Tra le macerie di Cipro

Quello che sta succedendo a Cipro è di una gravità inaudita: il Paese è stato colpito duramente nelle sue fondamenta. L’economia si basava su due settori principali, il turismo e la finanza, e l’Europa ha praticamente raso al suolo il settore finanziario. Nessuno, da domami, vorrà tenere i capitali a Cipro. Il governo è stato costretto a provvedimenti durissimi per evitare la fuga dei capitali, ad esempio limitando le esportazioni di capitali a 3.000 euro e impendendo l’uso all’estero di carte di debito o di credito. Misure che, francamente, non possono che peggiorare la situazione, distruggendo ancora di più la (pochissima) fiducia rimasta da parte degli investitori.
Quale sarà a questo punto il destino di Cipro? Probabilmente perso il settore finanziario, dovrà concentrarsi su turismo ed esportazioni a bassissimo valore aggiunto e basso costo: ecco perché qualcuno già sta avanzando l’ipotesi che Cipro dovrebbe uscire dall’Euro, proprio perché in questo modo potrebbe applicare delle svalutazioni competitive e riuscire, in questo modo, ad utilizzare la leva del prezzo.
Davvero una fine umiliante per una delle più grandi piazze finanziarie d’Europa, una fine accuratamente programmata dai vertici europei che hanno voluto colpire la libertà finanziaria dell’Isola. E magari invitare anche i capitali russi ad accomodarsi nelle accoglienti banche tedesche.

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