Telecom, una storia di capitalismo all’italiana

Capitalismo Italiano

La vicenda Telecom è sintomatica, non solo perché si tratta della svendita di uno degli ultimissimi pezzi pregiati del nostro capitalismo. Adesso manca solo all’Alitalia, che poi tanto pregiata non è. Telecom ha in pancia il controllo della rete di telefonia italiana, quasi tutta. Ma soprattutto ha attività pregiatissime in Sud America, soprattutto nell’emergente Brasile. Il piano di Telefonica è fin troppo chiaro: acquistare il controllo di Telecom per molto meno di un piatto di lenticchie, appropriarsi di Tim Brasil e altri pezzi pregiati a prezzi di affezione, rivendere la rete a Cassa Depositi e Prestiti (cioè a noi cittadini) per il prezzo abnorme di 15 miliardi, mandare a casa qualche migliaio di lavoratori (ma qui non c’è problema, in Italia paga sempre Pantalone, questi lavoratori ex Telecom vivranno nelle bambagia a spese della collettività) per poi passare alla mano in 2 o 3 anni al prossimo soggetto interessato a spolpare le ossa di Telecom.

Insomma, più che una transazione capitalistica si tratta di un saccheggio bello e buono, consumato tra gli strepiti della politica che però non fa nulla di concreto per fermare l’assalto alla diligenza.
Il problema è che le regole del capitalismo italiano non funzionano. Un soggetto che controlla un’azienda strategica con appena il 22% del capitale può mettere in atto azioni devastanti, di vero e proprio saccheggio, senza che nessuno possa osare dire nulla.

Telecom senza gli asset pregiati non vale nulla, prepariamoci dunque, quando Telefonica fuggirà con il bottino, a vederne il default o a dover intervenire pesantemente per supportare il prossimo cavaliere bianco che verrà a spolpare le ultime ossa rimaste al suolo.

E intanto noi italiani abbiamo la connessione a internet peggiore d’Europa, il digital divide si allarga sempre di più e nessuno, ovviamente, fa investimenti, men che meno li farà Telefonica che ha solo l’intenzione di scippare gli asset pregiati, caricare costi alla collettività italiana e fuggire con il malloppo.
Ma come possiamo sperare di uscire dalla crisi in questo modo? La crisi e il declino sono il nostro giusto destino, ce li meritiamo.

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