Uscire dall’euro e finire in default

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L’euro è troppo forte e l’industria italiana soffre. Molti si pongono in questi giorni la domanda se uscire dall’euro sia la “manna” che possa finalmente risollevare le sorti del paese.
Una risposta sicura a questa domanda non è possibile averla, ma forse si può intuire quale sia la più probabile: non è la soluzione di tutti i nostri mali.

Se l’Italia dovesse uscire dall’euro sarebbero diverse le conseguenze negative a catena che si verificherebbero, in misura senza dubbio maggiore rispetto ai tanti auspicati benefici, promessi e largamente previsti da più parti.

In primo luogo sarebbe colpita l’inflazione, che crescerebbe a dismisura, a cui farebbe seguito un maggior costo delle materie prime ed un aumento dei tassi d’interesse. Questi sono soltanto i primi effetti che si verificherebbero nel paese, a cui andrebbero ad aggiungersi, molto probabilmente, il default dello Stato, degli istituti bancarie e delle grandi imprese, a seguito dei prestiti obbligazionari emessi sui mercati internazionali.
Pur non avendo alcuna prova certa, in quanto in passato nessun paese è mai uscito dall’Euro, questi sarebbero probabilmente gli effetti provocati da una nostro uscita dalla moneta unica.

Basti pensare che quando l’Italia ha scelto l’euro come moneta, tutti i debiti in lire sono stati cambiati in euro senza alcun problema. All’epoca la lira è stata eliminata ed il suo posto è stato preso dalla nuova valuta. La situazione inversa potrebbe non essere però altrettanto semplice. Infatti anche se noi tornassimo alla lira, l’euro continuerebbe ad esistere negli altri paesi, e per tale motivo tutti i prestiti obbligazioni sarebbero costretti a rimanere in euro.

Ecco quindi che tutti quei soggetti che hanno emesso prestiti obbligazionari sui mercati internazionali sarebbero in grosse difficoltà, in quanto il rimborso sarebbe esclusivamente in euro.

La nuova lira italiana subirebbe una forte svalutazione. Questo è un fatto statisticamente ricostruibile guardando al passato. Tutti i Paesi che nella storia hanno scelto autonomamente di uscire fuori da una unione monetaria, hanno registrato svalutazioni superiori al 45 per cento.
Da questi discorsi è facile intuire che il fatturato delle imprese e delle banche sarebbe trasformato in lire, una moneta che è destinata a svalutarsi, mentre i debiti continuerebbero a rimanere in euro, quindi una valuta sempre molto forte.

Il debito in obbligazioni di tutti questi soggetti diventerebbero insostenibile e l’unico risultato che è possibile intravedere è il default.
Stessa situazione si verificherebbe per titoli di Stato. BTP, BOT e CCT, anche se soggetti alla legge italiana, non potrebbero essere trasformati in lire. Almeno questo è quanto ritenuto da una parte dei giuristi.

Se invece di uscita unilaterale dell’Italia dall’euro, con le conseguenze viste in precedenza, sarebbe completamente cancellata l’unione monetaria, allora tutti i bond potrebbero essere trasformati nelle rispettive valute, e l’esito finale, forse, potrebbe essere più propizio. Oggi, comunque, fare delle previsioni al riguardo è difficile, ma in ogni caso, il rischio di default, in entrambi i casi, rimane davvero molto elevato.

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