Trading online di petrolio: situazione al 29 settembre

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Per tutti coloro che si dedicano al trading online di petrolio, pubblichiamo il nostro consueto report riassuntivo della situazione del mercato:

Da giorni è iniziata l’offensiva della coalizione guidata dagli USA sui siti dell’Isis in Siria ed in Iraq ed il mercato guarda con attenzione alla possibilità di eventuali ripercussioni sulle quotazioni del greggio.

Attualmente i prezzi del petrolio hanno toccato i minimi degli ultimi due anni. Il Brent è da oltre due settimane sceso stabilmente sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile.

In realtà l’attacco in Iraq e Siria, secondo gli analisti, difficilmente avrà effetti diretti sulle quotazioni dell’oro nero, in quanto il mercato non fa ormai affidamento su buona parte della produzione nelle aree sotto il controllo dello Stato islamico. Tutto questo si traduce nel fatto concreto che i prezzi attuali del greggio già sono comprensivi di un tale rischio.

Dall’altro lato si assiste ad una crescita delle forniture di greggio a livello globale, decisa da parte dall’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), che come principale effetto sta contenendo i prezzi sui mercati.

Ma il repentino calo delle quotazioni del petrolio, mette in mostra in ogni caso una agitazione crescente tra i produttori. Ad incominciare proprio dall’Iran, che ha esplicitamente chiesto ai membri dell’Opec di cercare di moderare la produzione, al fine di evitare una ulteriore instabilità, proprio in un periodo in cui la tendenza risulta essere fortemente ribassista.

In pratica viene chiesto di tagliare i limiti di produzione e ridurre pertanto il tetto produttivo del greggio.

È evidente che le quotazioni del barile scendono sempre più ogni giorno che passa. Il Brent nel mese di giugno presentava una quotazione di 115 dollari e negli ultimi giorni è sceso sotto i 96 dollari al barile, che rappresenta il livello minimo degli ultimi due anni.

La quotazione ribassista del petrolio non viene assolutamente influenzata dalle tensioni geopolitiche degli ultimi mesi.

I paesi sauditi hanno già in realtà ridotto la produzione nel mese di agosto, ma sembrano non intenzionati ad abbassare ulteriormente i livelli, mentre regioni come il Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno operato una scelta diametricalmente opposta, ovvero aumentando le estrazioni di greggio.

Nel frattempo l’Arabia Saudita inizia a soffrire la competitività dello shale oil americano. I paesi del Golfo Persico continuano a perdere quote di mercato negli USA ed in questo momento hanno difficoltà a trovare acquirenti alternativi, a seguito anche del brusco rallentamento dei consumi nei paesi asiatici, in primis il colosso Cina, e per il perdurare della crisi nel Vecchio Continente.

2 Responses to Trading online di petrolio: situazione al 29 settembre

  1. Conte Zio ha detto:

    Lasciatemi andare OT, almeno per una volta. ISIS è pericoloso? Sì. Sono delle bestie che non appartengono al genere umano? Sì. Giusta quindi la grande coalizione contro di loro. Ma Hamas, Fatah, Hezbollah e compagnia cantante non sono migliori dell’ISIS. E allora perché a loro non pensa nessuno?

    E adesso torniamo al trading online di petrolio che è meglio…

  2. Dimitri ha detto:

    Da notare che gli Stati Uniti, grazie alla politica energetica lungimirante impostata da Bush e ancora non del tutto demolita da Obama, stanno per rendersi indipendenti dal punto di vista energetico per l’approvvigionamento di petrolio. A dipendere dai capricci di sceicchi e satrapi rimaniamo solo noi europei, italiani in particolare. Ma noi dobbiamo rispettare l’ambiente eh

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