Un altro fallimento all’italiana: Seat Pagine Gialle

seat pagine gialle

Un’altra azienda gloriosa italiana sta per chiudere per sempre i battenti: Seat Pagine Gialle. Oggi sarà depositata al Tribunale di Milano la richiesta di concordato preventivo e non saranno pagate, nei prossimi giorni, le rate delle obbligazioni e dei finanziamenti in corso, in base al principio della parità dei creditori. Insomma, il CDA dell’azienda ha deciso di tirare i remi in barca e di chiudere bottega. Una decisione molto grave e che segnala, ancora una volta, la nostra debolezza strutturale e la nostra incapacità di innovare e stare al passo con i tempi.

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Il fatto è che Seat Pagine Gialle era un’azienda perfetta, una gallina dalle uova d’oro. E questa è stata la sua prima rovina: dopo la vendita da parte della Telecom, è passata di mano in mano, e tutti gli acquirenti hanno fatto una cosa molto furba (per loro) e drammatica per la società: l’hanno acquistata a debito e una volta preso il controllo, hanno proceduto alla fusione tra il veicolo che si era indebitato per l’acquisto e SEAT stessa. In pratica tutti si sono divertiti a comprare SEAT con i soldi di SEAT. Ovviamente questo giochetto ha funzionato solo fino a quando c’è stato cash flow sufficiente al servizio del debito. Poi il giocattolo si è rotto.

Ma non è stato solo questo schema perverso, conseguenza delle demenziali scelte che vennero fatte dal governo D’Alema all’epoca in cui Palazzo Chigi sembrava trasformato in un merchant bank, a distruggere l’ex azienda gioiello. E non è stata nemmeno la crisi economica. E’ stata l’assoluta incapacità, da parte di dipendenti e management, di stare al passo con i tempi.

La grande forza di SEAT era la sua immensa rete vendita, i suoi contatti con tutti gli esercizi commerciali italiani che, in un modo o nell’altro, contribuivano con gli acquisti di pubbicità sugli elenchi a sostenere l’azienda e a farle fare grandi profitti. Poi è arrivato internet: una opportunità di grandi profitti che poteva essere sfruttata meglio di come è stato fatto. Molto meglio.

Intendiamoci, Pagine Gialle ha avuto da subito la buona idea di vendere spazi su internet ai commercianti italiani. Ma è stato fatto in una maniera disastrosa. La presenza online, venduta alle aziende a carissimo prezzo, non garantiva assolutamente nessun tipo di visibilità.

Il ROI sugli investimenti in pubblicità online con SEAT era praticamente nullo: nessun attenzione agli aspetti SEO (posizionamento sui motori di ricerca), nessuna concreta possibilità di promozione sui social network, nessun vantaggio economico diretto o indiretto per le imprese che investivano, nemmeno in termini di branding.

Ecco perché quella che poteva essere una grandissima opportunità è diventato un macigno che ha pesato sui conti: perché le piccole aziende, già vessate dalla crisi e da un fisco rapace e iniquo, quando hanno dovuto tagliare hanno tagliato proprio gli investimenti che non avevano ritorno. E SEAT si è trovata a dover portare i libri in tribunale.

Già da tempo, poi, si era verificato lo sfaldamento della sua rete di vendita: i venditori, da sempre attentissimi soprattutto al proprio guadagno piuttosto che a quello dell’azienda, da tempo quando andavano in giro vendevano sostanzilamente prodotti di terze parti, alla faccia della correttezza.

Conosco più di un imprenditore che si vanta di fare ottimi affari facendo vendere siti web alle piccole aziende da venditori SEAT. Certo sono venditori cari, arrivano a pretendere una percentuale del 40% sul venduto e più, ma in tempi di crisi è un ottimo modo per fare fatturato.

Insomma tra management incapace (che uscirà sicuramente con le tasche riempite da sontuose liquidazioni) e dipendenti sistematicamente infedeli (che sicuramente riusciranno a ottenere parecchi anni di cassa integrazione, mobilità e benefit vari a spese della collettività come sindacato comanda, tanto paga Pantalone) un altro gioiello italiano finisce in discarica.

Vincenzo Colonna

2 Responses to Un altro fallimento all’italiana: Seat Pagine Gialle

  1. Conte Zio ha detto:

    Beh probabilmente di questo passo in Italia non rimarrà davvero più nulla e pensare che all’epoca SEAT tentò anche una maldestra strategia di espansione internazionale.

  2. Fabio ha detto:

    Io penso che ci sta bene, ce lo meritiamo.

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