Un difficile equilibrio tra democrazia e mercati

Quello che è successo ieri è sintomatico di quanto sia immatura la politica italiana ma può dare anche spunto ad una riflessione sui rapporti tra democrazia e mercati finanziari. Da una parte, il presidente del Consiglio dei Ministri, il tecnico Mario Monti, si è dimesso, avendo preso atto che non aveva più una maggioranza politica. Dall’altra la reazione dei mercati finanziari non si è fatta attendere: Moody’s ha minacciato un abbassamento del rating creditizio del nostro paese mentre lo spread è volato a quota 330. Un aumento marcato, tenuto conto che pochi giorni fa veleggiava sotto i 300 punti. Ma oltre alla grande abilità che abbiamo noi italiani di farci del male, questo ci fa riflettere sui meccanismi moderni della democrazia.

I fatti sono noti: il PDL si è visto messo nell’angolo da alcuni provvedimenti del governo (e da alcune improvvide dichiarazioni) e ha fatto detto chiaro e tondo che l’esperienza di governo di Mario Monti si era conclusa. Monti, con un atto di dignità davvero molto raro tra le nostra classe politica, ha fatto sapere che si dimetterà appena approvata la legge di stabilità e quindi si andrà, finalmente, alle elezioni.

le dimissioni di mario monti

Mario Monti sta per essere mandato a casa dal PDL

Un atto legittimo

La nostra è una repubblica parlamentare, quindi la decisione del partito di maggioranza relativa di staccare la spina al governo è legittima. Nessuno può imputare nulla al PDL che pensa, a torto o a ragione, di fare gli interessi del paese. Dopo tutto aveva ottenuto dagli italiani il mandato di governare il paese per 5 anni, dunque hanno tutta la legittimità per decidere la fine dell’esperienza Monti. Probabilmente se Passera fosse stato zitto il governo avrebbe guadagnato qualche settimana di vita, ma questo i tanti cantori della responsabilità a tutti i costi non lo dicono.

Italia vulnerabile

Ma qual è il problema di fondo? La paura di molti, condivisibile, è che ci siano forti turbolenze sui mercati finanziari. Anzi, già da ieri lo spread ha iniziato a impennarsi, arrivando a quota 330. E il fatto che lo spread aumenta significa che il costo dell’immenso debito pubblico italiano aumenta in maniera marcata. In pratica per ogni punto di spread in più lo Stato Italiano deve pagare milioni di euro di interessi sul debito in più. Quindi, detto in altre parole, sono milioni di euro che escono dalle tasche dei tartassati italiani. Noi dipendiamo dai giudizi dei mercati per un motivo molto semplice: il debito pubblico.

Se non ci fosse un debito pubblico così grande, in effetti, saremmo probabilmente in recessione lo stesso, ma sicuramente avremmo meno disoccupazione e meno preoccupazioni.

Il debito è una cessione di sovranità

Il fatto che dobbiamo pensare alla reazione dei mercati finanziari per decidere chi ci governa significa che abbiamo ceduto parte della nostra sovranità o, meglio ancora, che l’abbiamo persa. Perché, malgrado quello che dicono i complottisti in servizio permanente effettivo, non c’è nessuna entità esterna, stato o blocco economico, che in effetti ha il potere di determinare il nostro destino. E’ questo, forse, è ancora peggio.

Quando i politici italiani hanno accumulato un debito così ingente hanno distrutto non solo le possibilità di sviluppo economico, ma hanno anche sensibilimente ridotto la nostra possibilità di governarci. E questo è una gravissima responsabilità. Ma la stessa responsabilità ricade sui politici di oggi che non hanno il coraggio di tagliare privilegi e spesa parassitaria per arrivare finalmente a ridurre il debito pubblico.

Vincenzo Colonna

2 Responses to Un difficile equilibrio tra democrazia e mercati

  1. Fabio ha detto:

    I mercati fanno bene ad arrabbiarsi, comunque penso che il ritorno di Silvio Berlusconi cambi completamente le carte in tavola.

  2. Conte Zio ha detto:

    I mercati si sfoghino pure, il ritorno al governo di Berlusconi, magari ritemprato da un periodo di pausa e di riposo, non può che far bene al paese.

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