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Trading online: aumenta la tassazione sui profitti di trading

tassazione trading onlineBrutte notizie per tutti coloro che vivono di trading online. L’aliquota della tassazione, fino ad oggi fissa al 20%, schizza fino al 26% a seguito della manovra economica annunciata dal Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi.

Per dirla in parole semplici, è una bella fregatura visto che si pagheranno parecchie tasse in più. Un esempio pratico? Un trader di media bravura che riesce, ad oggi, a guadagnare 100.000 euro all’anno, si troverà a pagare 26.000 euro di tasse invece di 20.000. Un aumento di 6.000 euro di imposizione fiscale a cui non corrisponde assolutamente nessun tipo di miglioramento dei servizi offerti dallo Stato, anzi.

Di fatto i trader non hanno nessun tipo di tutela, di assicurazione pubblica (e sta anche bene) ma sono chiamati a contribuire per mantenere in piedi un baraccone fatto di corruzione, pubbliche ruberie e incompetenza senza limiti.

Molti soprattutto negli ambienti della casta politica e sindacale chiamano i trader con una parola spregiativa, “speculatori”.

Gli speculatori, in questa ottica, meritano di essere fucilati sulla Piazza Rossa come nemici del Popolo, non meritano nessun tipo di protezione sociale e poi pagano molte meno imposte rispetto ad altre categorie.

I sindacati infatti affermano che le aliquote applicate sul guadagno da trading erano più basse di quelle applicate sul lavoro dipendente e che quindi è positivo averle aumentate in questo modo. Ma dimenticano, i sindacati, che un trader deve per prima cosa rischiare un suo capitale e che se perde nessuno verrà in suo soccorso. E’ vero, la maggior parte dei trader professionali sono benestanti con redditi largamente superiori a 100.000 euro annui e quindi magari non si lasciano invischiare nella politica italiana, nelle sue beghe e nei suoi avidi sindacati.

Tuttavia è un fatto ormai chiaro che vivere in Italia non è certo conveniente: tasse alte, criminalità dilagante, servizi pubblici molto al di sotto degli standard dei paesi del terzo mondo, controlli fiscali che ormai hanno assunto la forma di una caccia alle streghe. In queste condizioni molti trader professionali stanno lasciando l’Italia e l’aumento dell’aliquota di tassazione non può far altro che aumentare il processo.

Un tempo alcuni trader creavano delle società all’estero, magari in paesi con una fiscalità non punitiva, per pagare meno tasse ed erano poi accusati di esterovestizione dall’Agenzia delle Entrate. Ormai nessuno pensa di fare esterovestizione. La gente se ne vuole andare dall’Italia e vuole farlo subito, fisicamente.

L’Italia non solo perderà il gettito fiscale prodotto da questi trader ma perderà anche dei consumatori in grado di spendere tantissimo. La politica e l’Agenzia delle Entrate sembra vogliono desertificare il Paese, trasformarlo in una landa desolata dove bande di immigrati saccheggiano liberamente mentre gli italiani seri, quelli che lavorano davvero, se ne vanno all’estero.

 

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