Tra cartolarizzazioni e polpettoni politici, l’indigesto cenone

Dopo l’allarme della Consob che suona più come un’ammonizione che come un effettivo divieto, torna l’attenzione sui prodotti finanziari-polpettone che provengono dagli Usa e per i quali stiamo attendendo anche il nullaosta dall’Europa (gli Abs entreranno in porto e saranno immessi sul mercato?). Sul banco degli imputati, la banca svizzera Credit Suisse che pare vivere un periodo alquanto movimentato, dato che qualche giorno fa le sedi italiane sono state prese di mira dalla Guardia di Finanza anche se non per lo stesso motivo (forse, in questi casi, si tratta di mera collaborazione). Tra “volontary disclosure” (sarebbero state sequestrate delle polizze attestanti la presenza di depositi esteri) e prodotti cartolarizzati, Credit Suisse è, insomma, la protagonista del momento.

Facciamo un punto sulla situazione generale

Certo, in Italia poco c’è da parlare dei prodotti cartolarizzati e delle posizioni dell’Europa perché siamo francamente sul terreno di guerra tra aumento “retroattivo” (e qui ci sarebbe da contestarne la legittimità costituzionale) della tassazione dei fondi pensione, dubbi sul nuovo piano di investimenti per poter sfruttare il credito d’imposta milionario e la classica brodaglia delle coperture finanziarie, l’interminabile maratona del jobs act con Renzi che si dimostra entusiasta per le nuove assunzioni che ci saranno, il tentativo dell’Italia di salvare per lo meno un settore strategico come quello dell’acciaio (piano di investimento macroscopico per l’Ilva di Taranto e la rinascita di un surrogato dello Stato sociale), vista la fine che stanno facendo tutte le nostre industrie…….

Insomma, capiamo che qui è un “campo minato”. Allora, ci giriamo nel resto del mondo. E ritorna:

  • il golpe del petrolio che continua, suo malgrado, a scendere, sfiorando i 52 dollari al barile
  • il rublo e la pretesa conflittualità egemonica degli Usa. In realtà, è più da parlarsi di un’economia di interrelazioni che si sfalda per crearne di nuove. Il rapporto con la Cina e la creazione di una rete monetaria parallela, attraverso l’internazionalizzazione del renminbi (il Dragone che vuole avanzare a tutti i costi) genera i presupposti, affinché il rublo esca dalle riserve monetarie occidentali (Usa, Europa e paesi non alleati) e si risollevi grazie a quelle intra-“orientali”. Quindi, nessun cataclisma in vista.
  • la rincorsa sul fronte delle materie prime legate ai costi di produzione e di estrazione all’ottimizzazione dei costi, idem che per il petrolio. Il settore delle commodities è tutto in fermento e riserva molti cambiamenti.

Prima della vigilia, abbiamo assistito ad un rally senza paragoni del dollaro Usa, sul fronte del consolidamento della situazione economica (Pil ben superiore alle attese). Non è altrettanto avvenuto per la Gran Bretagna che, invece, ha deluso le aspettative degli investitori. E così molti investitori sono passati dall’eurodollaro al cable, da sempre il pair per eccellenza di gran parte degli investitori.

Capiamo che in questa baraonda di notizie che rendono i mercati più frenetici ed interessanti, e dall’altra parte di panorami “politici” dal travaglio incerto, le cartolarizzazioni sono l’ultima cosa di cui parlare. Ma certamente cade subito all’occhio la cifra per la quale è stata rinviata Credit Suisse, tra gli accusati per lo scandalo dei Mutui Subprime, di cui certamente ricorderete.

10 Miliardi di dollari, la stima del danno per Credit Suisse

Una banca che forse sta manifestando i primi segni di cedimento o sta sentendo l’impellenza di una ristrutturazione o riorganizzazione, visto che pochi giorni prima della pronunzia da parte della Corte di New York ha praticamente deciso di dare via un ramo da essa considerata ormai non così strategico per gli affari: il ramo delle materie prime. A chi l’ha ceduto? Ad una banca Usa e si tratta della Citigroup. Le notizie sembrano attendibili e, a quanto pare, non si tratta dell’unico settore che Credit Suisse è disposta a cedere. Sta forse tentando di recuperare un po’ liquidità, in attesa di un’eventuale “batosta” e per non essere costretta a “ritirate” ancora più radicali, data la messa a repentaglio della solidità finanziaria del gruppo?

Queste sono solo delle assunzioni da verificare nello specifico e non si intende arrecare danno all’immagine di un gruppo certamente affermato.

Osserviamo nel frattempo la dinamica real time delle quotazioni del titolo, sicuramente sotto pressione in queste ore.

swiss2

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *