Vertice Doha: sfuma l’accordo. Giù il prezzo del petrolio

vertice Doha

Non c’è stato nessun colpo di scena al vertice di Doha che aveva come obiettivo primario quello di arrivare ad un accordo tra i principali paesi produttori di petrolio per congelarne la produzione e farne risalire il prezzo.
Nonostante le dieci ore di negoziati aggiuntivi che i Paesi membri si sono dati per strappare un qualche risultato apprezzabile, non si è arrivati nemmeno al risultato minimo per nonni giare il vertice un vero e proprio fallimento: evitare gli aumenti di produzione in atto da parte di alcuni paesi. Il bilancio del vertice non può che dirsi disastroso, avendo certificato la situazione d’impasse in cui si trova l’Intero settore petrolifero.

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In realtà la bozza di accordo su cui si è lavorato per lunghe ed estenuanti ore prevedeva un blocco della produzione ai livelli di gennaio e fino ad ottobre; considerata l’indisponibilità dell’Iran a qualsiasi accordo, fino a quando non avrà recuperato le quote di mercato e i livelli di produzione pre-sanzioni, chiunque era certo dell’inefficacia di un possibile accordo.
Proprio su questa indisponibilità l’Arabia Saudita ha potuto giocare, facendo fallire l’accordo con la richiesta che tutti i paesi produttori s’impegna spero nel taglio della produzione, Iran compreso, ma Teheran non ha fatto mai mistero delle sue intenzioni e ha comunicato che, al contrario, intensificherà la produzione fino a portarla a 4milioni di barili al giorno. I sauditi sembrano voler forzare la mano della loro strategia dei prezzi bassi, confidando nella loro maggiore capacità di sopperire ai mancati introiti derivati dalle basse quotazioni dell’oro nero, incassando il risultato delle difficoltà degli altri Paesi produttori e limitando i guadagni del rivale iraniano che venderà la sua produzione a prezzi molto bassi.

Come anticipato, il vertice non ha prodotto alcun risultato e gli effetti sulle quotazioni del petrolio sono state quelle che si attendevano, con gli speculatori che si erano già preparati ad approfittare del verosimile calo dei prezzi.
Il greggio Wti arriva a perdere il 7%, ma poi recupera in parte, arrivando a trattare sulla soglia di 39 dollari al barile. Andamento analogo per il Brent, che scende per poi risalire in area 42 dollari. Le Borse europee aprono in netto ribasso, poi recuperano: a Milano, Piazza Affari limita il passivo allo 0,3%. I titoli del settore petrolifero, come Eni e Saipem, sono quelli maggiormente penalizzati dal mercato.

Nella valutazione delle conseguenze di questa situazione di stallo
, c’è da considerare che i ribassi del prezzo del petrolio sono stati mitigati dallo sciopero dei lavoratori del settore dell’industria petrolifera in Kuwait (che conferma che la strategia saudita sta dando i frutti sperati, nda) che ha fatto calare la produzione del Paese di 1,9milioni di barili al giorno, facendo scomparire temporaneamente l’eccesso di offerta di petrolio. Questi “effetti collaterali” si aggiungono alla crisi del settore shale oil che sta colpendo soprattutto gli USA.

One Response to Vertice Doha: sfuma l’accordo. Giù il prezzo del petrolio

  1. Gino ha detto:

    Beh che si aspettavano, che lo stato canaglia dell’Iran scendesse a patti? Il futuro è il solare

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