Trading Forex: conviene puntare ancora sul dollaro?

Il dollaro statunitense è continuato a salire, inaugurando nuovi massimi da dicembre 2002, e portandosi anche al di sopra dei livelli post-FOMC. Il rafforzamento è andato di pari passo con la salita dei rendimenti, che però rimangono al di sotto dei massimi post-FOMC. Ad ogni modo, quel che appare evidente è che il movimento registrato è ben coerente con i buoni dati macro economici pubblicati negli ultimi giorni, e soprattutto con la pubblicazione dell’ISM manifatturiero, che è salito molto più delle attese raggiungendo i massimi di esattamente due anni fa. Se anche dall’employment report di venerdì dovessero arrivare sorprese positive, il dollaro potrebbe rafforzarsi ulteriormente.

Dollaro: buone view dal breve e medio-breve termine

Pertanto, auspicando che anche le notizie in arrivo venerdì siano positive, puntare sul dollaro USA potrebbe realmente essere una buona chance di rendimento per i Forex traders. Poche novità attendiamo invece da questa sera, quando verranno pubblicati i verbali del FOMC di dicembre, che confermeranno la view positiva dell’economia USA ma manterranno cautela sullo scenario dei rischi in virtù dell’incertezza sulle misure di politica fiscale che verranno attuate da Trump.

Sul medio-breve termine, invece, la convenienza dell’investimento sul dollaro dipenderà principalmente da quel che “avverrà” tra l’amministrazione Trump e la Federal Reserve. Nel suo FOMC di dicembre l’istituto monetario ha preannunciato 3 rialzi dei tassi di interesse di riferimento (contro i 2 precedentemente diramati), ma ben più di qualche analista ritiene che in realtà i rialzi potrebbero essere anche di più, soprattutto se la Fed sarà chiamata a intervenire con particolare incisività per poter compensare l’aggressiva politica fiscale di Trump. In tale ipotesi, è possibile che il dollaro possa sfruttare nuovi margini di apprezzamento nei confronti dell’euro, puntando dritto vero la parità che, salvo sorprese, al momento sembra essere scongiurata, riducendo così lo spazio di nuovi miglioramenti per l’USD.

Euro: non tutto è da buttare

I dati in Europa non sono stati totalmente negativi: questa mattina un buon supporto è arrivato dai buoni dati francesi e tedeschi (PMI servizi), mentre prima sono giunte nuove indicazioni incoraggianti per quanto concerne la stima di inflazione, che è salita a dicembre più delle attese passando da 0,6 per cento a 1,1 per cento. L’aumento continuativo dell’inflazione permette di considerare l’estensione del programma di acquisti BCE deciso a dicembre come l’ultimo atto della fase espansiva di politica monetaria. Questo, al di là del breve termine, dovrebbe consentire all’euro di risalire dai minimi attuali.

Insomma, come da titolo del nostro paragrafo, non tutto è da buttare in zona euro. L’indebolimento della valuta unica europea è quindi per il momento riconducibile piuttosto alla super-forza in ambito USA: riteniamo così che l’euro possa rimanere esposto a nuovi cali con eventuale inaugurazione di nuovi minimi, ma scongiurando – almeno per il momento – il raggiungimento della parità di cambio.

Sterlina: nuove prove di forza per la tenuta domestica

Così come l’euro, anche la sterlina è scesa contro dollaro sugli ottimi dati USA e potrebbe ancora risentire negativamente di eventuali altre sorprese positive dai dati nordamericani e, soprattutto, dal già ricordato employment report di venerdì. Tuttavia dovrebbe rimanere più resiliente dell’euro, nei confronti del quale dovrebbe infatti rafforzarsi leggermente. La maggior capacità di tenuta della sterlina è spiegata dalle positive indicazioni che continuano a giungere dall’economia domestica. I dati di oggi – PMI costruzioni e credito al consumo – sono infatti risultati migliori delle attese, così come pure ieri il PMI manifatturiero di dicembre, che è salito da 53,6 a 56,1 – massimo da giugno 2014.

Sul fronte Brexit, forse fin troppo sottovalutato negli ultimi tempi, ieri l’ambasciatore britannico presso l’UE Ivan Rogers ha annunciato le proprie dimissioni, decisione che desta qualche preoccupazione per quanto riguarda i negoziati di uscita dall’UE, perché Rogers veniva considerato un ottimo negoziatore, in grado di riuscire a ottenere il miglior accordo possibile per il Regno Unito. La notizia ha avuto un impatto solo leggermente negativo sulla sterlina, ma i rischi restano verso il basso per l’incertezza che regnerà almeno fino a marzo sui negoziati di Brexit.

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