Tra miserie e nobiltà, dov’è la crescita sostenibile?

Cerchiamo, o almeno l’Europa lo cerca continuamente senza trovarlo, di avere come modello la federazione Usa per poter dare atto a quelle “ricette miracolose” dell’Europa degli Stati che deve funzionare a tutti i costi. Anche se a dire il vero, il matrimonio in vista non lo si può trovare sullo scenario della politica monetaria (le linee di condotta della Fed sono intenzionalmente ultra-espansive) quanto sulla creazione di un sistema “coeso” di interdipendenze tra i paesi-satellite.

Dal quantitative easing, alle Abs (Asset Backed Securities), al Mortgage Backed Securities, il mondo dell’economia diventa un cubo di rubik soprattutto per i profani che tra mille definizioni cercano di capire i nuovi concetti.

Ma queste interdipendenze che si vanno delineando saranno alla base di un nuovo disegno geo-politico oppure sono semplicemente un modo di fare e concepire l’economia?

E’ credibile dire che la Grecia è in crescita?

O almeno sono le ultimissime stime del Fondo Monetario Internazionale che vedono la Grecia in pole position, con delle previsioni di crescita riviste clamorosamente al rialzo (+2,9% per il 2015) mentre tutta l’Eurozona, male anche l’Italia, crescerà meno del previsto. Cassate al ribasso tutte le previsioni di crescita precedenti!

Ma non dimentichiamoci che la Grecia è ancora “sotto traino” endogeno grazie al piano di salvataggio che vede operare “in tandem”, prima uno e poi l’altro, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea. E questo è un dettaglio granché anomalo anche perché coincide con il suo rientro in scena sul mercato che non accenna a concludersi, e dopo un lungo quadriennio in cui era rimasta dietro le quinte. L’ultima parola va alla legge di stabilità e sviluppo che è ancora sul tavolo di discussione. Ma a quanto sembra la Grecia vuole mettere a “ferro e fuoco” il mercato con nuovi bond di cui uno a brevissimo termine a soli 26 settimane!

Faremo un giro trasversale tra varie tematiche attuali di politica economica per esprimere le nostre perplessità sull’effettivo miracolo economico greco, pur se è plausibile che il finanziamento del debito sovrano, con le giuste politiche strutturali (e la libertà dei paesi-satellite Europa è sul fronte fiscale – e già la Grecia sta pensando a sgravi fiscali che riguarderanno le imposte sul combustibile da riscaldamento domestico – e sul lavoro, facendo a meno della politica monetaria). L’assunto è che, una volta raggiunta la crescita, tanto cara ai neoclassici, la politica monetaria sia neutrale e serva a poco o nulla. La principale degente è l’economia reale da anestetizzare o veicolare, a seconda degli obiettivi.

Intanto, fa riflettere questo nuovo scenario che si pronostica in cui l’Europa continua ad acquistare titoli di stato sovrani greci, inclusi anche i cosiddetti titoli spazzatura, quelli declassati dalle famigerate società di rating inglesi. D’altra parte, tutto questo ha qualche vaga somiglianza con il piano di aiuti Usa che lascia sempre tutti sull’aspettativa (Tapering o no? Quando sarà dato lo stop agli aiuti? I tassi aumenteranno? Politica monetaria restrittiva?).

La nuova manovra che tutti aspettiamo attoniti si chiama Asset Backed Securities e non coinvolgerà, a quanto sembra, solo i titoli di stato ma anche qualsiasi impiego di liquidità che possa essere di impedimento a successivi reimpieghi di liquidità, da parte del circuito bancario. Giusto per fare un esempio: una banca fa un prestito di qualunque tipo, nella norma dovrebbe attendere che l’impiego di liquidità le rientri sotto forma di interessi e capitale (si tratti anche di un comunissimo prodotto revolving) e così non ne può concedere altri. Cosa fa la Bce? Incoraggia l’ingegneria finanziaria. Dice: “Impacchettate tutto in un titolo  che abbia una quotazione ma non fatelo circolare sul mercato! Datelo a me che lo acquisto”.

Quindi, come potrebbe non cogliersi la somiglianza, di tutto punto, con i celeberrimi mutui subprime che diedero scandalo negli Usa perché i polpettoni finanziari fecero fare l’indigestione a molti risparmiatori, risultando illiquidi? Con la dovuta cautela, però: stavolta niente mercato. Mortgage Backed Securities: lo stesso meccanismo ma tenendo a parte il mercato immobiliare.

Tutto quello che può creare “incaglio” nell’economia e difficoltà di auto-sostenibilità nella crescita deve sempre passare per la Bce. Difficile immaginarla nel ruolo formalmente designato come “prestatore di ultima istanza”: ormai la si vede, per diritte e traverse vie, sempre con lo “scettro” in mano. Nuovi record storici per il costo del denaro, mai così basso, la Bce attrice protagonista (costo del denaro al minimo storico: 0,05%)!

D’altra parte, osservando i vari paesi che “in difensiva” cercano di trovare delle alternative al fondo monetario internazionale: dai Brics ai Mint sembra proprio che dovremmo fare a meno dei numeri e delle stime economiche sul futuro e diventare più pragmatici, fiutando aria di nuovi equilibri internazionali.

E’ vero che la Grecia crescerà più di tutti gli altri Stati? Questo, in definitiva, nessuno può dirlo al di là del “sensazionalismo” mediatico. Numeri che non hanno più senso.

Di certo, tutti vogliono prendere esempio dagli Stati Uniti d’America, e malgrado molte siano le differenze inconciliabili che non riguardano solo l’economia, dato che molto incidono sul sistema economico anche i fattori culturali, anche a partire da come siamo abituati a gestire tutto quello che ci circonda. Ma si continua a copiare dall’America, anche con gli Stati Uniti d’Europa. Un esempio? In Italia, l’astrazione nel diritto viene prima del diritto speciale. Possiamo ben contemplare i fallimenti, con rifacimenti continui, di esperimenti di provenienza anglosassone tra revolving (ottica flusso Vs ottica stock non ben gestita sin dall’inizio), mutui vitalizi ipotecari (subito incassati male, interpretandoli come un danno per gli eredi), affitto con riscatto (ancora sono pochi chiari gli aspetti normativi sul contratto-negozio giuridico). Insomma, ogni cosa che viene ibridata sembra trovare qualche vizio nell’archetipo di società a cui siamo abituati.

Ed il mercato finanziario? I minibond sono per le realtà di medio-grandi dimensioni, ma il nostro paese si sorregge anche sulle aziende di piccolissime dimensioni. Inutile dire che le politiche devono essere ben altre, ed incentivare l’apertura delle aziende verso la borsa, far puntare direttamente sui grandi progetti imprenditoriali di internazionalizzazione non può salvare i tanti milioni di italiani, alle difficoltà con la gestione, anche di soli pochi spiccioli al giorno. I nuovi segmenti professionali della Borsa per le aziende di medio-grandi dimensioni, destinate solo agli investitori professionali e non retail, hanno risposte a “contagocce”!

C’è un profondo baratro tra economia reale ed economia finanziaria a cui l’Europa e la politica monetaria centralizzata stanno cercando di porre rimedio, ma nel vano tentativo di cercare da subito “i grandi numeri” e rompendo con le lunghe tradizioni che da sempre hanno caratterizzato l’Italia e molti paesi latini (la classica banca commerciale polifunzionale, le piccole imprese a gestione familiare). E’ da un decennio a questa parte che, tra sfilze di numeri e nuove prove sperimentali, cerchiamo di salvarci dalle “sabbie mobili” in cui siamo intenzionalmente entrati. E quel termine “crisi” non esce più dal nostro vocabolario. Cosa dire sulla Germania? Ebbene, ultima del giorno, anch’essa a rischio recessione!

Riusciremo a diventare gli Stati Uniti d’Europa che volevamo, in quel vago disegno di “convergenza” che è stato idealizzato, da alcuni definito utopistico o era meglio accontentarci delle nostre reciproche diversità? O sarebbe forse stato meglio introdurre un doppio corso monetario, dando la possibilità di innescare il gioco dei cambi, ad ogni economia sovrana e con quali regole di disciplina? No, forse non si riesce più a credere nella crescita dell’Europa e, per conseguenza, di tutti i paesi che vi hanno aderito, guardando con occhio distratto i fondamentali economici, ed intanto l’Euro, giocoforza, continua a perdere terreno ed a rimontare subito dopo, oggi a 1,262815 rispetto al Dollaro Usa. Si spera in misure che diano concretezza al disegno europeo, e prima che nessuno ci creda più. Ma sono solo punti di vista.

L’articolo è stato scritto da Ines Carlone. Si tratta di un contributo esterno e non riflette la posizione ufficiale di mercati 24.

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