Un’alternativa facile alla patrimoniale

patrimonialeCi sono voci sinistre in questo momento, per l’Italia si aggira l’orribile spettro della patrimoniale. Uno spettro temibile, evocato con rito infernale dai soliti stregoni che vogliono fare pagare a chi ancora si ostina a lavorare per mantenere a galla questo paese il prezzo delle inefficienze, degli sprechi e dei parassitismi che ci attanangliano e che impediscono al Paese di prendere la strada della crescita e della prosperità economica.

Una tassa patrimoniale avrebbe effetti devastanti: non solo distrugerebbe la fiducia degli italiani che lavorano davvero (almeno quel poco di fiducia che resta) ma drenerebbe importanti risorse destinate agli investimenti. Perché è proprio nel momento più duro della crisi, quando si raggiunge il picco negativo, che si comincia a investire in previsione della ripresa.

Certo forse in Italia non avremo mai più la ripresa e saremo condannati a vivere nel declino e di questo passo sarà questo il nostro destino. Ma ci sono piccolissimi imprenditori, lavoratori autonomi e professionisti che ancora non si sono arresi e continuano a lavorare per dare un futuro ai propri figli e, indirettamente, a tutto il paese.

Ora colpire di nuovo queste persone con una tassa patrimoniale è demenziale. In questo momento è l’ultima cosa che si possa fare.

E’ vero, i bisogni finanziari dello Stato sono immensi e in crescita costante, se si pensa che sono cresciuti del 67% a partire dal 1997. E oltre a questi bisogni, il Paese ha bisogno di grandi investimenti strutturali per uscire dal declino. Ma i soldi non ci sono e non si può continuare a ragranellare qualche spicciolo tassando alcolici o sigarette elettroniche con provvedimenti di andreottiana memoria. Bisogna fare qualcosa di strutturale. Ed ecco allora che qualcuno si propone come Robin Hood all’amatriciana e propone la patrimoniale.

Ma la patrimoniale non risolve nulla, la patrimoniale affossa il Paese.

Ma allora come trovare le risorse per la crescita e gli investimenti? Il primo passo è tagliare la spesa pubblica improduttiva in maniera draconiana. La spesa corrente dovrebbe essere riportata al livello del 1997. Io c’ero e non mi ricordo assolutamente che fossimo nel terzo mondo, anzi. Più o meno il livello di inefficienza e in molti casi di inutilità della pubblica amministrazione era pari a quello di oggi. E allora perché i costi sono cresciuti così tanto?

Con i risparmi della spesa corrente bisognerebbe puntare a rilanciare gli investimenti infrastutturali e anche in quei settori come l’Ordine Pubblico o la scuola pubblica che sono stati fortemente e ingiustamente tagliati in questi anni.

Purtroppo in molti casi non si può più tornare indietro, la riforma Fornero andava fatta nel 1998 e questo ci avrebbe portato a non cadere in crisi. Ma si sa che gli interessi elettoralistici di parte in Italia vincono su tutto e allora pazienza. Detto per inciso, aver fatto la riforma Fornero nel 1998 ci avrebbe anche risparmiato il problema degli esodati perché probabilmente in anni in cui si vive una crisi economica dura è più difficile reinserirsi nel mercato del lavoro. E comunque con quella riforma fatta a tempo, ripeto, non saremmo andati in crisi.

Tornando al mondo reale (dopo tutto con i se non si fa la storia) una volta tagliata in modo deciso la spesa pubblica è possibile e legittimo cercare altre risorse per rilanciare la crescita e le infrastutture del Paese.

Ebbene, ci sarebbe un modo semplice per fare cassa e consentire al Paese di ripartire davvero: il condono tombale. Non è politicamente corretto dirlo, ma mettendo da parte ideologia e invida sociale, un condono avrebbe la possibilità di far rientrare nel circuito legale denaro che ne è uscito a causa di necessità, lo ha ammesso lo stesso viceministro Fassina che è un’estremista di sinistra.

Se un condono del genere venisse condotto con aliquote non punitive potrebbe comunque muovere somme enormi, nell’ordine di 300 miliardi o forse più che rientrebbero nel circuito legale. Ci sarebbe una ripresa degli investimenti produttivi, il settore immobiliare avrebbe respiro perché i soldi condonati finirebbero in molti casi in investimenti immobiliari. E se l’immobiliare tira, c’è lavoro per molti: muratori, ingegneri, architetti, geometri, maestranze varie.

E poi c’è il gettito: diciamo che un condono che ripulisse 300 miliardi di euro potrebbe ragionevolmente avere un gettito di 30 miliardi di euro, tenuto conto del fatto che sull’IVA è bene non fare sconti per non avere problemi con l’Unione Europea, quindi facendo una media ponderata tra l’IVA da far pagare al 20% e le altre imposte su cui fare sconti molto consistenti. Dunque 30 miliardi di euro che potrebbero andare a finanziare la crescita che comunque sarebbe messa in moto da questo mare di denaro che finalmente potrebbe riemergere.

Certo chi ha costruito la sua fortuna politica (e in qualche caso economica) sull’invidia sociale e sull’odio di classe (che poi le classi sociali sono un concetto ormai molto antiquato che andrebbe superato) non sarà d’accordo.

Ma pensando al bene del Paese, forse ci si potrebbe mettere una mano sulla coscienza e iniziare a fare qualcosa di buono per tutti. In fondo siamo tutti sulla stessa barca.

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