Tutte le grane di Marchionne

La FIAT è da sempre il più grande gruppo industriale italiano e Marchionne è riuscito a risollevarlo da una crisi che sembrava senza uscita ma adesso la casa automobilistica è assediata da numerosi problemi e i concorrenti già si preparano a dividersene le spoglie.

E’ passato ormai più di un secolo da quanto la FIAT ha cominciato a produrre automobili e sicuramente la casa automobilistica di Torino rappresenta una parte importante del panorama industriale italiano. Una parte che, per lungo tempo, è stata sull’orlo del precipizio anche per incapacità manageriali (diciamo la verità: Cesare Romiti non è mai stato un bravo manager) ma che Marchionne era riuscito a risollevare.

fiat

Quando Marchionne salì al piano più alto del lingotto, infatti, FIAT era disorientata, perdeva quote di mercato e probabilmente stava per essere spartita dai suoi concorrenti. Il manager italo-canadese ha fatto il miracolo: non solo ha salvato FIAT, ma ha ricominciato a distribuire dividendi ed è andato addirittura alla conquista dell’America, con l’entrata nel capitale di Chrysler patrocinata dal presidente Obama in persona (non che questo sia un merito, in effetti, considerando l’inesperta goffagine con cui il presidente USA si muove in campo economico, è solo un dato di fatto).

Sembrava che FIAT fosse destinata a diventare uno dei grandi player mondiali del settore auto ma i problemi poi si sono ripresentati. Il primo, forse il più grande, è la bassa produttività degli impianti italiani. Di fatto FIAT spende dei soldi che dovrebbero essere investiti meglio o distribuiti agli azionisti, per tenere aperte delle fabbriche in Italia.

Produrre un auto in Italia è un’operazione in perdita non per motivi fiscali o di sistema ma perché i lavoratori sono poco produttivi. Marchionne ha tentato in tutti i modi di vincere questa battaglia ma contro i sindacati è difficile spuntarla. Una serie di sentenze kafkiane della magistratura, poi, hanno ribadito il concetto che un’impresa, in Italia, non può gestire al meglio la sua produzione ma deve sottostare ad un controllo esterno.

Se tutti questi guai non bastono, per Marchionne stanno sorgendo anche problemi oltreoceano, per il controllo di Chrysler. Di fatto FIAT ha un’opzione per rilevare, ad un prezzo prestabilito, una quota del 3,2 % della casa automobilistica da un fondo controllato dal sindacato. Ma il sindacato sta facendo problemi di prezzo e FIAT è stata costretta a rivolgersi al tribunale.

La vittoria di FIAT è quasi scontata, visto che le scuse accampate dal sindacato sono fuori da ogni logica e da ogni diritto, ma questo significa comunque che la casa torinese avrà difficoltà a salire ancora in Chrysler.

E intanto i concorrenti stanno pensando a come spartirsi le spoglie di FIAT: fatto fuori Marchionne, e prima o poi ci riusciranno in qualche modo, FIAT sarà venduta a pezzi e Volkswagen ha già prenotato Alfa Romeo.

Probabilmente servirebbe uno scatto di orgoglio, non solo da parte dei dipendenti FIAT ma anche di tutti gli italiani per difendere l’ultimo baluardo dell’industria nazionale. Ma si sa come vanno queste cose, siamo italiani…

Fabio Craca

2 Responses to Tutte le grane di Marchionne

  1. Sofy ha detto:

    E’ proprio un peccato che FIAT sia destinata a fare questa fine e scommetto che quando diventa tedesca gli italiani incominceranno finalmente a comprare le sue auto. E voglio proprio vedere quando sarà tedesca i sindacati cosa diranno, non penso che potranno continuare a giustificare le assenze in massa in contemporanea della partita della nazionale

  2. Conte Zio ha detto:

    In un altro paese Marchionne sarebbe eroe nazionale, in Italia viene indicato pubblicamente come bersaglio militare legittimo per le brigate rosse

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