Uscire dalla crisi: Letta e Hollande hanno la ricetta per la salvezza?

La conferenza stampa congiunta che si è tenuta al termine dell’incontro tra il presidente francese Hollande e il neo Presidente del Consiglio dei ministri Letta è molto significativa. Perché, ancora una volta, si addita il rigore come causa della crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo e soprattutto delle difficoltà concrete di milioni di persone. Sappiamo fin troppo bene che il rigore finanziario non è la causa della crisi, anzi. E’ stata proprio la mancanza del necessario rigore negli anni passati a determinare una drammatica crisi dei conti pubblici che poi a catena ha colpito le banche italiane perché hanno in pancia moltissimi titoli di stato oltre a crediti deteriorati verso aziende che non possono più pagare le rate e verso mutuatari che hanno fatto il passo più lungo della gamba acquistando immobili che non potevano (e non possono) permettersi di pagare a prezzi da bolla.

Il fatto che le banche non finanzino il sistema produttivo crea problemi alle aziende, crea una contrazione degli investimenti e dello sviluppo. Tra l’altro lo stato italiano, per il suo immenso debito pubblico, drena risorse che altrimenti potevano essere destinate al rilancio del sistema produttivo.

Insomma, non è proprio detto che il rigore abbia crato la crisi. Probabilmente il rigore può portare qualche voto in meno e per le classi politiche europee questo è il problema di fondo. Dopo tutto siamo governati da persone per cui una consultazione comunale è più importanti del futuro dei nostri figli.

Il piano Letta – Hollande è, nel migliore dei casi, un puro libro dei sogni. Perché ad esempio si basa sul presupposto di investimenti per 100 miliardi di euro per rilanciare il sistema produttivo europeo. Ma chi dovrebbe sborsare questi soldi? Penso che il contribuente italiano che legga queste frasi e queste cifre ha il riflesso condizionato di mettere la mano al portafoglio perché è ovvio che l’unico modo per reperire risorse è mettere le mani nelle tasche dei cittadini.

E’ condivisibile l’idea di far scendere i tassi di interesse: questo sì che potrebbe aiutare l’economia reale a crescere e potrebbe liberare risorse per finanziare lo sviluppo. Dopo tutto la stessa Francia, grazie ad un trattamento estremamente favorevole da parte della BCE, sta pagando dei tassi davvero bassi sul suo debito pubblico, con uno spread di poco più di 40 punti. Ed è solo grazie a questo che l’economia francese può ancora galleggiare, malgrado la cura Hollande abbia deteriorato pesantemente i fondamentali dell’economia.

Se anche in Italia avessimo uno spread di 40 punti potremmo, probabilmente, abolire IMU e IRAP senza danni per il bilancio. Dunque pagare interessi più bassi sul debito è senz’altro auspicabile. Ma come raggiungere questo obiettivo?

Dalle parole di Hollande traspare l’idea di qualcosa di poco pulito, un quantitave easing in salsa europea dagli effetti devastanti, soprattutto se si tiene conto che la Germania è sulla via per la piena occupazione e questo scatenerà tensioni inflazionistiche molto pesanti.

L’unico modo per far scendere i tassi sul debito è far sì che i mercati si fidino, innescando un meccanismo virtuoso per cui i risparmi che si riescono a fare sul servizio del debito vengono immediatamente restituiti all’economia reale mediante robusti tagli della pressione fiscale. In questo modo le aziende, i lavoratori autonomi, gli imprenditori avrebbero la possibilità di investire maggiormente sulle proprie attività, facendo ripartire l’economia. E quando l’economia riparte, tutti ne traggono beneficio. Ma questi sono discorsi che non fanno guadagnare voti, quindi probabilmente non li sentiremo fare ai nostri politci.

2 Responses to Uscire dalla crisi: Letta e Hollande hanno la ricetta per la salvezza?

  1. lorenzo ha detto:

    Uscire dalla crisi?

    1. Ridare respiro alle piccole e medie imprese: abbattere le tasse del 50 % i primi tre anni fisiologici per la ripartenza,sopsensione dei contribuiti inps per i primi tre anni.
    Contributi da parte dello Stato dell’ investimento iniziale, salvo approvazione di una commissione,obbligando l’impresa a produrre nel nostro paese, questo da diritto ad un marchio rivisto e non riproducibile del made in Italy. Abbassamento del costo della manodopera. Lo stato deve per tre anni sostenere i costi di un operaio/impiegato nei rapporti di prima assunzione. Obbligo dell’impresa rinvestire per tre anni il 50% dei profitti nell’impresa stessa alimentandone il rilancio.

    2 Difesa e protezione del nostro marchio Made in Italy.
    3 Dazi del 100% imposti alla cina nelle loro esportazioni. Es. Brasile.
    4 controlli periodici alle imprese che usufruiscono dei contributi
    5 destinazione dei locali pubblici per progetti rivolti all’occupazione e alla produzione del Made in Italy.

    Riparte l’economia dalle piccole imprese e parte di loro candidate a grandi imprese. Si deve far leva di quello che l’Italia ha sempre vantato quindi l abbigliamento,il cibo,le idee. Questo è sempre stato un paese di poeti e inventori ma anche di lavoratori. Solo in questa condizione potremo ridare occupazione e far ripartire un mercato piu forte di prima.
    Chi sbaglia paga! Abbassiamo le tasse e chi non le paga sconta la sua pena! Non si puo alzare la serranda e per metà giornata lavori per lo Stato, non si puo avere un socio occulto che non ti aiuta! Non si puo avere vove milioni di pensionati e baby pensionati e garantire tre milioni e mezzo di impiegati! Chi non lavora fuori!Chi da impiegato fa il doppio lavoro fuori!Cinesi fuori dal commercio italiano! Altrimenti si compreranno il nostro paese..

  2. enzo ha detto:

    ho scritto un bel commento e lo cancellate?

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