Una corsa contro il tempo per salvare la banca più antica del mondo

monte dei paschi di siena

Emersa dagli stress test di luglio come la peggiore banca europea, Monte dei Paschi di Siena sta affrontando il momento più critico della sua lunghissima storia: tuttavia, dopo mesi di incertezza, l’istituto di credito ha annunciato il suo piano di salvataggio. Si tratta di un progetto ampio, subito giudicato positivamente dagli analisti e che punta a risolvere in maniera definitiva il problema dei 9,2 miliardi di euro di sofferenze attraverso un importante aumento di capitale, per un valore di oltre 5 miliardi di euro.

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Ora che è presente una strategia di base, peraltro già in parte presentata a fine luglio in coincidenza con gli esiti degli stress test, occorre quindi metterla in pratica, impresa non facile per la banca più antica del mondo. Tanti infatti sono i temi che i dirigenti Mps dovranno affrontare nelle prossime, decisive riunioni del Cda: dall’andamento del titolo, attualmente ai minimi storici intorno ai 25 centesimi di euro, traspare tutta la cautela degli investitori in questo momento difficile, soprattutto circa il buon esito dell’imminente ricapitalizzazione.

Infiniti dettagli che si sommano in un progetto imponente, finalizzato al rilancio dell’istituto senese, ormai a lungo progettato e preparato. Un evento importante per il mercato, che osserva la spinosa vicenda con interesse ma anche con attendismo, conscio del fatto che essa si gioca anche buona parte il destino del settore bancario italiano.

La ricapitalizzazione è appunto il primo e più importante tema all’ordine del giorno per Mps: per convincere le grandi banche e i fondi di investimento a partecipare alla nuova ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro, che si aggiungono agli 8 miliardi già raccolti nello scorso biennio, serve proporre un nuova “storia” aziendale. Per questo motivo la banca, insieme alla società di consulenza McKinsey, ha progettato un nuovo piano industriale, che dovrebbe essere presentato al mercato entro la metà di settembre.

Poco tempo dunque, un solo mese per stilare un business plan ragionato ed efficace, che dovrà puntare a garantire una maggiore redditività atttraverso la focalizzazione sulla digitalizzazione e sul segmento alle Pmi. Altro aspetto importante è la riduzione dei costi, che Mps punta a ottenere tramite un alleggerimento della rete distributiva. Una missione non facile e un equilibrio per ora precario, specialmente considerando che, almeno per quanto riguarda i costi, l’attuale management guidato da Fabrizio Viola ha già fatto molto, riducendo i costi operativi da 3,4 a 2,6 miliardi nel giro di 4 anni.

Un’altra variabile inoltre deve essere considerata. Infatti l’aumento di capitale previsto per l’ultimo trimestre dell’anno è garantito principalmente dal consorzio composto da 8 banche capitanato da Mediobanca e Jp Morgan, garanzia però a sua volta condizionata alla cessione dei 9,2 miliardi di euro di sofferenze, un progetto a cui dovrà dare un contributo decisivo Atlante 2.

Dunque l’aumento di capitale destinato ad aumentare le coperture su sofferenze e inadempienze probabili per ora si regge solo su un accordo di fatto non vincolante, come d’altro canto è normale che sia in questa fase. La cartolarizzazione, su cui sta lavorando l’advisor Fonspa per conto del Fondo Atlante, è però un processo estremamente lungo, in quanto deve consentire il controllo dei portafogli per valutarne la qualità. Va detto tuttavia che il prestito da 6 miliardi di euro di Jp Morgan permetterebbe di far scattare immediatamente l’operazione, avviando il deconsolidamento delle sofferenze.

Rimangono comunque alcune pericolose incognite per l’istituto senese
, in primo luogo quella pendente circa le richieste di danni per 283 milioni di euro avanzate da numerosi azionisti e soci per presunte falsità presenti nei prospetti informativi degli aumenti di capitale realizzati a partire dal 2008. Resta dunque da capire quale potrà essere l’impatto delle cause in corso sui conti di Monte dei Paschi. Infine rimane il tema della governance: quello che era il primo azionista della banca, Fintech Advisory, lo scorso 4 agosto è sceso al 2,42% dal 4,5% del luglio 2014. In seguito a questa flessione il Tesoro si prepara ora a essere il primo azionista dell’istituto, detenendo già il 4,02%.

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Una corsa contro il tempo per salvare la banca più antica del mondo
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La più antica banca del mondo sull'orlo del fallimento: distrutta da corruzione, mala gestione e politica. Adesso si fa di tutto per salvarla ma la corsa contro il tempo potrebbe non essere sufficiente.
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