Vittime del Salva Banche: che fare?

Sono decine di migliaia le vittime del decreto salva banche: persone truffate dal personale di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti che hanno perso i risparmi di una vita. Il meccanismo della truffa è stato fin troppo semplice: gli impiegati di queste banche hanno fatto sottoscrivere ai loro clienti delle obbligazioni subordinate con un rendimento più elevato ma che sono per loro natura più rischiosa.

Forti del rapporto personale che spesso si instaura con i cliente in questo tipo di banca
, hanno convinto anziani, padri di famiglia e vedove a sottoscrivere titoli rischiosissimi sapendo benissimo, nella maggior parte dei casi, che i titoli stessi non sarebbero stati mai e poi mai restituiti. Insomma, una truffa vera e propria, una sorta di Harvad Signals all’amatriciana.

I risparmiatori che hanno perso tutto adesso si stanno organizzando: si sono riuniti nel collettivo vittime del Salva banche e hanno cominciato la prima azione concreta, ritirare tutti i soldi ancora depositata sui conti correnti delle banche salvate. L’azione potrà avere un valore poco più che simbolico: visto che ormai i bilanci sono stati ripuliti (hanno pagato loro per ripulirli) in caso di mancanza di liquidità la BCE interverrà con gli strumenti ordinari e ri-salverà le banche senza particolari problemi, perché al massimo l’azione potrà creare una crisi di liquidità e non l’insolvenza.

In ogni caso fanno bene le vittime della truffa a trasferire i propri denari: gli impiegati della banca che gli avevano truffati sono rimasti al loro posto, nessuno è stato chiamato a rispondere dei suoi crimini. Come continuare a fidarsi di queste banche?

Molti accusano solo la dirigenza (di solito contigua al PD) di aver causato il disastro delle banche. Ed è vero. Ma troppi dimenticano che la dirigenza, senza la collaborazione fattiva e lautamente ripagata a botta di commissioni succulente degli impiegati di sportello, non avrebbe potuto ottenere alcunr risultato.

Questi dipendenti sono riusciti a far firmare ai loro sventurati clienti obbligazioni in cui era scritto chiaramente che:

La sottoscrizione comporta per l’investitore il rischio che, in caso di liquidazione o di sottoposizione a procedure concorsuali dell’emittente, la massa fallimentare riesca a soddisfare soltanto i crediti che debbono essere soddisfatti con precedenza rispetto alle obbligazioni subordinate e che pertanto lo stesso possa conseguire a scadenza perdite in conto capitale di entità più elevata rispetto ai titoli di debito non subordinati

Questo è un esempio tratto da un bond subordinato di Banca dell’Etruria (la banca della Boschi, per intenderci). Come hanno fatto ignari pensionati, operari e impiegati a sottoscrivere un investimento che pare destinato al Lupo di Wall Street per il livello di rischio? Semplice, perché gli impiegati della banca sono stati molto solleciti nel proporlo, facendo leva su rapporti personali costruiti nel tempo.

Non è un caso che in questi ultimi giorni sono stati segnalati enormi transumanze di impiegati delle banche coinvolte nei crack,
con trasferimenti incrociati. Insomma, questi impiegati si godono il bottino (le commissioni accumulate vendendo queste obbligazioni truffe, commissioni che nessuno toglierà loro e che magari contribuiranno a calcolare la loro pensione) lontani dalla filiale in cui hanno commesso il fattaccio. Ovviamente lontani pochi chilometri, perché comunque vogliono continuare a fare una vita comoda, protetti e riveriti dal sindacato.

Chi deve pagare per la truffa?

I risparmiatori truffati pretendono a gran voce che sia lo Stato a risarcire le loro perdite. Ma è giusto? Significherebbe semplicemente spostare la truffa: dagli ingenui sottoscrittori di queste obbligazioni ad altissimo rischio ai poveri pagatori di tasse italiani. E’ giusto? No. Qualcuno dice che trattandosi di investimenti ad altissimo rischio è giusto che chi ha incassato profitti più elevati negli anni adesso ne paghi le conseguenze. Ma nemmeno questo è totalmente corretto: in fondo si tratta di una truffa bella e buona, queste persone non stavano giocando al Lupo di Wall Street, stavano semplicemente cercando di proteggere i risparmi di una vita e lo facevano fidandosi di persone che credevano amiche.

La vecchietta non sapeva nemmeno cosa fossero le obbligazioni subordinate (adesso purtroppo lo ha imparato a sue spese) ma si fidava ciecamente del giovane educato e ben vestito che le parlava con educazione e la rassicurava sul fatto che era tutto garantito. Magari aggiungendoci anche i saluti del babbo, impiegato di banca in pensione che la conosceva bene (perché in queste banche il medioevo non è mai finito, i posti di lavoro si ereditano).

I risparmiatori truffati hanno diritto a essere risarciti da chi li ha truffati, i dipendenti delle banche che hanno piazzato questi titoli. Per capire di cosa stiamo parlando, ripubblichiamo un commento di un dipendente CariFerrara:

Se gli ordini provengono da chi ti paga lo stipendio, mi dispiace ma sì, tendenzialmente bisogna obbedire. O siete tutti così fortunati da non dover sottostare alle direttive di alcuno sopra di voi? … E non dite che potevano cambiare lavoro perchè sappiamo bene quanto sia difficile in questa fottuta provincia. Qui parliamo di gente con delle famiglie.

Insomma, non solo questo dipendente di CariFerrara non chiede scusa per la gente che ha truffato, ma si giustifica dicendo che è stato costretto a farlo. E’ stato anche costretto ad accettare le laute commissioni che incassava per ogni risparmiatore truffato?

Toccherebbe alla magistratura esaminare caso per caso le varie sottoscrizioni e quindi condannare gli impiegati che hanno truffato. Il risarcimento potrebbe essere creato a partire dal TFR di questi impiegati, oltre che ovvimaente dai loro beni personali. Purtroppo siamo in Italia, gli impiegati sono visti come vittime del sistema capitalistico cattivo. E una tessera della CGIL e una del PD sono la migliore protezione da ogni richiesta di risarcimento.

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