Sawiris, egiziano di origine copta che ha già fatto un grosso affare con WIND.

Si sente spesso parlare, negli ultimi tempi, di rottamazione, con riferimento ai politici incapaci che dovrebbero lasciare la scena. Purtroppo però i politici rimangono eternamente al loro posto mentre ad essere rottamata è l’Italia. Nessun altro Paese occidentale ha ceduto così tanta parte della propria sovranità economica come l’Italia.

telecom italia

Telecom Italia è il più grande gruppo italiano di telecomunicazioni

E adesso tocca a Telecom. Telecom è un’industria cruciale per lo sviluppo del nostro Paese, visto che da ex monopolista troppo in fretta privatizzato controlla ancora buona parte della nostra rete. Se vogliamo davvero una banda larga diffusa, fondamentale se vogliamo competere e crescere, Telecom deve investire.

Purtroppo però Telecom si è trasformata in una macchina da soldi per chi la controlla da quando venne scalata a debito da Tronchetti Provera. Praticamente il furbo imprenditore se la comprò facendo debiti e poi accollando i debiti stessi a Telecom che da quel momento in poi dovette lavorare solo e soltanto per ripagare questi debiti, non potendo ne fare ulteriori acquisizioni all’estero (anzi ha dovuto cedere anche pezzi pregiati) ne tantomeno investire in Italia.

Quando Tronchetti Provera fu cacciato a furor di popolo, Telecom passò nella mani di Telco una holding composta dalla spagnola Telefonica, da Generali e da Intesa. Una holding che ha dovuto comprare le azioni a debito e che le ha in carico a un prezzo molto più alto di quanto valgono effettivamente in borsa. Certo vista la composizione dell’azionariato nessuno andrà ad escutere il pegno, come sarebbe corretto e auspicabile,  ma sicuramente la situazione non è buona.

Tra l’altro Telecom paga pesantemente non solo il debito di Tronchetti, ma anche il fatto di essere un’azienda ex pubblica, quindi con un costo del lavoro più alto delle altre imprese private, e una produttività estremamente più bassa. Questo significa che per questa azienda fare utili senza vantaggi monopolistici sarebbe di fatto impossibile.

Ecco perché Telco ha bisogno dell’entrata di un nuovo socio, magari con esperienza nelle comunicazioni. Ed ecco che in questa vicenda si inserisce Sawiris. Appartenente ad una ricca famiglia egiziana, aveva già rivelato Wind da Enel per un piatto di lenticchie e l’ha rivenduta da poco ai russi per molti miliardi di euro.

Adesso si appresta a mettere sul tavolo un’offerta da 5 miliardi di euro per entrare in Telecom Italia: il consiglio di amministrazione si riserva di valutare l’offerta ma pare che sotto banco i giochi siano stati già fatti. Dopo tutto Telefonica è pentita dall’avventura italiana e vorrebbe uscirne e quindi Sawiris si appresta a entrare in pompa magna, addirittura come socio industriale.

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Sawiris sta per comprare Telecom a prezzo di sconto

E se Wind se la comprò per un piatto di lenticchie da Enel, che aveva fretta di smantellare in fretta i suoi successi imprenditoriali che avevano la pecca di avere il marchio dalemiano, per quanto riguarda Telecom potrà addirittura risparmiare ancora di più.

Ed è evidente che non avrà alcuna voglia di fare investimenti o sviluppare l’azienda: conoscendo l’uomo, si terrà la quota per un paio di anni, forse più, in attesa di trovare un compratore che possa poi farsi un boccone unico di Telecom Italia.

Insomma, una grande azienda italiana sta per cadere nelle mani di uno speculatore senza scrupoli e la politica pensa al balletto delle primarie. L’Italia industriale viene rottamata, pezzo per pezzo. Dopo Telecom ci rimane solo FIAT. E se una scalata non è possibile, rischiamo che Marchionne si stufi e porti la sede legale a Detroit, dove sicuramente viene trattato con più rispetto.

Auguri, Italia.

Fabio Craca

 

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