Economia e Finanza

Turchia e Brexit, le reazioni dei mercati all’apertura

Se già lo shock della Brexit aveva portato nuovi timori e incertezze nel mondo della finanza europea e mondiale, il tentato colpo di Stato in Turchia dello scorso venerdì 15 luglio ha definitivamente contribuito a rendere imprevedibile lo scenario di questa settimana. La risposta è tuttavia stata diversa da quello che ci si aspettava: proviamo a fare il punto della situazione.

Già dall’immediato post-referendum le borse europee sono state dominate dalla volatilità, pagando in questo modo i fondati timori legati alla complicata situazione politica internazionale. Per questo i mercati continuano di fatto a domandare stimoli alle banche centrali, sperando in misure di sostegno e di controllo dell’inflazione, risposte che il presidente Draghi troverà questo giovedì insieme al consiglio direttivo della Bce, da cui certamente dipenderà l’andamento del mercato dei prossimi giorni.

Gli investitori paiono comunque avere fiducia nelle scelte e politiche della Bce, motivo per cui i listini hanno recuperato, nel loro complesso, i valori precedenti l’uscita del Regno Unito dalla comunità europea. Gli analisti attendono poi a breve dal Fmi una revisione delle stime sulla crescita economica, e pare probabile che, se i numeri della ripresa dovessero cambiare, sarà in direzione negativa.

Le borse statunitensi si sono comunque svegliate oggi in lieve rialzo, mentre Milano, trascinata in basso dalle banche, dopo una apertura altalenante e poco chiara ha intrapreso la strada del ribasso, accompagnata dagli indici Mib e Ftse.

Nonostante le aspettative invece i mercati valutari non hanno subito eccessivi contraccolpi dopo il fallito golpe di Istanbul: l’euro si mantiene relativamente stabile su 1,1073 dollari e 117,40 yen, mentre durante la sessione di lunedì la coppia GBP/USD si è ripresa dalle notevoli perdite accusate durante la chiusura della passata settimana, e legate ai timori post Turchia. Molti investitori hanno infatti diretto i flussi monetari sul dollaro, considerato una valuta “rifugio” in questo caso. Per le stesse ragioni molto simile è stato l’andamento della coppia EUR/USD, pur se in maniera leggermente inferiore alla media. Notizie preziose per chi opera sul forex, quindi.


Per quanto riguarda infine le materie prime
, la settimana si è aperta in calo per il petrolio, che si presenta ancora debole, con Brent a -0,15% a 46,89 dollari al barile e il Wti a -0,31% a 45,1 dollari al barile. In leggero rialzo invece l’oro, visto da molti investitori come un riparo sicuro in seguito ai timori nati in seguito agli eventi degli scorsi giorni. L’oro si manterrà quindi relativamente stabile, e difficilmente scenderà sotto i 1.320.00 USD a oncia. I segnali rilevati in questi giorni lasciano inoltre intendere che i mercati auriferi saranno favoriti dagli investitori nel breve termine.

Uno scenario quindi più stabile di quello che ci si poteva attendere, ma che allo stesso tempo lascia aperte molte possibilità, molte delle quali dipenderanno dalle decisioni che il consiglio della Banca centrale europea prenderà il prossimo giovedì.

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