Weidmann: “Condividere i rischi non è un incentivo a rispettare le regole di bilancio. Padoan è troppo ottimista”

La storia recente, e non solo quella tedesca, ci insegna quanto sia anomala l’idea, che sia possibile mantenere in modo duraturo un’unione economica e monetaria senza un’unione politica”. Cita Helmut Kohl Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, parlando all’ambasciata tedesca a Roma per esprimere il legame inscindibile che deve esserci, a parer suo, tra azioni e responsabilità.
Su questo preciso punto Weidmann non nasconde le forti divergenze di vedute con il Ministro dell’economia italiano: “Pier Carlo Padoan ed io siamo di opinione diversa. Egli ritiene che la condivisione dei rischi e delle responsabilità rappresentino forti incentivi a rispettare le regole e a prevenire comportamenti opportunistici, ma io non sarei tanto ottimista”.

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Per Weidmann esistono solo due possibilità: “gli Stati trasferiscono sia il potere decisionale sia la responsabilità per le questioni di bilancio a livello europeo, oppure gli Stati continuano ad avere la sovranità sul bilancio, sopportando però anche le responsabilità per le conseguenze”. Proprio nel tema di cessione di sovranità Weidmann sottolinea l’esistenza di forti resistenze da parte dei singoli Stati, Italia compresa. “Matteo Renzi ha dichiarato che la politica fiscale italiana viene fatta in Italia e che l’Italia non permette che essa venga dettata dai burocrati di Bruxelles. In un’unione fiscale questo cambierebbe. Uno Stato membro dovrà adempiere alle richieste di una autorità fiscale europea”. Per arrivare a ciò, però, sono necessarie modifiche ai Trattati e i referendum nei singoli Stati “sia per un ministero delle finanze comune per l’area dell’euro dotato del proprio budget sia per un sistema che permetta interventi regolamentati nei bilanci nazionali”. E “a mio avviso si tratta di ostacoli enormi. Al momento non vedo la volontà di superare questi limiti, né in Italia, né in Germania, né in altri Paesi”.

Sul rispetto dei Trattati Weidmann fa notare
come “a Commissione tende continuamente a scendere a compromessi a danno del rispetto del bilancio” visto che “si trova in una situazione di conflittualità degli obiettivi: da un lato deve agire come garante dei Trattati e controllare l’applicazione delle regole, dall’altro è una istituzione politica chiamata a mediare tra gli interessi più diversi”. Il Presidente della banca centrale tedesca sottolinea come “da quando esiste l’Unione monetaria le regole del patto di stabilità e crescita sono state violate da parte di alcuni Stati – tra i quali anche l’Italia – più spesso di quanto siano state oggetto di ossequio”. Ma “anche la Germania – ha ammesso – nel biennio 2003/2004 ha contribuito a indebolire la forza vincolante delle regole”.

Weidmann non riserva, però, solo critiche all’Italia. Associandosi a Draghi nell’osservare come la sola politica monetaria non basti a risolvere i problemi dell’eurozona – che sono di natura strutturale e non congiunturale -, il banchiere tedesco elogia l’operato dell’Italia in fatto di riforme. “(…) Per questo motivo sono importanti le riforme come il Jobs Act che abbattono le barriere alle assunzioni. Così come con il nuovo fondo di risoluzione (Atlante) creato per assorbire i crediti in sofferenza, l’Italia ha intrapreso la giusta strada”.

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