USA, tra quantitative easging e fiscal cliff

Quando leggo le notizie economiche che provengono dagli USA mi ritorna in mente un classico di Walt Disney, Fantasia, in cui uno sprovveduto apprendista stregone interpretato da Topolino combina un sacco di guai perché vuole sperimentare la magia che sta, ancora, apprendendo. Ebbene, negli USA sono quattro anni, ormai, che si va avanti a forza di esperimenti finanziari i cui effetti non si possono al momento prevedere con precisione, ma che probabilmente possiamo immaginare. Da una parte la Banca Centrale Americana che continua con una politica più che espansiva, con i tassi a zero e un crescendo di interventi non convenzionali. Dall’altra il Presidente Obama che non riesce a trovare un accordo con il Congresso per evitare il Fiscal Cliff.

La combinazione di questi due elementi potrebbe essere davvero disastrosa per gli USA e per il resto del mondo.

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Benny Bernanke sta giocando a fare l’apprendista stregone

Se torniamo con la mente al 2008, alla crisi dei mutui subprime che ha innescato tutto i successivi avvenimenti, possiamo riconoscere tutti gli elementi alla base delle crisi finanziarie speculative: avidità, stupidità, disonestà e convinzione da parte delle masse che “questa volta è diverso”. Sono gli stessi elementi che potremmo ritrovare nella Amsterdam impazzita per i tulipani nel XVII secolo, o nella New York del 1911 o 1929.

Probabilmente questo tipo di crisi sono inevitabili, insite nel sistema capitalistico e non possiamo nemmeno lamentarci troppo, visto che in tutti gli altri sistemi che l’Umanità ha sperimentato le crisi si traducono in morte per fame o malattie di grandi masse di persone.

Tuttavia quello che è successo negli ultimi quattro anni è davvero diverso nel senso che mai nella storia si era sperimentata una situazione simile. La Banca Centrale Americana ebbe un ruolo decisivo nel salvare il sistema all’epoca in cui la crisi dei mutui subprime era arrivata ai suoi massimi. Con il sistema finanziario sull’orlo del baratro, la decisione di portare i tassi a zero e di implementare una politica di quantitative easing, con riacquisto di titoli sul mercato secondario, era inevitabile.

Quello che sicuramente non era inevitabile era continuare con il quantitative easing anche quando la fase acuta della crisi era passata. Proprio ieri Bernanke, il governatore della FED, ha annunciato ulteriori aumenti nel volume dei riacquisti, arrivando quindi alla bellezza di 85 miliardi di dollari al mese.

Una cifra spaventosa, che potrebbe accendere un’onda di inflazione che poi sarebbe impossibile fermare: ecco perché mi sembra che in America stiano giocando agli apprendisti stregoni. La FED vorrebbe stimolare l’economia, ma ormai ha perso la leva monetaria, tipica delle banche centrali, perché ha già portato da tempo i tassi di interesse praticamente a zero. E allora è costretta a distribuire i soldi con gli elicotteri per usare una facile metafora.

Il difetto spaventoso di questo tipo di politiche è, però, che non sono reversibili. La situazione tipica, infatti, prevede che una Banca Centrale abbassi i tassi di interesse nel momento in cui l’economia è depressa e li alzi quando, con la ripresa dell’economia, l’inflazione torna a salire. Ma che cosa potrà fare la FED quando l’inflazione salirà? Niente, assolutamente niente. E il fatto che mai prima nella storia ci sia stato un quantitative easing così massiccio ci impedisce di prevederne gli effetti, anche se li possiamo immaginare.

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Il fiscal cliff rischia di precipitare l’economia USA in una nuova drammatica decisino e la politica non riesce a trovare un accordo

Ma se questo non basta, sull’economia USA e di conseguenza su quella del mondo intero, pende un’altra grana, quella del Fiscal Cliff, il precipizio fiscale. Una norma (di per sè non sbagliata) farà partire tagli automatici di spese e aumento dell’imposizione fiscale a partire dal gennario 2013 per compensare l’immenso deficit federale.

Una tale massiccia dose di provvedimenti potrebbe spegnere sul nascere qualunque tentativo di ripresa dell’economia americana e condannarla ad altri 2 anni di recessione dura. Il presidente Obama e il Congresso potrebbero cambiare la norma in modo da rendere i tagli più organici e meno pesanti, ma non ci riescono per ostinazione ideologica.

In questo momento di crisi la politica sta dando davvero il peggio di sè, in tutto il mondo. Troppo spesso l’ideologia e la necessità di accontentare i propri elettori portano a commettere errori i cui costi potrebbero pesare non solo su di noi, ma anche sulle prossime due o tre generazioni.

Vincenzo Colonna

2 Responses to USA, tra quantitative easging e fiscal cliff

  1. Conte Zio ha detto:

    Hai dipinto perfettamente la situazione, la cosa che infatti bisogna dire a chiare lettere è che Obama sta precipitando l’america in un precipizio (cliff) per sua ostinazione ideologica

  2. Flinstone ha detto:

    Si dimentica spesso che la FED ha nel suo statuto anche la difesa dell’occupazione, oltre che la stabilità della moneta. Questo è sbagliatissimo, secondo me, perché una banca centrale si dovrebbe occupare solo di moneta, lasciando alla politica il compito di sviluppare l’economia, ma è così e quindi in qualche modo si capisce perché la FED si comporta così.

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